DAX ODIA ANCORA!

DAX ODIA ANCORA!
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DAX ODIA ANCORA!

Che nessuno mai si permetta di dire che sono tre semplici parole, chi pensa anche solo lontanamente questo non ha capito niente del significato di quanto viene urlato ai cortei, ai concerti, di quanto viene scritto sui muri e non solo in Italia, nei libri e nei testi delle canzoni, una frase pesante l’ho vista sulla bocca e negli occhi di così tanta gente in questi 15 anni, ho parlato molto con chi lo conosceva, ho ascoltato tante storie, ho partecipato a manifestazioni, benefit, e anche se non lo conoscevo se non di vista ora è come se fossimo cresciuti assieme, è così per me come per chi in questi anni l’ha urlato come se fosse vero, e forse un po lo è. Dax Odia Ancora non sono solo tre semplici parole, ricordatevelo.

Anche quest’anno Milano si mobilita per non far dimenticare quella maledetta notte di 15 anni fa dove a Dax fu presa la vita, e dove iniziò un lungo calvario per tanti compagni, si inizia con il corteo di venerdì sera, sabato la giornata al C.S.A. Baraonda con incontri di formazione, letture, cena benefit a sostegno della campagna 130MILA e concerto a fine serata con tanti ottimi gruppi, e si chiude domenica con la partita Brigata Dax F.C. – Darwin, vi invito a leggere la bellissima intervista che troverete sull’evento FB a questo LINK e sulla pagina SPORTPOPOLARE/INTERVISTA BRIGATA DAX, e che allego qui sotto,  per gentilissima concessione di Massimo (grazie amico mio). Leggetela, fatevi una cultura, e partecipate!!

Nella notte tra il 16 e il 17 marzo 2003 Davide Cesare, da tutti conosciuto col soprannome di Dax, veniva ucciso da un gruppo di tre neofascisti, un padre e due figli: Federico, Mattia e Giorgio Morbi. Il fatto avvenne nel quartiere Ticinese di Milano, non lontano dal centro sociale autogestito O.R.So. (Officina di Resistenza Sociale).
Nessuna delle istituzioni volle, all’inizio, vedere il lato politico di questa aggressione che venne etichettata subito come una bravata tra ragazzi. Solo in un secondo momento, quando oramai era chiaro a tutti, i politici definirono l’accaduto come una vera e propria “aggressione di stampo politico”.
Nel corso di questi 15 anni Davide, come un po’ tutte le vittime del neofascismo, è stato ricordato in vari modi: dalla musica all’arte. Nel caso dell’antifascista milanese, però, si è andati oltre ed è stata creata una squadra di calcio popolare chiamata, non a caso, “Brigata Dax FC”.
Fondata nel 2005, a due anni dalla morte di Dax, la Brigata, oggigiorno è uno dei team più conosciuti nel panorama del calcio popolare italiano, e non solo. Una squadra fondata su tre ideali ben precisi: antifascismo, antisessismo e antirazzismo, e che nelle sue file vede giocare giocatori di varie provenienze e culture.

In occasione di questo importante e triste anniversario abbiamo avuto il piacere di intervistare uno degli atleti che ne fanno parte per farci raccontare la loro storia e per ricordare la figura di Davide Cesare.

Come mai avete voluto dar vita e dedicare una squadra di calcio alla figura di Dax?
Dopo la morte di Davide, chiamato Dax, ognuno di noi ha avuto un vuoto nella propria vita. Abbiamo trasportato la vita, i pensieri e le lotte del nostro amico compagno nel quotidiano, veicolando e trasmettendo un pensiero collettivo che veramente si avvicinava a lui, rivivendo la sua vita riportando appieno lo slogan “Dax è vivo e lotta insieme noi!”.
Tutto questo a livello collettivo toccando ovviamente tematiche sociali come la lotta per la casa, per i diritti nel luogo di lavoro, sempre al fianco dei più deboli contro ogni discriminazione e razzismo e soprattutto sull’antifascismo.
Nella sfera individuale ognuno meglio ricordava come il cuore incitava il suo ricordo: chi scrivendo, chi cantando, chi suonando o semplicemente inseguendo appieno i propri sogni.
Quando ti muore una persona amata tra le braccia, come successe con Dax, non puoi non riflettere sul tuo futuro vivendolo al 110% con una determinazione spinta dall’essere un po’ un sopravvissuto.
In questa ottica nel 2005, parte di noi amanti della sfera di cuoio decise di formare una squadra in ricordo del nostro compagno semplicemente con lo scopo di stare insieme. L’obiettivo iniziale fu partecipare al torneo decennale milanese che associazioni e centri sociali organizzano presso il campo Pini di Milano. Torneo che ci vide vincitori nell’anno 2013 proprio nel decennale per Dax; inutile dire che emozione fu.

