GAVROCHE

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…”Nessun effetto. La politica ci ha sempre deluso. Quando vedremo dei fatti ne riparleremo.”…

Allora cominciamo dall’inizio: com’è nato il vostro gruppo, cosa significa il vostro nome… insomma presentatevi un po’ per gli ignoranti che ancora non vi conoscono.

Il gruppo nasce 4 anni fa per volere di Ale, bassista del gruppo. In quegli anni Ale, Gigio e Diego suonavano nei RevengE gruppo ska-core, mentre Giò cantava nei Rankore gruppo combat-rock. Con la fine dei nostri precedenti gruppi iniziamo cosi’ questa nuova band uniti dagli stessi gusti musicali, dalla voglia di suonare e divertirci, e da una piccolo paese che poco offre ai giovani.

Dopo il vostro demo-cd uscito tempo fa, questo “Ragazzo come noi” recentemente uscito per Anfibio e altre etichette indipendenti può essere considerato il vostro primo vero lavoro. Com’è nato questo album e come vi siete trovati con le etichette che vi stanno distribuendo, visto che per lo scorso lavoro avevate fatto tutto da soli?

Quando era uscito il primo album non conoscevamo ancora nessuno. Da allora ad oggi invece, possiamo vantare l’amicizia di ottime persone, tra cui coloro che ci hanno aiutato nell’uscita dell’album: Christian dell’Anfibio Records, Riccardo della Casciavite Rec., Jhonny della Smart Rec. e Macno, Mastello e Perno del Complotto.Ottime persone, Ottimi amici.

 

Una vostra caratteristica e quello di vendere i vostri cd a prezzi ultra economici

Abbiamo deciso di venderlo a 5 euro perché ci sembrava un prezzo accessibile a tutti. Poi siccome chi viene ai concerti deve pagare l’ingresso,  volevamo fare in modo che i ragazzi potessero entrare, comprare il cd e magari avere anche i soldi per bersi una birra in più. Un concerto punk non può costare quanto una serata in discoteca.

 

Ai primi vostri concerti ho notato che insieme a voi sul palco era presente una piccola tastierina, ora è da molto che non si vede più, che fine ha fatto? E come mai l’avete tolta dal vostro sound?

Quella tastiera era suonata dal nostro: “Vic Ruggero”, ovvero Matte che suonava con noi nei RevengE, ora invece suona nei Rootscall, ottima band reggae. Nel precedente lavoro avevamo qualche pezzo ska e allora la collaborazione era nata spontaneamente.

 

Alcuni di voi suonavano nella band ska “Revenge”. E da un po’ che non ne sento più parlare, suonate ancora?

No, non suoniamo più. Ci siamo sciolti qualche anno fa. Peccato.

Secondo te, tenere aperta una webzine, fare una fanzine, avere una band… pensi lo si debba fare solo per se stessi? E quando la passione finisce, credi si debba comunque proseguire col proprio progetto solo per gli altri?

…”E’ più di una passione è tutto quel che hai, non’è soltanto un gioco ma è la tua fottuta vita”…

 

Sareste pronti a cambiare lo stile della vostra musica per avere più successo?

Assolutamente  no, suoniamo tutta la musica che ci piace suonare, che gira nei nostri giradischi e da cui ci piace essere influenzati… dall’hard-core al reggae.

 

Il vostro vecchio album era scaricabile totalmente e gratuitamente dal vostro sito. Una volta che un cd lo si può scaricare, oramai ha ancora senso spendere i soldi per la stampa del cd?

 Quello di mettere il cd completamente scaricabile è sicuramente un buon metodo per  diffondere più velocemente  la propria musica, i propri messaggi. Penso però, che, come chi il cd preferisce scaricarlo, ci sarà sempre chi preferisce comprarselo e gustarselo interamente, dalla copertina, ai testi, alla musica, ecc… Poi penso che per il gruppo sia indispensabile a registrazione finita avere il proprio lavoro fra le mani.

