DANZIG: Skeletons

Quando di parla di scena punk hardcore e metal, Glenn Danzig è quanto di più leggendario esista. Con Misfits, Samhain e (l’omonimo progetto) Danzig è diventato una vera e propria icona a livello mondiale con la sua magnetica riconoscibilissima voce, ruvida e graffiante.
È ammirevole per uno del suo calibro l’aver realizzato un album fatto di quei brani che hanno influenzato profondamente la sua vita: come dichiarato dallo stesso Danzig, i pezzi dell’album, tutte cover, sono i pezzi con i quali è cresciuto e che hanno ispirato la sua musica.
Skeletons, il titolo dell’album, accompagna l’ascoltatore in un viaggio all’interno delle radici musicali di Danzig che copre un’ampia gamma di generi musicali che trovano coesione passando dal filtro della sua singolare voce.
Il disco si apre con due brani omaggio a due film degli anni ’60, rispettivamente Devil’s Angels e Satan’s Sadists, dai quali Danzig attinge dalla colonna sonora e li fa sembrare come canzoni che potrebbe benissimo aver scritto lui. Il primo, Devil’s Angels, inizia con l’energia del punk puro, mentre il secondo, Satan, è una ballata, blues, piacevolmente fedele all’originale.
Successivamente Skeletons si sintonizza su un mix di canzoni rock e metal anni ’60, da artisti dal taglio più profondo come Black Sabbath (N.I.B.) e Aerosmith (Lord of the Thighs) per sorprendere con Elvis Presley (Let Yourself Go) e The Everly Brothers (Crying in the Rain).
La selezione pop invece fa assaporare soprattutto la psichedelia che ha definito gli anni ’60, e con la reinterpretazione di Danzig, le canzoni scorrono sorprendentemente bene anche nel presente. Action Woman (The Litter) e With a Girl Like You (The Troggs) perdono il loro groove e i ritmi costanti a favore di riff più pesanti in uno stile sciolto e spensierato. Find Somebody (The Young Rascals) finisce per essere uno dei brani più genuini del disco grazie alla capacità di Danzig di prendere l’energia e lo spirito della canzone e modellarli su di sé senza perderne il divertimento.
Ironia della sorte, meno incisivi sono i brani hard rock, forzatamente spremuti attraverso il torchio di Danzig. La naturale magia di “N.I.B.” dei Black Sabbath sparisce a causa dell’incapacità di Danzig di rendere giustizia alla voce di Ozzy, e infelice è la scelta di preferire riff pesanti al basso di Geezer Butler.
Banale è l’adattamento degli Aerosmith, “Lord of the Thighs”, in cui un mood seducente viene sostituito con riff sordo e un Danzig annoiato. Più divertente è invece la versione di “Let Yourself Go” di Elvis Presley e il suo entusiasmo vocale si fa sentire nella soul ballad “Rough Boy” degli ZZ Top.
La traccia finale, “Crying in the Rain”, perdendo i riff perde anche il suo spirito.
Il disco è fondamentalmente basato sull’imponente voce grattata di Danzig (che, oltre a cantare, suona pianoforte, chitarra e basso in tutte le tracce così come la batteria in metà dell’album) anziché sulle sfumature musicali, ma l’intento era proprio quello di divertirsi con canzoni che lui ama. Intento nobile e da apprezzare quello di onorare le proprie radici musicali. Thumbs up!
Doveroso un accenno alla copertina: l’art work si ispira alla cover dell’album di David Bowie, Pin Ups, qui in versione horror-punk!

Etichetta: Evilive Music
Tracklist:
01. Devil’s Angels (DAVIE ALLAN & THE ARROWS cover)
02. Satan (theme from “Satan’s Sadists”)
03. Let Yourself Go (ELVIS PRESLEY cover)
04. N.I.B. (BLACK SABBATH cover)
05. Lord Of The Thighs (AEROSMITH cover)
06. Action Woman (THE LITTER cover)
07. Rough Boy (ZZ TOP cover)
08. With A Girl Like You (THE TROGGS cover)
09. Find Somebody (THE RASCALS cover)
10. Crying In The Rain (THE EVERLY BROTHERS cover)