AIRESIS

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…”un collettivo composto da un bassista, un batterista, un cantante e due chitarristi”, conosciuto con il nome di AIRESIS… 

 

Ciao ragazzi, prima di iniziare con qualche domanda presentateci brevemente quello che avete definito “un collettivo composto da un bassista, un batterista, un cantante e due chitarristi”, conosciuto con il nome di AIRESIS.

 

Questa definizione nasce dall’esigenza di mantenere in primo piano il progetto rispetto ai singoli, la sostanza rispetto alla forma. Oltre a questo ci piace dare una dimensione concreta alle cose che facciamo, come il collettivo di scrittori Wu Ming preferiamo non definirci artisti ma artigiani. Ci sentiamo dei lavoratori in ambito musicale: come il falegname usa la sega per fare una sedia, noi utilizziamo la chitarra, la batteria, il basso e la voce per fare una canzone. Ingegneri dell’anima dicevano i sovietici, ecco un po’ la stessa cosa.

 

 

Partiamo allora. Cosa significa per voi avere una band punk-hc nel 2007?

 

Il genere, così come la musica, sono il mezzo che abbiamo scelto per dare voce alle nostre idee. Se avessimo ascoltato pop, musica classica o country probabilmente ci saremmo espressi in altri modi, ma è capitato che, per anni,  la maggior parte dei CD che giravano nei nostri stereo fossero targati California.

Sicuramente l’eredità che ci piace raccogliere dal punk-hc è la possibilità di potersi esprimere senza compromessi di alcun tipo: soprattutto economici, musicali e verbali.

Se poi ci aggiungi che siamo delle pippe a suonare, facendo tanto rumore si nota meno…

 

 

 Il vostro album “Spettri” è sicuramente un disco interessante per le idee e i contenuti che esso contiene. Spiegateci come è nato

 

Come per tutto ciò che non nasce a tavolino, è difficile dare una risposta precisa a questa domanda. Ci si mette lì in cinque e dopo un anno e mezzo in sala prove vedi quello che è successo. Ogni pezzo viene fuori dal lavoro e dalle idee di tutti i componenti ed abbiamo voluto inserire in Spetti ogni cosa venuta fuori, senza tagliare nemmeno le cose che anche noi consideriamo imperfette. Diciamo che abbiamo voluto racchiudere in 45 minuti più di un anno di lavoro.

 

 

In una delle vostre canzoni citate i Propagandhi. Li ritenete una band importante per la vostra crescita di musicisti e persone?

 

I Propagandhi sono un gruppo di grande esperienza, profonda ricerca musicale e che non ha paura di dire quello che pensa. Quest’ ultima cosa può bastare per essere citati, anche se non crediamo sia l’obiettivo di nessuno!

Detto ciò i Propagandhi da più di 10 anni riescono a lasciare sempre tutti a bocca aperta ad ogni uscita discografica ed ogni concerto.

 

 

Come loro, anche i vostri testi hanno forti contenuti politici. Riuscite ed essere attivi  politicamente in prima persona?

 

Si, ma ognuno attraverso percorsi propri.

Nessuno di noi è iscritto a partiti politici o associazioni di alcun tipo, preferiamo vivere la politica dal basso, nella strada. Abbiamo collaborato e continuiamo a collaborare con molti dei centri sociali romani soprattutto per quello che riguarda l’antifascismo, un argomento che ci sta molto a cuore. Potremmo anche dire che Airesis stesso è un’attività politica non convenzionale.

Tutti noi poi partecipiamo ad un nuovo progetto, che si chiama Roma Calling: una serie di gruppi romani, che vanno dal folk all’hardcore, si sono uniti per portare avanti principi come l’autoproduzione, l’antifascismo, l’abolizione della proprietà intellettuale. In poche parole recuperare la capacità critica di cui la musica si fa tramite.

 

 

Cosa pensate della situazione politica in Italia?

 

Mah, la politica istituzionale non ci ha mai appassionato, è sempre il solito teatrino, lo stesso gioco delle parti. Cambiano i governi ma in miniera scendono sempre gli stessi, con gli stessi stipendi da fame e a volte neanche ritornano su.  

Provenite da Roma. Cosa pensate sinceramente della situazione delle “baraccopoli” sviluppatesi nella vostra città e dei così detti “invisibili”? Purtroppo recentemente sono successi fatti che hanno portato in prima pagina questa situazione troppo sottovaluta.

