FORTY WINKS

FORTY WINKS
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Hanno portato il punkrock di matrice Italiana in giro per il mondo, tenendo alta la nostra bandiera dall’America al Giappone. Un mese fa è uscito il loro nuovo cd … le aspettative sono molte… ecco a voi i Forty Winks!

Forty Winks 1998-2005 presentatevi.. (dato che è la prima intervista su punkadeka)
Nel 1998 andavamo ancora a scuola e ci interessava solo andare in skate, ubriacarci e suonare. la musica era un’occasione per tenere uniti gli amici e una scusa per bere gratis. fondamentalmente giocavamo. un anno dopo abbiamo registrato il demo e nel 2001 il primo album, “to the lonely hearts”, ma ancora eravamo piuttosto inesperti..nel 2002 abbiamo organizzato con un amico il primo tour europeo. per poter partire robbi ha lasciato il lavoro in banca e da allora non ci siamo più fermati. è stato l’inizio di una nuova fase, abbiamo sentito sulla pelle gli alti e i bassi della vita di strada, suonare in qualunque situazione e dormire sui pavimenti di mezzo mondo. è tutt’ora la cosa più importante, stare insieme e vedere cosa succede, ogni anno e ogni tour le cose cambiano, poco a poco le persone cominciano a conoscerti e i concerti migliorano. nel 2003 è uscito “sweet sweet frenzy”, un ep di sette pezzi, mentre è da poco in circolazione “forty winks”, il nostro nuovo album.

Quali sono le vostre influenze musicali?
Se inizialmente le influenze erano punkrock e hardcore melodico, quasi a voler riportare una scena californiana nella nostra città, col tempo abbiamo allargato gli orizzonti. abbiamo sempre ascoltato di tutto.. “forty winks” si porta dietro tutte le esperienze dell’ultimo anno. essere spesso in tour ti porta ad ascoltare ore e ore di musica, mentre viaggi in furgone. non ci piace sentire la stessa roba per troppo tempo e ci portiamo dietro quintali di cd. questo disco è forse meno etichettabile come poppunk o emo o punkrock come era stato fatto per “sweet sweet frenzy”.. volevamo liberarci dalle solite definizioni, stare per forza dentro un genere rischia di frenarti.. cercavamo qualcosa di meno scontato e mi sembra ci siamo riusciti.. le influenze sono diverse e non sempre esplicite, penso comunque il suono dell’album sia compatto, ha una sua personalità, questo basta.Come potete definire il vostro genere musicale?
La definizione che preferiamo è semplicemente rock, con influenze varie.. poi ognuno si fa la propria idea.

E’ appena uscito il vostro cd.. presentatelo agli utenti di Punkadeka.it
Allora.. il nuovo album è uscito l’8 aprile, noi siamo molto carichi e legati al disco. Ognuno dei pezzi ha la sua storia. a giugno 2004 ci siamo ritirati una settimana su un colle in toscana per comporre, sono uscite melodie molto strane che non abbiamo registrato, ma in quella sessione è nata l’idea di “on the brink”. “black & white” l’abbiamo completata in tour in giappone, “knockout” aveva una diversa versione precedente, “something to say” è stata quasi completata in un pomeriggio. ad ottobre avevamo molti altri pezzi pronti ma li abbiamo scartati e abbiamo rifatto tutto. l’album è il frutto di tutte queste cose. il risultato è diretto, le strutture e i suoni sono semplici, abbiamo giocato su altri piani.. il materiale l’abbiamo raccolto nel tempo ma i pezzi sono stati fatti nel giro di due mesi.le grafiche sono state curate da law & order (www.laworder.biz), sono amici di bologna che da anni si occupano di grafica, gli avevamo dato qualche idea, penso abbiano superato ogni aspettativa..



Quali sono le differenze dal precedente Sweet Sweet Frenzy?
Per la prima volta la produzione musicale è completamente nostra. non che per sweet sweet frenzy qualcuno ci avesse detto cosa fare, ma in passato non avevamo la stessa consapevolezza.. per quest’album avevamo le idee molto chiare sul tipo di suoni da ottenere e su come arrangiarli, in modo da poter controllare da vicino ogni fase della registrazione. è stato fondamentale perché non avevamo molto tempo. il west link era il posto ideale perché ci hanno dato carta bianca. è un suono sicuramente più personale, abbiamo per la prima volta usato un synth, suona spontaneo, quasi infantile, senza alcuna presunzione elettronica..

