EL PASO

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Questa intervista nasce, idealmente, con la morte di Giovanni Agnelli… io, piemontese, mi precipito quasi subito a leggere sul sito del Paso, che per chi non lo sapesse è il centro sociale storico di Torino, le riflessioni che Mario “Spesso” ha scritto ha riguardo… le trovo illuminanti e decido che qualche domanda la voglio fare anch’io a chi, come lo Spesso appunto, ha fatto della sua vita un progetto vivo ed in continua evoluzione… in fondo che cos’è più punk di questo? Leggetevi queste poche righe… cercate di riflettere su quanto viene detto, spero possiate apprezzare almeno quanto il sottoscritto.


Puoi raccontarci, a grandi linee, com’è nato El Paso ecome viene attualmente “gestito”?

beh, su questo puoi leggerti qualcosa sul ns sito (http://www.ecn.org/elpaso)sez. concerti, dove c’è un po’uno spiegone a propositodei concerti. Così come i concerti vengono organizzateanche tutte le altre attività pubbliche.
Come è nato… nella sez. archivio ci sono alcune fotoed articoli interessanti… ti dico solo che l’alberogenealogico pasico parte dall’82/83, dall’incontro delCollettivo Punx Anarchici con gli anarchici di ViaRavenna (quelli che si erano divisi dalla FAI). Da lìil Collettivo Avaria, quindi nel 1987 l’occupazione diEl Paso primo posto occupato del Piemonte. Il tuttoattraverso una ventina di (tentate) occupazioni aTorino, giri infiniti per vedere gente e concerti(Victor Charlie a Pisa, Virus a Milano, Tuwat a Carpi,Sobbalzo ad Imperia etc…), manifestazioni dappertuttoin Italia, processi, scontri, galera, casini d’ognigenere.
La gestione attuale è informale: non facciamo piùriunioni ufficiali, non ce n’è bisogno. Vivendo qui opassandoci sovente, sia gli abitanti che i compari siparlano in ogni momento. Zero burocrazia, gruppi dilavoro, sottosezioni e cagate del genere.



Fin dallo “slogan” che campeggia sul sito(“ne centro, ne sociale, ne squat”) si capisceche volete sentirvi diversi rispetto alla quasi totalitàdelle altre realtà autonome italiane; perché? Cosa atuo giudizio non va negli altri?

Siamo diversi, siamo persone molto differenti dallamaggioranza degli altri posti. Siamo nati come punx (etali rimarremo nell’attitudine anche se il materiale peri mohicani scarseggia), non siamo di sinistra maanarchici o comunque libertari nel metodo (definiamo ElPaso un posto anarchico piuttosto che un posto dianarchici); questo comunque non ci ha minimamentelimitato nel muoverci in solidarietà con altri soggetti(a differenza di quasi tutti), addirittura nei confrontidi posti come il Leoncavallo, del quale comunque già 12anni fa denunciammo le velleità da holding.
Non ci sono mai piaciuti i banfoni, i politicanti, ipunk di gomma, i ribelli del sabato sera, gli artisti,gli affaristi…
Per noi è sempre stato chiaro che il metodo ideale perfare le cose come volevamo non sarebbe mai statoingrandirci a dismisura sotto nessun aspetto, mapiuttosto allargare la pratica: da El Paso sono partitemolte delle altre occupazioni torinesi. Non siamo névogliamo essere ‘centrali’ né sociali. Siamo ben conscidei nostri limiti e peculiarità, non vogliamo mediaresolo per la sopravvivenza, quindi è meglio creare dieciposti diversi, anche in conflittualità, che nondiventare un posto dove la gente manco si conosce e sideve rapportare in riunioni e commissioni attraversodelegati e capetti.
Abbiamo occupato per vivere non per sopravvivere, quindivogliamo stare bene, in un posto che ci piaccia e chenon ci limiti. Siamo individualisti, egoisti e generosi,non egocentrici.
Chiunque ci abbia chiesti aiuto, ci abbia propostoiniziative affini ha sempre trovato spazio, aiuto,attenzione, soldi, strumenti, attrezzi. in 15 anniabbiamo dato più di 120 milioni tra avvocati,prigionieri, iniziative, giornali anarchici, radio,posti occupati e persone che erano nella merda…
Soprattutto non ce ne frega nulla di avere garanzie sulfuturo (semmai esistano), per questo ancora ora nonabbiamo rapporti né accordi né sostegni da parte delComune o di partiti o associazioni. E sono pochi a nonfarlo e alcuni a mentire a riguardo…
Fuori dai coglioni i politicanti di qualsiasi colore.

