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..”siamo sempre stati affascinati dal poter sperimentare cose nuove senza dover limitare il nostro sound o basarci esclusivamente sulle aspettative degli ascoltatori.”..

 

Ciao Ingo. Max della CHORUS OF ONE ha posto alla mia attenzione il vostro nuovo album “The long way home”. Pur avendo letto e sentito ottime cose su di voi, il mio ultimo ricordo concreto è datato 2003 quando suonaste al Deconstruction tour. Ad ogni modo vedo che recentemente avete raggiunto una certa popolarità in Germania. Cosa è successo in questi ultimi 7 anni?

 

Ingo Donots: Ciao a tutti e grazie. Tutto è andato ottimamente negli ultimi due anni. Dal punto di vista dei tour abbiamo rallentato un attimo ma al tempo stesso nella nostra carriera abbiamo suonato oltre 1000 concerti e siamo alle prese con il miglior tour da headliner di sempre. Abbiamo suonato tantissimo festival estivi in Europa e Giappone e recentemente siamo stati invitati dai Green Day ad aprire i loro concerti!

Per quello che riguarda il punto di vista discografico, dopo 5 anni di autoproduzioni a metà anni 90, nel 1998 abbiamo siglato un accordo con Sony/BMG per la Germania mentre Bruning Heart ha seguito l’uscita nel resto di Europa. Nel 2005 abbiamo iniziato l’avventura con la nostra etichetta Solitari Man Records per quanto riguarda il territorio giapponese, dove abbiamo avuto la fortuna di seguire band come Placebo, Dropkick Murphys, Boy Sets Fire, The Toy Dolls e Beatsteaks. Nel 2006 abbiamo deciso di intraprendere anche la strada europea con la nostra etichetta e di conseguenza abbiamo lasciato la Sony. Oggi siamo tornati totalmente all’autoproduzione, decidendo totalmente con chi lavorare. Con la nostra etichetta abbiamo rilasciato due album e le cose sono andate davvero bene. Sembra banale e patetico ma finalmente abbiamo anche un po’ di tempo per le nostre vite personali…

 

“The long way home” è sicuramente un disco eterogeneo. Ci si può trovare all’interno ballate, parti elettroniche, canzoni più punk-rock ed altre più “emo”. Possiamo dire che avete trovato la vostra strada? O forse dobbiamo aspettare nuovi cambiamenti per il futuro…

 

Credo che a partire da “Coma Chameleon”, il nostro album precedente, siamo sempre stati affascinati dal poter sperimentare cose nuove senza dover limitare il nostro sound o basarci esclusivamente sulle aspettative degli ascoltatori. La cosa più bella di questo mondo è sentirsi liberi di scegliere cosa fare e come farlo, soprattutto a livello artistico, cercando di raggiungere la perfezione per ogni singola canzone. Ci sono molti strumenti che stiamo aggiungendo a quello che era il tipico suono dei Donots, con l’intento di raggiungere un nuovo livello musicale. Amo questo nuovo album “The Long Way Home” proprio per la sua varietà e non vedo l’ora di di iniziare a comporre un nuovo disco. Cercheremo nuovamente di sorprendere noi stessi…

 

Come successo anche per il disco precedente e come tu hai appena detto, anche questo “The long way home” esce per la vostra etichetta Solitary Man Records. Siete tornati quindi all’autoproduzione. Come mai questa decisione? La musica è il vostro lavoro?


L’etichetta è il nostro secondo lavoro dopo il gruppo e ci porta via moltissimo tempo. Veramente non abbiamo avuto molto tempo per dormire negli ultimi due anni a causa di tutto il lavoro extra legato all’etichetta. Ma sinceramente tutto mi sembra migliore ora che siamo tornati ad avere il pieno controllo di tutto ed aiutati da qualche amico a livello promozionale. Siamo fieri di essere riusciti a fare il nostro miglior tuor di sempre ed aver raggiunto MTV e le principali radio solo con le nostre forze e senza una grande e ricca struttura alle spalle. Questo significa che non è indispensabile avere grosse società alle spalle per ottenere grandi risultati. Questo è uno dei motivi per cui abbiamo deciso di collaborare anche come un’etichetta come CHORUS OF ONE che ci sta aiutando per l’Italia!

 

Quale pensi sia il modo migliore per promuovere una band nel 2010?

 

Cerchiamo sempre di essere a stretto contatto con i nostri fan grazie alle nuove piattaforme web come Facebook, Twitter, Myspace, Youtube. Oggigiorno le persone non vogliono solo ascoltare la musica, desiderano essere parte integrante di una band, conoscendo tutto quello che succede oltre ai concerti. Abbiamo lanciato numerosi contest, preparato video dei nostri tour, regalato mp3 e chiesto ai ragazzi di caricare i propri video dei Donots. Non vogliamo essere una band ed una etichetta anonima. Credo questo possa fare la differenza. I DONOTS sono una band a portata di mano sia sul palco che giù dal palco!

 

 

 Tutte le volte che una band American viene in Europa a suonare la gran parte del tour è in Germania. Da questo posso dedurre che la vostra scena sia ancora molto viva. Descrivicela dal vostro punto di vista…


La scena in Germania è veramente attiva e ad ampio raggio d’azione. Ci sono tantissimi promoters e ragazzi che organizzano concerti, partendo dal piccolo centro occupato fino ai locali più grandi. C’è sempre la possibilità di trovare qualche concerto! Poi moltissime webzine e magazine seguono attentamente ogni movimento e diffondono le notizie. La scena tedesca è un fittissimo network di amici e questo è quello che apprezzo maggiormente!

 

Siete sicuramente una delle band europee con maggior esperienza “live”. Qual è il ricordo più strano tra tutti i tour passati? La miglior band con cui siete stati in tour?

 

Abbiamo bei ricordi di ogni concerto che abbiamo avuto la fortuna di suonare. Ogni evento ha sempre un motivo particolare per esistere. Il ricordo più bizzarro è sicuramente legato ad un tour per i paesi baltici, per poi passare dalla Polonia fino all’Ungheria. Era gennaio e c’erano -30°C, eravamo dei pezzi di ghiaccio nel nostro furgone e quando siamo arrivati a Lipaja in Lettonia abbiamo trovato dei pezzi di ghiaccio all’interno dei nostri amplificatori…

Devo dire che siamo sempre stati fortunate a trovare sempre ottime band con cui stare in tour. Non me la sento di fare un nome in particolare, con tutte abbiamo passato dei piacevoli momenti e con molte siamo ancora in contatto.

 

Qual’è la tua canzone dei DONOTS preferita?

 

Probabilmente “Stop the clocks” dell’album “Coma Chameleon”, che trovate anche come bonus track dell’edizione Italian di “The long way home”. Una canzone molto melanconica che ha mostrato per la prima volta una nuova faccia dei Donots e che ci ha permesso di trovare nuovi amici. Senza aver grosse aspettative a riguardo è stata anche nominata miglior canzone del 2008 da Einslive, ona delle radio più grandi in Germania!

 

State pianificando un tour Europe che passi anche per l’Italia?

 

Spero di poter venire in un futuro non troppo distante. Stiamo cercando di essere inseriti in alcuni festival europei importanti e magari supportare qualche band internazionale. A dicembre torneremo in Giappone per l’ennesimo tour. Non vedo l’ora!

 

Grazie Ingo per il tempo concessoci! E’ stato un piacere ascoltare questo vostro nuovo disco!

 

Grazie a voi per l’intervista e per aver supportato la nostra band. Collegatevi ai nostri siti per rimanere aggiornati anche per i prossimi concerti: donots.com e myspace.com/donots!

 


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