E’ il vostro secondo cd licenziato dalla Wynona Records, com’è lavorare con loro?
Con wynona ci troviamo molto bene, soprattutto a livello personale, per questo possiamo anche scazzarci senza problemi. siamo sempre costruttivi e riusciamo ad ottenere il meglio in senso reciproco. I genovesi ci sanno fare, belìn!

Avete suonato un pò per tutto il mondo … Giappone, Stati uniti, Europa… qual è la nazione che vi ha colpiti di più? e perchè?
Dite voi.. gli stati uniti sono immensi, abbiamo viaggiato da new york alla california e questo, per una band che non ha mai visto l’america, basta a rendere un tour memorabile. era abbastanza improvvisato e questo ha reso il tutto più coinvolgente, se le cose fossero andate diversamente avremmo perso molte occasioni.. il giappone è stato completamente diverso, organizzazione perfetta dall’inizio alla fine. a gennaio siamo andati per la seconda volta, un tour di due settimane con i brahman, sono rockstar della scena indipendente giapponese quindi locali fighi, un migliaio di persone a sera, feste dopo, i giappi poi sono davvero amichevoli ed entusiasti, ai concerti danno tutto. le giapponesi sono calde ma quasi nessuna parla inglese.. la terza settimana l’abbiamo passata a tokyo per suonare l’ultima data, con vanilla sky e beerbong che erano appena arrivati per il loro tour.. abbiamo passato insieme una serata allucinante al lexington di shibuya (la zona fashion di tokyo) con modelle e bere offerti fino al mattino.. bisogna assolutamente tornare. l’europa è una realtà più simile alla nostra, piccole variazioni giorno dopo giorno, tutti sempre accoglienti, è meglio girarla d’estate perché d’inverno si muore dal freddo..

Qual è la differenza nel suonare nei differenti continenti.. com’è la reazione del pubblico?
L’europa è simile all’italia, generalmente freddi ma attenti e molto ospitali. l’est europa e il giappone sono incredibili, la gente ai concerti partecipa al massimo. in america c’era un party dopo ogni concerto, il fatto di essere italiani ha sicuramente aiutato. l’inghilterra per ora è stato il posto peggiore in cui abbiamo suonato, tutto sommato un po’ grigio..

Come è stata l’esperienza dell’independent day dell’anno scorso?
Un ottimo inizio di stagione. avevamo chiesto di suonare presto per poter vedere i velvet revolver all’arena (..certi idoli non si dimenticano..). quando al pomeriggio siamo scesi in backstage la tenda era ancora vuota e sembrava che nessuno sarebbe arrivato. invece al momento di presentarci sul palco la gente è venuta, tutti lì per noi. la sera poi i velvet revolver hanno spaccato, vecchioni ma sempre grandi.

Qual’è stato finora il vostro miglior concerto?
Chi lo sa.. sicuramente di recente un concerto che ricordiamo con grande piacere è quello del covo il 25 marzo, per presentare l’album nuovo. il locale era stipato di gente, molti erano amici, anche di quelli che non vedi mai perché sei sempre via, l’aspettativa era grande, da parecchio non suonavamo a bologna e volevamo che la data fosse memorabile. per l’occasione avevamo raccolto ed elaborato immagini video nostre, tra i filmati dell’ultimo anno di tour, festini e vita quotidiana, per proiettarli alle nostre spalle durante il concerto. di grande effetto, tutti commossi, noi per primi..

…e il peggiore?
Credo sia stato un concerto d’istituto nel 1999, avevamo appena cominciato. quel giorno c’erano almeno una decina di gruppi e quando è toccato a noi avevamo già bevuto e fumato oltre limite. al tempo pensavamo che essere una band significasse prima di tutto sbandarsi e fare più casino possibile. la musica veniva dopo. era un ottimo sfogo. il risultato furono tre punti in testa e il rischio di rimanere fulminati, del concerto pochi ricordi. bei tempi..


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