A DAY TO REMEMBER…

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INTERVISTA A NEIL WESTFALL, CHITARRISTA DEGLI A DAY TO REMEMBER:

La vostra musica è molto particolare perché mescola generi diversi. Tanti hanno cercato di etichettarla dandole diverse definizioni. Qual è la tua?

Ottima domanda. Allora, se dovessi spiegarlo a qualcuno che non ha mai sentito gli ADTR, eviterei di dire che è hard rock mischiato ad alcune canzoni acustiche e ad altre metal, perché a quel punto lo confonderei e basta… In realtà non vogliamo neanche confondere noi stessi! Suoniamo quello che ci viene in mente, quindi non esiste una definizione vera e propria della nostra musica. È come se fossimo cinque band in una!

A Day To RememberA quali band/artisti vi ispirate?

Crescendo siamo stati molto influenzati da Millencolin, Blink 182, gruppi hardcore come Comeback Kid e Seven Star, una band originaria della nostra città. Onestamente ora ci lasciamo ispirare da qualsiasi cosa e ascoltiamo di tutto: country, classic rock, punk, hardcore. In pratica tutto quello che ci ha influenzato fino ad ora viene fuori nella musica che facciamo, quindi potenzialmente potremmo ispirarci a chiunque!

Avete un forte legame con la vostra città di origine, Ocala. Perché è così importante per voi?

Ocala è una città davvero piccola; diciamo che è abbastanza grande da poterci crescere, capire te stesso e quello che ti circonda, e allo stesso tempo abbastanza piccola da poter conoscere tutti i suoi abitanti. Per noi è così importante perché ci ha aiutati a diventare le persone che siamo oggi. Ad esempio c’era un promotore musicale che portava in città band di generi diversi, dimostrando che era possibile assistere a dei bei concerti anche lì a Ocala, senza dover andare necessariamente in grandi città come Orlando o Miami. Di conseguenza da un lato avevamo la possibilità di sentirli dal vivo, dall’altro potevamo esibirci e farci conoscere… Ocala è stata una grossa parte di noi, ci ha formati. È un bel posto, davvero.

Qual è la condizione dei giovani artisti oggi a Ocala?

Emergere a Ocala è molto difficile per i giovani artisti, e in effetti è stato difficile anche per noi. I locali per suonare aprivano e chiudevano dopo pochi mesi, e la stessa cosa sta succedendo adesso. Ci sono molti buoni musicisti emergenti a Ocala, ma non hanno nessun posto in cui suonare, nessun luogo fisso. Attualmente è così che stanno le cose nella scena musicale: non ce n’è davvero una proprio perché non c’è nessun posto pronto ad accoglierla.

Si è conclusa la causa con la Virginia Records?  

No, siamo ancora in causa con loro, anche se in realtà la faccenda non è poi così importante per la band; facciamo musica e questa è l’unica cosa che conta. Ovviamente non possiamo buttarci tutto alle spalle, ma già il fatto di aver pubblicato Common Courtesy è stata una grande vittoria per noi. Sappiamo già che la causa ci accompagnerà ancora per molto tempo, ma non è un problema. Il nostro ultimo album è uscito, i fan possono ascoltarlo, noi suoniamo e la gente viene a vederci, cantando e divertendosi. Questa è l’unica cosa che conta.

Questa vicenda ha influenzato il contenuto di Common Courtesy?

Siamo stati in causa durante tutte le fasi di produzione e registrazione dell’album, quindi in parte l’ha sicuramente influenzato. Ma per la maggior parte il suo contenuto parla di quello che stava succedendo a Jeremy e alla band in generale; la causa è stata solo una parte di ciò che è accaduto nelle nostre vite. Ovviamente alcune canzoni sono incentrate su quella vicenda, ma c’è dell’altro.

State già lavorando ad un nuovo album?

Sì, lavoriamo di continuo. Abbiamo ancora della roba di Common Courtesy che non è stata pubblicata (avevamo diciotto tracce e alla fine ne abbiamo messe sedici), un sacco di materiale sul quale stiamo ancora lavorando… praticamente scriviamo e incidiamo demo costantemente.

Dobbiamo aspettarci dei cambiamenti stilistici?

No, in realtà no. Scriviamo in base a quello che proviamo in un particolare momento, a quello che ci influenza. Andare avanti per noi non significa creare degli ADTR diversi, ma aggiungere cose sempre nuove a quello che abbiamo già prodotto; è un continuo processo di creazione e di miglioramento.

È la prima volta che suonate in Italia?

No, abbiamo suonato a Cesena, Bologna, Milano, Roma; ci piace molto suonare qui. Io personalmente amo la cultura italiana, l’ospitalità, il fatto di poter essere “nutrito e coccolato”… è fantastico!

I vostri amici e parenti vi hanno supportato all’inizio della vostra carriera?

Mia madre mi ha supportato molto, e anche gli altri componenti della band sono stati supportati dai loro amici e dalle loro famiglie. Allo stesso tempo c’erano alcuni che non capivano quello che stavamo facendo, che pensavano che stessimo solo perdendo il nostro tempo. All’inizio è stato difficile anche per le persone che ci circondavano capire quello che stavamo facendo, perché vedevano che andavamo in giro ma non quello che stavamo ottenendo; dovevamo cercare di dimostrare che stavamo facendo qualcosa di veramente importante per noi, e non solamente andando in giro a cazzeggiare. Adesso invece tutti sono molto fieri di noi e cercano di venire alla maggior parte dei nostri concerti. Quando abbiamo iniziato eravamo giovani (io avevo 15 anni) e se non avessimo avuto delle persone importanti dalla nostra parte non saremmo mai arrivati dove siamo ora; comunque resta il fatto che in molti hanno cercato di fermarci. È stata davvero dura… ma alla fine se non fosse stata dura non ne sarebbe neanche valsa la pena, no?

Vuoi raccontarci qualcosa della Elevated Engineering?

La Elevated è nata in collaborazione con un mio amico artista e skateboarder di Ocala; per noi è un modo diverso di essere creativi ed esprimere noi stessi, che va oltre la produzione musicale. Ultimamente l’ho un po’ trascurata perché sono stato preso dalla registrazione di Common Courtesy e dal tour, ma tornerò presto a far uscire qualcosa!

Every Time I Die

Guarda la fotogallery A DAY TO REMEMBER @Alcatraz(MI) 28.1.2014


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