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Postato il 06 ottobre @ 16:04:51 CEST lunedì

BANDA BASSOTTI

a cura di Davide Tamburlini

Dopo anni di inattività, la Banda Bassotti ha deciso di recuperare il tempo perduto e di sfornare, a poco meno di un anno di distanza da “L’altra faccia dell’Impero”, un nuovo album questa volta fatto di cover delle principali canzoni di lotta popolare internazionale. Ne abbiamo parlato direttamente con loro e come sempre la simpatia, la coerenza e la saggezza popolare “de Roma” la hanno fatta da padrone...PAROLA ALLA BANDA BASSOTTI.

Per iniziare mi sembra il caso di chiedervi di smentire, o confermare nel caso fosse vera, la voce che vedrebbe “Asi Es Mi Vida” esser prodotto da una non ben specificata major.

David: Hai fatto bene a chiedercelo e quindi precisiamo subito e mettiamo i puntini sulle i. Spesso succede che le notizie diventano voci, si trasformano e cambiano, assumendo a volte tratti quasi grotteschi e paradossali, nel senso che noi siamo sempre stati indipendenti e penso pure che ci rimarremo ancora molto a lungo. La produzione è come sempre “Gridalo Forte Records”, etichetta nata e cresciuta con la Banda Bassotti e solo, e ci tengo a sottolineare il solo, la distribuzione viene fatta da Estralabel che è una branca della Virgin.

Cosa vi ha spinto a cambiare distribuzione?

David: La realtà indipendente italiana e molto varia e frammentata ed è difficile raggiungere ogni angolo dello stivale. La gente spesso veniva ai nostri concerti ma non aveva avuto la possibilità di sentire il nostro album prima e sai quanto sia importante e bello ai concerti la partecipazione corale ed emotiva del pubblico. Con questo cambio di distribuzione non abbiamo voluto far altro che ovviare a questo annoso problema e rassicuro i nostri fan che la Banda Bassotti continuerà a essere quello che voi vedete, ne più ne meno e avrà sempre il potere decisionale su se stessa.

Vorrei chiudere questa parentesi per passare a parlare di cose che a me e ai lettori di Punkadeka.it interessano di più, la musica. “Asi Es Mi Vida” è il titolo del vostro nuovo album che è un album di cover di canzoni popolari di lotta internazionale interpretate dalla Banda Bassotti e diciamo dai “suoi amici”. Quale è stato il criterio di scelta della canzoni?

Sigaro: Ti rispondo direttamente: abbiamo scelto quelle belle. Belle nel senso di parole, belle nel senso di ritmo, belle nel senso di quello che rappresentano, belle perchè fanno parte di tutti coloro che riescono a guardare con i propri occhi che qualcosa non và.

David: All’interno del cd abbiamo voluto cercato di dare una breve spiegazione delle scelte delle canzoni ma non penso ci siamo propriamente riusciti perchè personalmente non penso che siamo stati noi a scegliere le canzoni ma sono state le canzoni ad aver scelto noi!! Per il 70% sono canzoni che noi sentiamo da sempre come “Cuba si Yanqui no”, “Guantanamera” tanto per citarne alcune. Poi c’è stata anche un’opera di ricerca per la canzone in Yiddish o per quella popolare irlandese.

Solitamente è difficile fare delle belle cover perchè o si scade nel già detto oppure in un totale stravolgimento della canzone che perde così ogni contatto con l’originale. Devo dire che voi non siete incappati in questi pericoli  ma siete riusciti a re-interpretarle personalmente, come avete operato dal punto di vista artistico/musicale?

Sigaro: Abbiamo fatto un lavoro su tre rami perchè sono state arraggiate un pò da me, un pò da Sandokan e un pò da Scopa per cui è uscito fuori un lavoro molto variegato. Ti posso dire che le canzoni arrangiate da me sono quelle musicalmente più semplici e più vicine all’originale. Alla base  di tutto c’è il fatto che non volevamo perdere contatto con la versione originale e volevamo riproporle secondo concetti di musicabilità e ballabilità.

Continuare ad andare avanti in un processo artistico progressivo mantenendo però forte il legame con il vostro caratteristico sound per intenderci, o sbaglio?

Sigaro: Non è proprio cosi perchè in questo album non troverai lo “stile Banda Bassotti” vero e proprio ma di sicuro in queste canzoni troverai tutto il nostro cuore di lotta.

David: Questo sarà un disco tendenzialmente a sè tra tutti quelli che ha fatto la Banda. “L’altra faccia dell’impero” e “Asi Es Mi Vida” sono due album molto differenti, nell’ultimo album forse ha prevalso il principio di reinterpretare le canzoni degli altri senza rovinarle (ride). Io non lo considero un vero e proprio nuovo disco della Banda, lo considero un capitolo a se stante. Questo album rientra nel discorso, sembra ormai cosi strano e assurdo nella nostra Italia, della memoria che molti sembrano quasi non avere.

Sigaro: Queste sono canzoni di lotta di gente che sentiamo per ideali e coraggio vicine al nostro modo di vedere e per noi è stato un onore poter riproporle e spero che i ragazzi o le persone adulte che lo sentiranno capiranno cosa ci ha spinto a farle.

