Postato il 31 ottobre @ 19:05:26 CET martedì
Hardcore series:
STILL LIFE RECORDS
Seconda puntata della nostra rubrica dedicata alle hardcore label. Questo è il turno di Francesco e della sua Still Life Records, realtà ormai consolidata e in continua espansione in Italia e non.
Still Life Records. Da cosa nasce l’idea di
mettere in piedi una simile etichetta?
Francesco: Due hardcore kids insoddisfatti
della scena locale e nazionale, decidono di unirsi per combattere le forze del
male... Sono stato sempre affascinato dal processo di produzione di un disco,
da ragazzino ero convinto che dietro a un’etichetta discografica ci fosse
un’orda di dipendenti e molti soldi. Entrato nel circuito DIY intorno ai 15
anni ho realizzato che esiste un mondo parallelo in alternativa al grande
mercato. Lo scambio di dischi, la coproduzione, l’organizzazione di concerti ,
lo scambio di opinioni, il veicolare forti ideali attraverso la musica,
l’ospitare in casa propria gente mai vista mi ha subito affascinato. Ho
sentito l’esigenza di contribuire a questo movimento.
Parlaci dei primi passi fatti...
F.: Il primo passo è stato quello di metter in
piedi una distribuzione. Acquistare da etichette già avviate dischi da vendere
ai concerti, iniziare a farsi vedere a ogni show, diventare un punto di
riferimento. La prima produzione è arrivata a circa un anno di distanza dalla
creazione della label (2002), è stato il disco dei xFumbles In Lifex “The gift
of forever”, disco al quale sono tuttora affezionato in modo particolare. Ci
ha aiutato in particolar modo per quanto riguarda lo scambio con altre
etichette e ci ha permesso di farci conoscere anche in Europa.
Guardando gli inizi e il presente, è cambiato
il tuo modo di ragionare in fatto di produzioni? Se sì in cosa?
F.: Beh, l’esperienza ha il suo peso. Si cerca
sempre di imparare dagli errori fatti.
Fino a qualche tempo fa eravate in due a
gestire l’etichetta, mentre oggi hai preso tutto in consegna tu. Quanto è
cambiata la mole di lavoro rispetto a prima?
F.: La mole di lavoro dipende da quanto vuoi
far crescere l’etichetta. Puoi dedicare un’ora al giorno ma resterai sempre
allo stesso livello. Io amo lavorare per la Still Life, e le quattro o cinque
ore al giorno che dedico a questa passione non mi pesano affatto. Ho sempre
dato il massimo.
Per
chi non lo sapesse oltre a essere il boss curi praticamente tutto, dalla
promozione agli artwork... Cosa ti spinge al famoso “Do it yourself”? Mancanza
di persone affidabili, mentalità... Che cosa in pratica?
F.: Essenzialmente il budget. I soldi in questo
ambiente sono pochi si sa. Se potessi permettermi di pagare qualcuno per
impacchettare i cd promozionali da spedire alle riviste e alle zines lo farei
volentieri. Ma il bello di questo “lavoro” è curare ogni passaggio della
produzione. Adoro fare le grafiche per i gruppi, sentire il master per la
prima volta, ritirare i cd appena stampati, contattare i distributori e
supportare il gruppo con tutte le forze. Ho comunque delle persone che mi
danno una mano, ma non è facile trovare gente affidabile.
Da poco tempo inoltre ti appoggi a livello di
distribuzione a una grossa agenzia nazionale. Hai notato differenze
positive/negative in questo nuovo corso?
F.: E’ senz’altro una cosa positiva lavorare
con una grossa distribuzione. La differenza sostanziale è che i dischi li
trovi in quasi tutti i negozi e questo è ottimo vista la scarsa presenza di
distribuzioni DIY ai concerti oggigiorno. I duri e puri storceranno il naso
gridando al tradimento ma la gente non sa che accedere alla grande
distribuzione non significa vendersi. Faccio il possibile per tenere i prezzi
bassi anche nei negozi.
