ANTI-FLAG: The people or the gun

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ANTI-FLAG: The people or the gun

Primo album post-Bush per quella che probabilmente è la più prolifica band (in ambito punk-rock) degli ultimi anni, gli ANTI-FLAG.
Album che segna il ritorno della band di Pittsburgh sotto una etichetta indipendente, la SIDEONEDUMMY, dopo due dischi pubblicati per la major RCA.

Li avevamo lasciati con un incerto “The Bright lights of America” poco più di un anno fa e li ritroviamo con un buon “The people or the gun”, un lavoro autoprodotto dalla band nel proprio studio e in grado di riassumerne a pieno la carriera e l’evoluzione.

L’open track “Sodom, Gomorrah, Washington D.C.” è esattamente quello che ci si aspetta dagli ANTI-FLAG, una vampata di energia allo stato puro, una bomba lanciata nel pieno della notte, un pensiero costante che soffoca la mente.Nei restanti 28 minuti (“The people or the gun” è uno dei dischi più veloci da loro mai prodotti, 31 minuti in totale) si alternano canzoni taglienti e old-school come “You Are Fired (Take This Job, Ah, Fuck It.)” e “No War Without Warriors (How Do You Sleep?)”, che rimandano sicuramente alle prime raspanti produzioni, ad altre più melodiche come “The economy is suffering…let it die” e “This is the first time”, il solito (e ottimo) combo di cori e ritornelli senza fine.
Una produzione ineccepibile dove i pulsanti giri di basso di Chris #2 e gli assoli di chitarra del timido Chris riempiono egregiamente lo spazio lasciato vacante dall’inconfondibile voce del frontman Justin Sane.

Quello che sicuramente non è mai cambiato nel corso degli anni (major o non major) è l’approccio della band, così anche per questo nuovo capitolo gli ANTI-FLAG non possono che soffermarsi con la solita dettagliata attenzione sugli aspetti sociali e politici che più di tutti hanno sconvolto il mondo negli ultimi anni, dalla caduta di Wall Street alla politica imperialista degli USA per mano dei loro servizi segreti.
Il brano finale “the Old Guard” echeggia come il saluto finale al nemico tanto odiato (“All of the hatred they bred, all the division they spread, we always knew they lived on lies, so not it’s time to say goodbye…”), un’apertura luminosa nel cielo cupo dei giorni passati.
Chi anche per un solo istante si è avvicinato a questa band non potrà rimanerne deluso, per chi invece non ha mai osato farlo è arrivato il momento di cedere alla tentazione, o ora o mai più.
Scegliete da che parte stare, “The people or the gun”…

Voto: 7/10


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