BEATSTEAKS: Living Targets

BEATSTEAKS: Living Targets
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BEATSTEAKS: Living Targets

Li aspettavo al varco i Beatsteaks; questi tedeschi erano usciti in Europa con un esordio, quel “Launched” che ha ormai 2 anni, di altissimo livello. Il rischio è quello che, dopo un esordio del genere, la seconda prova sembri un passo indietro. E così non è, fortunatamente. La band capitanata da Arnim Teutoburg -che in questo lasso di tempo ha cambiato bassista- ha dimostrato di essere all’altezza delle aspettative, sapendo rinnovarsi e mantenendo le qualità che ce ne avevano fatto parlare più che bene all’epoca. Dell’altro disco han mantenuto la cura dei particolari, con una permanenza in studio decisamente superiore alla media del genere ed una produzione che riserva parecchie sorprese, con effetti di vario genere sparsi un po’ ovunque. Un inizio stimolante quello di “Not Ready to Rock”, una specie di intro che può confondere al primo ascolto ma che si fa piacere sempre più man mano che si procede. Incontriamo poi la già conosciuta “Let Me In” (pubblicata sulla compilation “Punkorama 6”) che dell’intero lotto è forse quella che più rimanda a “Launched”. In questo disco i nostri non hanno solo lavorato di potenza, e confezionano alcuni brani molto suggestivi, tra cui doveroso è segnalare “Disconnected”, tutto giocato su di una batteria molto filtrata ed una chitarra in lontananza per un’atmosfera molto intimista. Personalmente però il meglio lo danno quando ritornano ad imbracciare gli strumenti ed attaccano con “A-Way”, un brano-anthem di quelli che da solo vale l’ascolto di questo disco, e che il sottoscritto non vede l’ora di sentire live, atmosfera da sempre congeniale alla band. Stupisce la scelta del singolo che apre la pista all’intero disco, infatti “Summer” è si una bella canzone ma sicuramente non è ne la migliore ne la più rappresentativa del lavoro. Comunque sia un ottimo lavoro, un disco che ha già monopolizzato il mio lettore e che minaccia di rimanerci per molto, molto tempo ancora.


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