 

Sia Prodi che Amato in questi giorni si sono affrettati a smentire qualsiasi tipo di espulsione indiscriminata ma nel frattempo si continua ad espellere, a distruggere baraccopoli senza offrire soluzioni abitative alternative. I sindaci sono tutti indaffarati nel tentativo di salvarsi la faccia di fronte agli elettori e dare l’illusione di essere bravi sceriffi. Primi fra tutti Cofferati e Veltroni. Le loro dichiarazioni oscillano continuamente fra la necessità di garantire accoglienza e la volontà di ripulire i marciapiedi  dalla “feccia della società”.

Oggi se la prendono con i rumeni, ieri era con gli albanesi e ieri l’altro con i marocchini.

 

 

 Parlateci un po’ della scena romana. Ci sono gruppi punk/hc molti validi, come To Kill, Strenght Approach, Jet Market, ecc. Vista da fuori sembra una scena molto compatta. E’ così  realmente?

 

Assolutamente no.

La scena romana è a compartimenti stagni. Esclusi pochissimi eroici individui, alcuni guarda caso proprio dei  gruppi che hai citato, tutti coltivano il loro piccolo giardinetto senza mettere il naso fuori di casa.

Gli atteggiamenti da rockstar non mancano. E’ una scena quasi esclusivamente auto referenziale e questo è grave e fa male al punk hardcore. La riprova sta nel fatto che, nonostante a Roma ci siano parecchi concerti e spesso con parecchia gente, solo pochissimi gruppi suonano in giro per Italia ed Europa. A tutti piace far vedere agli amici quanto sei figo sul palco, ma pochi alzano il telefono, rimediano un furgone, fanno 500 km, suonano davanti a 30 persone nel posto più improbabile del mondo per 100€ ed una cena. Non che questo sia l’obiettivo ultimo della musica ma la dice lunga su come a Roma suonare in un gruppo è più una moda che suonare per suonare.

Comunque se vuoi farti un’idea fatti un giro su myspace, tanto ormai la scena si è trasferita nella realtà virtuale.

 

Avete suonato poco tempo fa con gli Strike Anywhere. Cosa avete provato a condividere il palco con una band di questo livello? Avete avuto modo di approfondire anche a livello personale l’incontro con loro?

 

E’ stato uno dei concerti che ricordiamo con più piacere. E’ sempre bello condividere il palco con un gruppo che ascolti da tanto o semplicemente che stimi, la situazione ti dà molti stimoli per dare il meglio di te nonché la possibilità di confrontarti anche a livello umano con qualcuno che conoscevi solo attraverso le tue casse.

 

 

Una band con cui vi piacerebbe condividere uno split. Perché?

 

Condividere uno split non saprei, di sicuro uno dei gruppi che sentiamo più vicini per quello che fanno, per come lo fanno, e per le persone che ci stanno dietro sono i Minnie’s.  Come gruppo e come persone li abbiamo conosciuti quasi per caso, ma adesso il loro logo è sul nostro disco visto che hanno partecipato alla produzione dello stesso così come i ragazzi della Not My Records di Torino e anche per questi ultimi la stima e l’amicizia non manca.

 In un momento in cui il mercato discografico è in profonda crisi, è questo quello che si dovrebbe cercare: la collaborazione tra gruppi ed il sostegno reciproco. Non l’improbabile manager o etichetta che ti propone chissà che.

 

 

Gli ultimi 5 dischi che avete comprato.

 

High Five Drive  – From The Ground Up (un gruppo canadese con cui abbiamo suonato a Verona)

Tre Allegri ragazzi Morti – Il Sogno Del Gorilla Bianco

Giorgio Gaber – Il teatro canzone

Ardecore – Ardecore

Slayer – Christ Illusion

 

 

Grazie per la disponibilità ragazzi. Ultime righe a vostra completa disposizione.

 

Visto che vi sarete fatti due palle come due mongolfiere fate un salto sul nostro sito (www.airesis.org) che potete sentirvi tutto il cd in streaming senza cacciare una lira, come è giusto che sia, oppure scaricatelo per intero dawww.punk4free.org .

Per insulti, chiarimenti e quant’altro abbandonate la realtà virtuale, dove si sta spostando tutta la scena punk-hc, e venite ai concerti!


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