Il DIY è ancora fattibile a livello
discografico e organizzazione concerti oggigiorno?
F.: Beh ci sono diverse concezioni di DIY, la
mia è senz’altro moderata rispetto a chi non va oltre alla masterizzazione del
proprio CD o alla coproduzione di un 7” tra 40 etichette.
È senz’altro fattibile, anche se la rivoluzione
di internet è inarrestabile. Un gruppo ora può fra conoscere la propria musica
al mondo intero senza l’aiuto di nessuna etichetta discografica. I concerti
DIY restano di sicuro i piu divertenti e sinceri. Le agenzie di booking che si
occupano di hardcore e punk si interessano solo all’incasso della serata. Del
resto lo fanno per lavoro e quindi è giusto così. Sta poi ai singoli decidere
se supportare o meno certi shows.
Quali case discografiche sono state fonte
d’ispirazione per Still Life Records? E se in futuro ce ne fosse la
possibilità con quale etichetta ti piacerebbe collaborare?
F.: La lista sarebbe interminabile, mi limito a
10 etichette:
Revelation, Equal Vision, Ebullition, Goodlife,
Burning Heart, Fat Wreck, Lifeforce, Bridge9, Green, Youth Crew
E per quanto concerne l’estero, hai qualche
contatto che ti permette di distribuire le uscite Still Life?
F.: Al momento la Still Life è distribuita in
Europa da Green Hell e Goodlife, in Italia da Edel/Ammonia, in America da
Revelation, Very, Relapse, Interpunk, Century Media e in Asia da Dyslexia.
Grossa parte dei dischi è comunque distribuita da piccole distribuzioni
indipendenti alle quali sono estremamente grato.
Quale stato europeo pensi vada preso come
esempio a livello di scena e interesse oggigiorno?
F.: Senza dubbio la Germania. Un sacco di
partecipazione in tutte le scene, siano queste hardcore, punk, straight edge,
scremo, emo, metal, punk rock…
Il tuo roster è senza ombra di dubbio molto
vario. Si passa da ottime harcore band a prodotti più metal oriented. Questa
apertura verso vari aspetti della scena alternative pensi che continuerà anche
per il futuro o ti stai indirizzando verso un mercato ben preciso?
F.: Mi piace tutto quello che ha a che fare con
l’hardcore, inteso come mentalità e attitudine. Non mi pongo limiti di genere.
Quali doti deve avere una band per convincerti
a produrla?
F.: Nessuno mi ha mai convinto, mi devo
convincere da solo... Voglio persone che sul palco danno l’anima, che non
abbiano troppe presunzioni e aspettative perché quello che faccio lo faccio
per passione e non per soldi. è brutto vedere gente con pretese da rock band
in questo ambiente. Voglio gruppi che non si lamentano se devono dormire su un
pavimento tutte le sere e guidare 6 ore al giorno stando in tour. Lo fiuto se
un gruppo dà l’anima per quello che fa o se è solo il passatempo di quattro
ragazzini che inseguono il trend del momento.
Quali sono invece le cose che più detesti in
una band in cerca di casa discografica?
F.: La presunzione di essere fighi. Mi piace la
gente che parte dal presupposto di essere sfigati per poi dimostrare con i
fatti quanto valgono.

Quanti demo ricevi solitamente? A chi e a quale
indirizzo bisogna rivolgersi per spedirti materiale?
F.: I demo che ricevo saranno una decina al
mese. Ma ormai la maggior parte dei gruppi manda il link di myspace e credo
facciano bene. Meglio risparmiare no?
Alcune etichette (perlopiù straniere) hanno
alla base uno stile di vita che cercano di trasmettere anche su quanto
prodotto (straight edge, animal liberation...). Still Life ha anch’essa
messaggi personali da diffondere?