Come definireste allora questo album?

Sigaro: Sinceramente io non sono bravo a fare queste cose e quando ci provo ottengo sempre scarsi risultati. Vorrei scomodare allora uno dei più grandi critici musicali che io conosca, è delle mie parti anche se forse poi non è cosi famoso in giro, “er caciotta” che per definire l’album ha detto “Sigaro pè me queste so tutte Bella ciao”.

Per molti ragazzi l’anno scorso è stato il primo vero e proprio incontro con la Banda Bassotti, visto che avete avuto diversi anni di inattività;  l’impatto che avete avuto su di loro è stato più che buono, possiamo dire che è indirizzato a loro quindi?

Sigaro: In un certo senso si, oggi giorno il vuoto di memoria, senza far retorica politica, vi è sia a destra sia a sinistra, oppure ci si ricorda di certe cose solo in particolari momenti ed è una cosa un pò preoccupante. La Banda Bassotti non ha proprio un target di età su cui fà presa,  ha più che altro un target ideologico se vogliamo dirla cosi. La Banda Bassotti fà presa su un certo tipo di gente che ha certe idee, le quali certamente non abbiamo mai nascosto. Prima poi vi erano due schieramenti ai nostri concerti: i giovani e chiamiamoli cosi “i vecchi” ora invece il pubblico è molto eterogeneo.

Come è stato collaborare con cosi tanti artisti  e quale apporto hanno dato all’album?

David:  La cosa che più ci ha colpito è il fatto che loro sono dei professionisti, arrivano fanno il loro lavoro e ti lasciano a bocca aperta, forse ecco la vera grande differenza tra la Banda e loro. Noi non li vediamo come parti esterne all’album perchè tutti quelli che hanno suonato con noi sono degli amici che gentilmente appreso dell’intenzioni della Banda hanno dato subito la loro disponibilità per esserci e noi li ringraziamo e ne siamo fieri di queste attestazioni di stima e di affetto.

Sigaro: “Quelli sò forti, nun ce stà niente da fà!!” Stavamo li a guardarli con la bocca aperta perchè davvero loro sono fior fiori di professionisti non posso dire altro. Quella dei Chumbawamba ha una voce spettacolare, quello irlandese “spacca” come pochi credimi e pure io una certa esperienza ce la ho.

Che emozione vi dà ancora cantare una canzone come “Bella Ciao” a tanti anni dalla vostra prima esibizione e soprattutto in questo periodo di grave crisi politica?

Sigaro: Che dire, è ancora una emozione grandissima sicuramente. “Bella Ciao” non è una canzone di sinistra, è una canzone degli italiani, di quelli italiani che hanno lottato per la libertà. Mi è successo l’altro giorno al funerale di una nostra cara compagna di andare al cimitero con le trombe e la “banda” e quando stavamo cantando “Bella ciao” al momento di metterla sottoterra con la bandiera rossa sopra, c’era gente che aspettava per un altro funerale che si è messa a cantare con noi. Questo era solo un banale esempio ma che ci rende l’idea.

Quale differenza avete trovato invece tra il pubblico spagnolo e quello italiano?

David: Tendenzialmente non è che vi sia tutta questa differenza tra i due pubblici. La fetta di pubblico della Banda non è la fetta di pubblico del gruppo musicale, ma francamente è la fetta di pubblico di chi si è rotto le palle di come gira il mondo. Ora magari l’aspetto musicale si fà sentire un pò di più ma fondamentalmente è come ti ho detto.

Con l’uscita di “Asi es mi Vida” avete messo in cantiere un mega spettacolo, una prima tranche che vi vede dividere il palco con due band straniere Doberman (jp) e Capdown (Uk), la seconda invece è un megashow nella vostra città natale con numerosi amici e ospiti stranieri, cosa vi aspettate da questo tour?

David: La Banda Bassotti è sempre un soggetto a rischio. Due anni fà quando abbiamo fatto il primo concerto ci dicevamo : “Ma verranno almeno 500 persone?!” e poi come sappiamo ne sono venute più di 9000. L’anno scorso ce ne erano 10-11 mila, non so che dirti. Saranno due concerti differenti quelli di Roma, il sabato sarà incentrato su una vera e propria presentazione del disco e verranno tutti gli amici che vi hanno collaborato. Il venerdi invece sarà il concerto della Banda Bassotti in cui metteremo anche alcuni pezzi che l’anno scorso non avevamo mai proposto. Il concerto del sabato sarà un concerto unico perchè molti pezzi senza la presenza degli ospiti non li possiamo logicamente proporre, non possiamo mica pretendere che il povero Picchio si metta ad imparare anche l’Yiddish penso che sennò ci manderà a quel paese (ride).

Oltre questo vi è anche il progetto Giappone che vi ha già visto protagonisti. Avete chiuso il Fuji Rock Festival dopo i Red Hot Chili Peppers!!

David: Per il Giappone incrociamo le dita, finora è sempre andato tutto molto bene ma certamente è difficile per un gruppo che non canta in inglese. Noi ci andiamo e speriamo che vada bene.

 

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NoPics Re: BANDA BASSOTTI
di helen il 21 settembre @ 09:31:15 CEST mercoledì
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