DANKO JONES

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Ancora una volta, il delirio!
Terza calata italica per il folle canadese giunto al suo terzo album, dopo essere passato per la prima volta coi Backyard Babies, poi da solo al Rainbow qualche anno fa, arriva ancora una volta davanti ai suoi fans italiani che sono notevolmente aumentati al punto di riempire il Transilvania Live (che recentemente è stato ampliato) e attendono impazienti di vedere quali nuove follie ci sottoporrà questo menestrello del rock’n’roll.

Danko Jones
6/04/06
Transilvania Live, Milano

…Ma prima è il turno dei Brant Bjork And The Bros intrattenere il pubblico con una mezzora di noiosissimo stoner fatto di ritmiche moscie, melodie inesistenti, un cantato piatto come pochi altri, e chitarroni belli presenti…per me una noia mortale, le prime file hanno gradito. Buon per loro.

Danko Jones sale sul palco osannato dalla folla e attacca un pezzo ultra veloce, ultra cattivo e ultra corto che non ho riconosciuto, per poi gettarsi senza neanche prendere fiato nella opener del nuovo disco Sticky situation scatenata al punto giusto, seguita a ruota dalla opener dello scorso disco Forget my name…è impossibile restare fermi, il groove creato da basso e batteria è qualcosa di inarrestabile, complice anche il fatto che il bilanciamento dei suoni è pressochè perfetto.

 La scaletta pesca a piene mani dall’ultimo Sleep is the enemy e dal precedente We sweat blood…si susseguono First date, la punkissima Wait a minute e I want you; tra una canzone e l’altra i siparietti di D.J. sono al limite dell’assurdo: obbliga il pubblico a fargli “BOOOOO” per essere stato lontano dall’Italia per due anni e mezzo, e promette che tornerà a breve (quante volte la sentiamo questa da tutti i gruppi?), dopo qualche altra canzone succede qualcosa: inizia un arpeggio, ma la gente lo sommerge di fischi, Danko capisce allora che questo è un pubblico che vuole essere preso a calci in culo…da questo momento tutti i pezzi saranno proposti al doppio della velocità e del volume, Invisible diventa irriconoscibile così come The cross e The finger.

Un trattamento questo che non sembra dispiacere il pubblico che si lancia in un pogo devastante. Personalmente in sede live preferisco sentire i pezzi il più simile possibile alla versione su disco, ma devo dire che questa iniziativa riscuote parecchio successo e il concerto si conclude con l’immancabile rito di Danko Jones che si prende a schiaffi in faccia e si colloca idealmente di fianco ai grandi della storia “lassù nel rengo dei cieli”: Joy Ramone, Jhonny Cash, Dee Dee Ramone, Ray Charles, Dimebag Darrel, Joe Strummer, ecc…sono accolti ognuno con una grande ovazione dal pubblico ormai distrutto.

Ormai per chi lo conosce da tempo il folle canadese non è più una novità, ma rivederlo dalle nostre parti è sempre grandioso…e il rock’n’roll come lo suona lui, non lo suona quasi più nessuno al giorno d’oggi. Teniamocelo stretto!


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