DIESEL BOY: Rode Hard And Put Away Wet

DIESEL BOY: Rode Hard And Put Away Wet
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DIESEL BOY: Rode Hard And Put Away Wet

La Honest Don’s può essere considerata, sia che la si ami o che la si odi, come l’etichetta regina del pop-punk made in U.S.A., ed ogni sua uscita è quindi degna di nota, se non altro per sapere come si muove la scena delgenere. Ed è interessante notare gli sviluppi del “suono” Honest Don’s proprio da un disco come questo ultimo lavoro dei Diesel Boy, “Rode Hard And Put Away Wet”. Quarto disco per la band di Santa Rosa il nuovo capitolo non si distacca in maniera netta dai precedenti, ma sicuramente mostra nei suoi 38 minuti la molta esperienza accumulata girovagando senza sosta per il mondo a suonare. C’è molta carne al fuoco nelle 15 tracce di questo disco, dalle ballad acustiche (?!?) di “Waltz of the Disappearing Girl”, al rock di “Dog In The Turkerbox” al più consono pop-punk, che possiamo incontrare in”Big Sparkling New” e comunque nella maggioranza degli episodi, e per sgombrare il campo da inutili dubbi vi posso subito dire che la materia che riesce meglio ai nostri è comunque quest’ultima. Infatti sinceramente non sicapisce la necessità di brani autoindulgenti o peggio inutili quali la finale “Me and Kate”, esempio di come non dovrebbe chiudersi un album, almeno se si mira a fare del punk. Per il resto il disco fila via senza infamia e senza lode, con una buona manciata di episodi e due-tre braniparticolarmente riusciti. Ad ascoltare gli inizi dei pezzi sembra quasi che la batteria suoni sempre lo stesso ritmo e che a cambiare siano solo chitarra voce e basso, ma questo non renderebbe comunque giustizia ad ungruppo con molta esperienza e molte cose da dire. Forse è stata proprio la troppa voglia di uscire dal solito che li ha fatti sbagliare qualche cosa, ma il loro valore è e resta comunque intatto. A dimostrazione di questo viporto il testo di “Stroking My Cat”, vera perla di songwriting con Diesel Dave (il cantante) alle prese con tutte le più belle donne del mondo -da Sarah Michelle Gellar a Cameron Diaz- e la delusione di non averne per senemmeno una. E forse è proprio questo il valore aggiunto della band, testi tra l’ironico ed il caustico da prendere chiaramente sul ridere. Traendo leconclusioni si può certamente dire che il lavoro in questione non farà sicuramente la storia del genere ma rimane comunque un discreto prodotto per gli amanti del genere e per chi si è stufato di suoni sempre troppo pesanti.Non sarà la rivoluzione copernicana del pop-punk, ma in tempi di emo-core forse questo è uno degli antidoti possibili.


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