ENJOINT: Do you wanna dance?”

ENJOINT: Do you wanna dance?”
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ENJOINT: Do you wanna dance?”

Non si giudica un libro dalla copertina, questo è certo e vale anche per i cd, ma la prima nota di merito per questo album dagli Enjoint, va sicuramente alla bellissima grafica retrò che compone libretto e cd stesso. Un vintage ricercato e curatissimo che fa sorridere nella sua genialità.Il prodotto musicale è ottimo, piacevole e ben suonato, di quelli che ti fan venir voglia di ballare, ma che ti possono anche accompagnare con allegria mentre fai altro.

“Do you wanna dance?” : quaranta minuti di ska, allegria e buona musica, con quello stile dei passati decenni che aggiunge sempre una certa classe al lavoro.

La band veneta apre le danze (è proprio il caso di dirlo) con “Ska attack” brano tipico da fiesta ska, che ci introduce direttamente nel pieno del lavoro con “Irene” e la title song “Do you wanna dance” degne inseguitrici della prima botta di allegria. I testi sono freschi e simpatici e l’ironia old style di “commissario Burton” contagia l’ascoltatore. Colpiscono gli arrangiamenti ben curati e i suoni mai banali, con repentini cambi di tempo e i tipici “se e giù” dello ska che rendono l’atmosfera sempre più festaiola. La voce di Francesco si sposa bene con le sonorità della band e la sezione fiati (tromba, due sax e trombone) non risparmia buone intuizioni.

“Allarme rosso” lascia un po’ perplessi, ma a fugare ogni dubbio sulla validità della band ci pensa il bel quadretto ironico dipinto in “Ferragosto” : “…case abbandonate e vuote han riempito il mio furgone” sa di geniale e il pezzo coinvolge assai.
Il ritmo incalza e devo ammettere che è davvero difficile restare fermi mentre si ascolta questo disco, qualunque sia la propria inclinazione musicale. Lo ska è allegria e quando è ben suonato contagia chiunque.
“Pensiero preferito” non ha certo un testo originale, ma introduce bene le tre valide canzoni finali : “Strano il destino” ricorda vagamente le sonorità degli Arpioni e scorre via lenta e piacevole, seguita dalla reggaeggiante “Lo strano gioco” e dalla last song “Incubo”, una delle più belle del disco : testo tagliente, musica tirata e ultima scarica di entusiasmo prima che finiscano le danze.

Un bel lavoro insomma, che forse non si ricorderà come un disco di svolta nel panorama ska italiano, ma che conferma senza dubbio la validità degli Enjoint, una band capace di scrivere bei testi, di suonare bene e di far ballare la gente… e scusate se è poco!


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