In che modo, in un rettangolo da gioco, provate a portare avanti il ricordo di questo giovane antifascista?
Ovviamente all’inizio era molto vicino alle partite “tra uffici” narrate da Paolo Villaggio ma poi l’animo un po’ tamarro in noi ha prevalso: divise sia per le partite in casa che fuori maglie per i tifosi e gadget vari! Il colore scelto fu il bianco verde e il granata i colori delle due squadre più vicine alle nostre abitazioni a Rozzano, nostra città natale. Ci chiamammo Brigata Dax F.C. ove F.C. non sta per Football Club ma per Fight Club.
Nello spogliatoio vigeva la solidarietà il rispetto e il dialogo; già questo era un grande punto di partenza.
Nel calcio, come credo anche in tanti sport, quando entri in campo hai al fianco il tuo compagno e insieme cerchi di arrivare a un obiettivo che possa far felici entrambi. Nella ricerca di arrivare a tale scopo conta solo la voglia di farcela, l’impegno e la determinazione! Non il colore della pelle, gusti sessuali, cazzi e mazzi. Ecco in quell’istante si vive liberi tra individui.
Su quel campo verde eravamo e siamo tutti uguali; siamo tutti Dax!

Siete una squadra formata da italiani e migranti. Come mai una scelta del genere?
Come dicevo il calcio è un gioco con delle regole, obiettivi e sogni. Chi condivideva questo sul campo di gioco nel rispetto e ricordo del nostro amico era bene accetto, senza distinzione di razza. Insomma non siamo l’azione cattolica che prova pena; con noi se amavi giocare al calcio nel rispetto negli ideali forti come l’antifascismo giocavi! Bianco nero giallo o rosso.
Chi ama il Calcio e odia il fascismo può giocare nella brigata!

La paura del diverso, soprattutto del migrante, è un tema ricorrente sbandierato dal centrodestra, e non solo, durante l’ultima campagna elettorale. Perché, secondo voi, si è arrivati a ciò?
Si è arrivati a ciò perché non mettiamo più le mani nella merda e soprattutto una certa sinistra istituzionale pensa di essere progressista invece è radicata e conservatrice nel proprio status, si è elevata al livello arrogante di avere le soluzioni in tasca senza però ne esprimerle e confrontarle con la gente. Da lì nasce, grazie alla crisi economica, la classica guerra tra poveri che “divide et impera” utilizzando la scorciatoia del cervello indicando nei più deboli la colpa del tutto.

Antifascismo: un vocabolo usato spesso in queste ultime settimane. Quale significato li attribuite voi della Brigata Dax?
L’antifascismo deve avere una critica e una prassi. Il “brigante” (giocatore della brigata ndr) dovrebbe cercare di ragionare su questi due punti. La critica è capire che l’antifascismo è anticapitalismo e quindi il ruolo del fascismo è funzionale al capitale con ruolo infame di manovalanza celata e non; la prassi nella quotidianità vivendo “antifa” nei valori quali antisessismo antirazzismo contro chi fa attività politica basata nelle xenofobie verso le minoranze.
Più semplicemente oltre a partecipare alle iniziative cittadine antifasciste cerchiamo di sostenere tali strutture che le organizzano e cerchiamo di vivere lo spogliatoio con tanta solidarietà e rispetto tra di noi e nei confronti degli avversari sul campo.

Cosa rappresenta oggigiorno, per voi, il calcio popolare?
Oggi il calcio popolare è una risposta vera e tangibile alle persone che vogliono fare sport lontane dalla logica capitalista del profitto. Lo sport atto al confronto, al benessere sia fisico che mentale espletato nel rispetto di certi ideali e condivisioni.
Insomma lo sport popolare è una risposta vera e di sinistra alla gente che vive nei quartieri, una delle poche, ahimè, ma che sta prendendo piede con successo in tutta Italia. C’è da essere fiduciosi ma tanto qui non si arrende nessuno ovviamente!.

Roberto Consiglio


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