Francesco Dezio: Qualcuno è uscito vivo dagli anni Ottanta: Storie di provincia e di altri mali

Francesco Dezio: Qualcuno è uscito vivo dagli anni Ottanta: Storie di provincia e di altri mali
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Francesco Dezio:  Qualcuno è uscito vivo dagli anni Ottanta: Storie di provincia e di altri mali, Stilo 2014

di Pierpaolo Riganti

copertina dezio FRONTE OKNegli ultimi mesi i media sono tornati a parlare di Julien Temple, ospite al Torino Film Festival e al Napoli City Film Festival: il regista ormai sessantenne del rock e del punk sovversivi iniziò la sua carriera con i cortometraggi sui Sex Pistols. In un’intervista al Corriere della Sera (19/11/2014) Julien Temple ha dichiarato: “… quei musicisti oggi sono come degli zombie. Quello che mi sorprende è che la rabbia del punk, scaturita dalla crisi economica, non abbia dato origine a fenomeni analoghi, oggi che la crisi è più forte (…). Era un’epoca più innocente, oggi l’informazione è frammentaria, la gente è bombardata dai media. Se vuoi una vasta platea vai sul web, è più difficile raggiungerla lanciando messaggi sovversivi su un palco (…). È diventato complicato identificarsi con una protesta che rimanda, per esempio, alla mancanza di diritti civili. Tutto il rock cannibalizza se stesso, uno stile finisce per mangiare l’altro”.

Sono pressappoco le stesse riflessioni che scaturiscono dal recentissimo libro di Francesco Dezio, Qualcuno è uscito vivo dagli anni Ottanta (Bari 2014, Stilo ed., pp. 120, euro 12): otto racconti che hanno per protagonisti giovani appassionati di musica punk e rock. Nei primi due (Qualcuno è uscito vivo dagli anni Ottanta; In questo paese non succede mai niente), ambientati tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta, è evidente la forza contestatrice ed eversiva di questa musica, nella quale si identificano i punk della provincia pugliese e un altro vasto sottobosco umano fatto di quasi-malavitosi, anarchici, emarginati, perdigiorno, tossicodipendenti, giramondo e figli dei fiori. Biografie a tinte fosche di irriducibili a qualsiasi normalità borghese, piccolo-borghese o anche proletaria.

Qualcosa è cambiato già nel terzo racconto, Il concerto di Melpignano (20 giugno 2005): lo storico concerto è descritto come un rituale stanco, che sa di maniera e di autorappresentazione, tra baci di fidanzatini e accendini accesi, in cui si esibiscono formazioni poco convincenti e poi un’icona assoluta del rock, Iggy Pop, l’Iguana, che – per dirla con Julien Temple – fa la parte dello zombie: un anacronismo vivente, fuori contesto, tra le Yumi Yumi, “duo di ragazze giapponesi che producono senza soluzione di continuità nenie bubblegommose e schitarrano jingle e motivetti nonsense” (p. 46), i Mando Diao, “due frontman che sanno solo fare i fighetti… Non saranno d’accordo con me i pubblicitari Vodafone, qualche loro canzone sembra fatta apposta per far da suoneria al cellulare ” (p. 47).

Segue la storia dell’“alternativa fuori tempo massimo”, Carla, che vive il suo rapporto irrisolto con il lavoro e con gli uomini emigrando e controemigrando in un’Italia ormai berlusconizzata.

E poi tre racconti (Almeno il Sabato; Alla conquista dell’Est; L’outlet di Molfetta) in cui si è definitivamente compiuta la deriva dalla protesta al ripiegamento nel privato, nella solitudine, nell’individualismo rassegnato o prepotente, tra licenziamenti e delocalizzazioni: i leitmotiv che riavvicinano queste storie al fortunatissimo romanzo d’esordio di Dezio (Nicola Rubino è entrato in fabbrica, Feltrinelli 2004). Nel racconto conclusivo (Appuntamento Al Pianeta) due ragazzi si amano e si lasciano, in una storia d’amore vissuta più su internet che in prima persona, tra illusioni, fantasie, ascolti musicali, tentativi di chiamate e messaggi che restano senza risposta.

Mentre si compie questa parabola discendente, sono citati una settantina di gruppi musicali, su cui i protagonisti pugliesi esprimono giudizi critici. Labirinticamente, di racconto in racconto, le citazioni di formazioni famose o sconosciute si moltiplicano sempre più senza che ci siano, col passare degli anni e dei decenni, icone punk o rock davvero rappresentative, carismatiche, interpreti del disagio sociale di un’epoca, quella degli anni zero, nonostante la presenza di gruppi validi ed interessanti, quasi a segnalare la destrutturazione totale del panorama musicale, oltre che sociale: Led Zeppelin, AC/DC, Clash, Oasis, Diaframma, Rolling Stones, Gang, Pink Floyd, Underage, Arab Strap, Ramones, Ultravox, Sex Pistols, Orda, Not Moving, Lingomania, Chain Reaction, CCCP, Litfiba, Cure, Died Pretty, Negative Disarcore, Joy Division, Church, Delgados, Rich Fisch in Hand, Boohoos, Simple Minds, Doors, U2, Velvet Underground, Yumi Yumi, Bis, Mando Diao, Libertines, Strokes, Stooges…e tanti altri.

A questo amaro prezzo, secondo Dezio, si esce vivi dagli anni Ottanta, per citare, deformandola, una canzone degli Afterhours.


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