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Postato il 05 agosto @ 00:28:05 CEST mercoledì

THIS IS A STANDOFF

a cura di Davide Tamburlini

Pochi mesi fa il pubblico italiano ha avuto la fortuna di vedere i “This is a Standoff” calcare i palchi nostrani. In occasione del tour e della fresca uscita di “Be disappointed” ci sembrava il caso di farci quattro chiacchiere per vedere se erano veramente cosi delusi.

 

Parliamo del vostro nuovo album: perché dopo “essere eccitati” ora siete “disappointed” (delusi)?

Steve: E’ uno scherzo che ci siamo inventati per prevenirci nei confronti nel pubblico, nel caso loro rimanessero delusi dopo l’ascolto noi possiamo rispondere “ve l’avevamo detto!” (ride). Il “be” (essere) è una parola fissa che abbiamo deciso di tenere nei titoli: il prossimo sarà un album live e lo intitoleremo “be there” (essere là).

 

Molti pensano che “be disappointed” sia molto più  melodico del vostro disco precedente. Personalmente lo trovo più cattivo e potente. Qual è la vostra opinione a riguardo?

Steve: Effettivamente penso siano vere entrambe le cose: quando io e  John (Meloche, chitarra n.d.a.) abbiamo cominciato a collaborare nello scrivere i pezzi, abbiamo deciso che nel nuovo album doveva esserci più melodia, ma allo stesso tempo abbiamo voluto anche metterci più tecnica.

La cosa importante è che è venuto fuori qualcosa di differente dall’ultimo disco!

 

Come mai avete deciso di venire a mixare “Be disappointed” a Ravenna, quando un sacco di gruppi italiani per farlo vanno negli U.S.A.?

Steve: Noi spesso facciamo il contrario di quello che tutti pensano che dovremmo fare!! (ride).

Semplicemente abbiamo conosciuto questo ragazzo: Paso (Riccardo Pasini n.d.a.) che oltre ad essere molto bravo nel mixaggio, riesce anche a capire perfettamente quello che noi TIAS vogliamo. Non so perché funzioni, ma noi ci siamo trovati benissimo a lavorare in questo modo: registrare in Canada e poi mandare tutto il materiale a Ravenna. Credo che continueremo con questo metodo!

 

Ho letto su internet che voi vivete molto lontano l’uno dall’altro. Come vivete questa situazione?  Per comporre vi scambiate dei file mp3?

Steve: Prendiamo spesso l’aereo!! Non è una delle migliori situazioni, ma la decisione che abbiamo preso è che sono proprio queste le persone che vogliamo nella band!! John, che vive a 400 km da me, a volte prende l’aereo per venire a stare una settimana da me e in quei giorni cerchiamo di scrivere molto e passare più tempo possibile insieme. Quando questo non è possibile…certo, ci scambiamo anche dei file mp3! Ripeto, non è la migliore delle situazioni, ma amo suonare con questi ragazzi e non vorrei che fosse in nessun altro modo!

 

Sapevate che “Be disappointed”, qualche settimana prima dell’uscita, era scaricabile gratis da internet? Cosa ne pensate del fatto che internet può essere un  aiuto enorme e un acerrimo nemico allo stesso tempo?

Steve: Bè, se suonassi nei Metallica avrei sicuramente dei dubbi sull’utilità di internet, ma visto che suono ne TIAS posso affermare che internet è un grande amico!! (ride). Parte di quello che sono i TIAS oggi lo dobbiamo anche al diffondersi delle notizie sul web. Noi magari cerchiamo di tenere tutto il più segreto possibile ma sai, il materiale che deve arrivare alla Label passa attravaverso così tante mani che effettivamente non puoi controllarlo. Tutto questo comunque non rappresenta un problema per noi, perché sappiamo che i nostri fan continueranno a supportarci, comprando i dischi, venendo ai concerti ai nostri concerti ed è questo che importa.

 

Voi venite da un Paese che ha sfornato altre ottime punk bands. Ce n’è qualcuna che vorreste suggerire ai lettori di punkadeka?

 

Steve: Certamente! C’è una band ora che si chiama Passenger Action, della quale due membri facevano già parte di un’altra band di nome Choke, non sono proprio punk ma sono davvero forti!

Oppure i Carpenter anche loro sono più orientati verso l’indie-rock, e il cantante è uno dei nostri assistenti di palco. Mi vengono in mente altre band come i Fucked Up…ma nessuna di queste è davvero punk…come noi, del resto!! (ride)

 

 

E viceversa c’è qualche band italiana che consigliereste al pubblico canadese?  

Steve: Oh si ce ne sono molto…mi vengono in mente i Fundamental, i Another Fuckin Pizza, i White Widows che stasera suoneranno per l’ultima volta e mi spiace moltissimo!

Altri ancora sono gli Argetti, e i Beer Bong…Max è così un bravo ragazzo!!

 

Anche se siete insieme solo da due anni, avete già avuto la possibilità di suonare con band importanti come i Bad Religion o i Millencolin. Com’è stato dividere il palco con loro?

Steve: Loro sono fantastici, è stato un tour davvero bello: siamo arrivati e ci siamo ritrovati in un mondo di super concerti, tutto esaurito e ottime bands e ci siamo trovati bene anche con il tour manager…

 

E com’è stato suonare al Groezrock Festival?

Steve: Folle!! C’era davvero un sacco di gente, negli ultimi due anni non credo di aver mai suonato in una situazione del genere!! Al Groezrock avevo già suonato nel 2004 con i Belvedere, ma era un po’ più piccolo, ci sarà stato un terzo della gente che c’era quest’anno…

 

Sembra che quest’anno ci siano state 40.000 persone…

Steve: Davvero? Così tanti??...e la gente continua a dirmi che il punk è morto!

 

 

 

 

Nota: foto by Niccolo' Cagnoni

 

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