Siete uno dei pochissimi posti di Torino veramenteaperti ai gruppi di attitudine punk, ne fate suonare inmaniera continua e promuovete sempre gli emergenti…come giudichi lo stato di salute della musica “dibase”?
La musica ‘di base’ -termine orribile- (concordo, ndr)punk esiste nella misura in cui ci sono ancora persone acui girano i coglioni abbastanza da ribellarsi e dapensare che la propria rabbia abbia bisogno di una degnacolonna sonora.
Vedo molto sonno, molta mediocrità, molta miseria,molta rassegnazione ultimamente in giro. Ciò siriflette anche sulla musica. Se un teenager ascoltasibili prodotti da un pc invece che sputare sangue suuna chitarra qualcosa vuol dire. Per me vuol dire che illivello di vitalità è basso.
Opinione mia, naturalmente, ma vedo che si preferisceconsumare (qualsiasi cosa a qualsiasi costo, aggratis ocarissima) che fare. Se non ci sono desideri allbase….
Ci possiamo vantare di sostenere una bella scena 13produzioni (e altre due in arrivo), 15 coproduzioni (ealtre 3 in arrivo), sale prova, 2000 band passate diqui, una distribuzione che fa girare materiale (autoprodotto,fatto da indipendenti, piratato) da 15 anni… Beh,dispiace solo che altri non ci abbiano credutoabbastanza: Anni fa eravamo in tanti a farlo, ora  no.C’è chi si è messo a farlo per soldi (da noi nessunoviene pagato per nulla, tutte le entrate servono allamanutenzione, alle produzioni..), chi ha ceduto, chisemplicemente si è reso conto che ste’cose si possonofare solo da giovani ed ora ha figli lavoro famiglia eil tempo libero gioca a tennis..
Qui (To) c’è bella gente comunque, nessuno che smania acercare contratti, apparire in tv, vendere il culo…non è il paradiso, ma rispetto a scene di altre cittàc’è calore…. sono (siamo) un po’ tamarri, però decore….
Ultime belle cose che ho sentito (e non cito il live deiWoptime solo perchè son coprodotti da noi…), l’ultimodei Confusione, grande più del primo… gli Arsenico, iRedrum, i No Info… andateli a vedere poi mi dite… (osentiteveli sul sito pasico, quasi tutti hanno un filemusicale in mp3..)



Checosa ti ha dato, e cosa ti ha eventualmente tolto, lascelta del tuo stile di vita? Qual’è la molla che tispinge ogni giorno a continuare senza mai mollare laspugna?

Non ho mai pensato di dover rinunciare a nulla, anziesattamente il contrario: non mi ha tolto nulla e mi hadato la possibilità di provare a fare tutto ciò chevolevo. Stando qui, in questo giro e con questi metodinulla mi è precluso, compreso il progetto di rovesciarecompletamente le cose. Capisco che possa sembrareridicolo a molti, ma vivendo in questa maniera sonopronto a ricominciare da capo in qualsiasi situazione;l’autogestione è un ottimo metodo per forgiarti ilcarattere, ampliare le proprie voglie e realizzare leproprie pulsioni. Non ho spugne da mollare.
A 40anni vedo come vivono gli altri, anche quelli ben piùgiovani e mi fanno pena. Incastrati dal nulla verso ilnulla. Posso addirittura azzardare di stare fisicamentemolto meglio della maggior parte di gente che ha la metàdei miei anni (e sì che non mi risparmio, chi miconosce si sarà fatto un’idea ben chiara…), e non mifaccio mancare nulla, ma proprio nulla.
Facciamo un esempio pratico: se mi offrissero una casa eun lavoro sicuro, regolare, da 4-5 milioni al mese, nonaccetterei (in realtà non accetterei nulla). Avròforse meno soldi di altri (ma posso farli alla svelta sevoglio) ma so di più, ho imparato più cose, ho piùesperienza, amici e conoscenti, più risorse e sonoabituato a cavarmela in qualsiasi situazione. Non soquanti di quelli che magari vanno a fare bunging jumpeeper noia potrebbero cavarsela per la strada senza cartadi credito o famiglia…

 Qual’è secondo te il problema più grande deitempi che, malauguratamente, stiamo vivendo?

Rassegnazione.

Come giudichi Torino in questo periodo? Con la crisi lecose sono ancora peggiorate…

Ah sì? Senza fabbrica si vive meglio. Se poi si deverinunciare alla terza macchina alla quarta tv, alloswatch, all’auto nuova ogni due anni, al villaggiovacanza, alla dieta… secondo me vivono meglio tutti.Io manco ho la patente, mai salito su un aereo, maiavuto un conto in banca e non mi manca proprio nulla…
Con la morte del parassita Agnello e la crisi dell’autoabbiamo tutto da guadagnare: crollo della monoculturaautomobilistica, dell’oligarchia di sti’bastardi,disgregazione sociale… in tempo di crisi ci sono imargini per riflettere, decidere… La parola crisi èla sintesi delle parole ‘possibilità’ e ‘pericolo’.Essere uomini mica vorrà dire fare la vita del tacchinod’allevamento…

Come ti vedi, e come vedi il Paso, tra dieci anni?
Non lo vedo. Le Olimpiadi incalzano, le menti sispengono.. boh, in ogni caso non ho mai pensato al Pasocome una presenza monolitica ed eterna.
E’una delle (tante) esperienze che finirà, ed è megliofarsene una ragione da subito, come tutto: quelli chenon pensano a come andrà a finire, anche a come sivuole morire (sia come esperienze che fisicamente) sonodestinati ad essere vittima dell’ingordigia o dellastupidità altrui.
Quel che conta è che io abbia fatto le cose col miometodo e provato a fare cose che di certo non avreipotuto fare in altri ambienti senza accontentarmi maidel ‘male minore’ e senza limitare nessuno eccetto chilo fa per mestiere, per convinzione o perrassegnazione..


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