F.: In passato ho fatto l’errore di predicare
un qualcosa. Dato che i predicatori mi stanno sul cazzo e i leaders pure,
invito solamente a essere se stessi e ad aprire il cuore a chi ci sta intorno
cercando di vedere anche nel brutto qualcosa di positivo. Solo una mentalità
positiva e propositiva può aiutarci a migliorare il nostro stile di vita e
salvare il pianeta. Quello che mi sento di fare ora è consigliare di stare
lontani dalle droghe e evitare di contribuire allo sfruttamento di ogni essere
vivente e alla deturpazione del nostro pianeta. Io non sono un esempio di
coerenza quindi quello che dico vale per me, non giudico chi ha altre
concezioni di come si debba gestire la propria vita.
Che dischi e band italiane e straniere ti hanno
maggiormente impressionato negli ultimi tempi?
F.: Mah, ad essere sincero c’è ben poca
innovazione. Per appassionarmi ad un gruppo ci devono essere poi dei
presupposti convincenti riguardo all’attitudine ed è raro oggigiorno… Comunque
reputo i The Secret la migliore band uscita in italia negli ultimi due anni.
Immagino che per ora vivere di sola musica sia
impossibile. Quanto tempo ti occupa giornalmente l’etichetta?
F.: Vivere di musica non è il mio obiettivo
anche se sarebbe bello. A livello mentale tutta la giornata gira intorno alla
musica e all’etichetta. Ci sono giorni che dedico completamente a
questa,soprattutto in vista delle nuove uscite. Altri giorni magari dedico
solo un paio d’ore.
Quali sono le difficoltà principali di gestire
un’etichetta come Still Life Records?
F.: Accorgersi una volta finito di studiare che
il mondo non ti aspetta e che da qualche parte i soldi devono saltare fuori.
Conciliare lavoro e passione per l’etichetta si sta rivelando un’impresa ma
farò del mio meglio per tenerla in vita.
Visto che la passione ti spinge a girare in
lungo e in largo, quali differenze a livello di organizzazione, pubblico,
mentalità hai riscontrato tra Italia ed Europa ad esempio?
F.: Mah ci sono notevoli differenze tra nazione
e nazione. Sono stato bene o male in tutta europa e negli stati uniti, e ogni
scena ha pregi e difetti. Forse qui da noi manca un po’ di professionalità e
cultura musicale. In america c’è una cultura rock di base che influisce
parecchio, qui da noi i mostri sacri sono Vasco Rossi e Ligabue….e ho detto
tutto. Il pregio dell’italia è che la politica e l’etica in campo musicale
hanno ancora peso. Da un lato ci limita ma dall’altro tiene vivo un fuoco e un
confronto ideologico che in altri paesi non ho visto.
Per risanare il bilancio ti appoggi molto sulla
fornitissima distro in tuo possesso. Visto che è un argomento che interessa a
molti ragazzi, quali consigli daresti a chi volesse mettere in piedi una
propria distribuzione?
F.: Maledetto! Vuoi incrementare la
concorrenza!ahahha!!! Mah, guarda mi farebbe solo piacere se ci fossero piu
distribuzioni hardcore in giro. Il consiglio è quello di comportarsi
correttamente e i risultati verranno da soli. Contattare etichette hardcore e
farsi mandare i cataloghi, iniziare a ordinare materiale e presenziari ai
concerti hardcore il piu possibile. La cosa piu bella nel gestire una
distribuzione è consigliare, soprattutto ai ragazzi piu giovani, i dischi
giusti per indirizzarli verso una mentalità hardcore, ed è una soddisfazione
sapere che gli stessi dischi che mi hanno cambiato la vita possono avere lo
stesso effetto su altri.
Arriviamo alle band da te finora prodotte.
Quali a tuo modo di vedere ti hanno dato le
maggiori soddisfazioni a livello musicale e personale?
F.: Non faccio discriminazioni. Da tutte ho
imparato qualcosa.
Quale dei dischi da te prodotti ha venduto
maggiormente sinora?
F.: Sicuramente As Hope Dies, To Kill e
Memories Of Apocalypse han fatto molto bene.
Stanno andando bene anche i The End Of 6000
Years e il disco in uscita degli Abel Is Dying si preannuncia come una delle
mie migliori uscite.
La scena hardcore nazionale sta vivendo un buon
periodo sotto tutti i punti di vista. A cosa pensi sia dovuto questo rinato
interesse generale e quanto può aiutare una piccola etichetta?
F.: È dovuto a tutte le piccole realtà
indipendenti che si impegnano affinché la musica hardcore non diventi un
genere musicale come un altro, privato di ogni contenuto.
Ogni piccola etichetta rende possibile tutto
ciò. Sia chi fa uscire dieci dischi all’anno sia chi ne fa due e poi chiude
tutto.
Cosa ti piace e cosa non approvi dell’attuale
panorama hardcore italiano e non?
F.: Qui non mi esprimo perché risulterei
patetico. Comunque ci vuole molta umiltà. La gente dovrebbe parlare meno e
“fare” di piu. Ma quel “fare” dovrebbe essere il piu disinteressato possibile.
Commenta brevemente:
Fumbles In Life: primo gruppo still
life, trasmettono positività da tutti I pori. Ottimi testi.
Bloodstain: fossero nati a NY sarebbero
uno dei gruppi punta della scena locale. Tuf.
Memories Of Apocalypse: mi sono commosso
in piu occasioni durante i loro shows. emozionanti.
The Phoenix: tecnicamente uno dei
migliori gruppi con cui ho collaborato. precisi.
Silence After Tragedy: un errore di
percorso
To Kill: l’esempio vivente di dedizione
hardcore. in tour 4 mesi all’anno.
Let It Die: devastanti dal punto di
vista musicale. a livello personale mi hanno deluso
As Hope Dies: uno dei miei gruppi
preferiti di sempre. Passionali e brutali.
Embrace The End: questi sono pazzi.
chaos in musica.
The End Of Six Thousand Years: metallo
della morte suonato da hardcorekids!
The Miracle: ottimi amici. Vero
hardcore.
Abel Is Dying: spaccano più della metà
dei gruppacci che ci sono in giro e non lo sanno. umili.
Questi ultimi sono tra l’altro i nuovi arrivati
in casa Still Life con un disco di debutto ormai alle porte. Vuoi introdurci
chi sono e cosa bisognerà aspettarsi dalla band?!
F.: C’è da aspettarsi il miglior gruppo metal
mosh degli ultimi tempi. Dal vivo sono una manata in faccia e se avete
occasioni di vedere un concerto fateci due chiacchere perché sono ragazzi
simpatici ma soprattutto molto belli!!! ahahah
Per il futuro?! Hai qualche nome sul quale stai
puntando gli occhi in fatto di produzioni?
F.: Mah, tendo a non sbilanciarmi finchè le
cose non sono ufficiali. Comunque spero di poter far uscire molti altri dischi
di buona musica.
La tua playlist del momento?
F.: Lifetime, Prayer For Cleansing, MXPX,
Misery Signals, Judge, Chokehold, NoFx
Cosa pensi di Myspace? Ti è utile a livello
promozionale?
F.: È stato una rivoluzione. Chi riuscirà a
stare al passo con la tecnologia trarrà vantaggi di sicuro.
E del download?
F.: Mi preoccupa il fatto che si arriverà ad un
punto in cui nessuno comprerà piu dischi, come ho già detto solo chi saprà
aggiornarsi resterà in piedi in campo discografico.
Cosa consiglieresti a chi ha intenzione di
mettere in piedi la propria etichetta?
F.: Passione e onestà prima di tutto. Il resto
segue da solo.
Chiudi pure a tuo piacimento!
F.: Grazie per lo spazio che dedicate alle
piccole realtà hardcore. Chi fosse interessato a sapere qualche infos in piu
sulla Still Life Records può visitare,ascoltare e acquistare su:
www.myspace.com/stillliferecords
www.stillliferecords.com