Ci spiegheresti la realtà di Santena? Raccontaci la storia dell’Areakani

I  piccoli paesini sono tutti caratterizzati da una grande noia. I giovani non hanno un posto in cui stare, un ritrovo dove creare, incontrarsi e tutte queste belle cose. Inoltre essendo noi tutti grandi amanti dei cani e possedendone tutti uno, avevamo la necessità  di trovare un posto in cui portare i cani e lasciarli in libertà senza nessun rompimento di coglioni. Abbiamo cosi’ deciso di costruire l’Areakani. Una piccolissima azione che però nel nostro piccolo ha avuto un grandissimo significato. L’areakani infatti, è stata importantissima nel tenerci tutti uniti, impedendo di perderci di vista, e andare cosi’ a definire la crew che oggi è orgogliosa di portarne il nome, contro chi invece ci vorrebbe tutti a casa davanti alla televisione. E anche se i periodi di merda ci sono, come per esempio l’ avvenuta distruzione a causa di qualche figlio di puttana della nostra precedente sala-prove che riuniva tutti i ragazzi dell’areakani, andremo avanti con entusiasmo, con tanti sogni da realizzare come quello di avere un posto nostro, dove magari ri-organizzare un bel concerto come quello dell’estate di 2 anni fa (“I ragazzi sono innocenti festival”, che speriamo molti si ricordino ancora)…Per noi indimenticabile.

 

Ne ”L’arte della strada”, si parla appunto di writers e murales, non credete sia più giusto che la città dia degli spazi appositi a questi artisti evitandogli pericoli e che finalmente riconoscano la loro tecnica come vera arte?

Quella che i writers esprimono sui muri agli angoli delle periferie, è già un’arte a prescindere che le giunte comunali la riconoscano come tale o no. E’ giusto che se i ragazzi sentano il bisogno di esprimersi lo possano fare. Anche se parliamo da semplici spettatori, sappiamo bene che l’unione fa la forza, le varie crew lo sanno e hanno saputo ottenere ciò che gli spettava per esprimersi al meglio.

 

Se muori in battaglia vinci una medaglia”, cosa pensi quando senti il termine “missioni di pace” (ottenuta con l’ausilio di armi e soldati)

Tutte cazzate la pace non si fa con la guerra. La pace non si ottiene andando in un altro paese armati fino ai denti. Questo è quello che ci vogliono fare credere. Speriamo si arrivi presto a generazioni che rifiuteranno completamente l’idea dell’esercito come entità positiva di difesa e orgoglio nazionale. Speriamo si arrivi presto a generazioni che rifiuteranno di credere alla “Vecchia menzogna: Dulce et decorum est pro patria mori”(Wilfred Owen-1917).

 

Mesi fa avete suonato ad un concerto Benefit per i morti della thyssenkrupp, che pensieri avete avuto in quella serata?

Che dire…a rimetterci la pelle sono sempre le ultime ruote del carro, ma senza di queste il carro non va avanti.

 

Siete in qualche modo influenzati dalla politica nella vostra musica?

Nessun effetto. La politica ci ha sempre deluso. Quando vedremo dei fatti ne riparleremo.

 

Quando ero più giovane, forse perché in adolescenza ci si sente quasi invincibili, avevo la sensazione che c’èra qualche possibilità di cambiare le cose. Invece più passano gli anni e più sembra che il tutto è tempo perso, che ne pensi?

La gente si sente impotente certo, non riesce neanche ad arrivare a fine mese.

 

Nel nuovo cd ci sono importanti collaborazioni con Eugenio e Steo, rispettivamente Youngang e S-contro; parlateci un po’ di questa partecipazione. Non è un caso che sia stata fatta per cantare proprio “United Friends”, vero?

Steo, Eugi e Jhonny, S-contro e Youngang, hanno fatto scuola a molti gruppi e continueranno a farla, i Gavroche sono tra coloro che dalla loro musica e dai loro testi sono stati fortemente influenzati. Negli ultimi anni abbiamo avuto la fortuna di condividere molti palchi insieme, ciò ha contribuito a fare nascere una grande amicizia. Il solo modo per ringraziarli  per tutti i consigli e il supporto che ci hanno dato era includere anche loro nel cd. E’ stato un onore.

 

Tra gruppi ed etichette che rapporto c’è? E come si vive la scena fuori da Torino?

Tra i gruppi (come tra Label      D.I.Y. e gruppo) c’è unità solo se c’è il rispetto reciproco e la voglia di crescere insieme. Per quanto riguarda invece l’atmosfera nelle altre città, noi non abbiamo girato molto da potere dare giudizi, anzi. Possiamo però dire con sicurezza che dipende molto dal gruppo la buona riuscita del concerto e la conquista del pubblico. E’ comunque vero che ci sono città in cui tutto è piu’ semplice, in cui il pubblico partecipa maggiormente al concerto, altre invece meno. Torino è una città particolare e difficile, da questo punto di vista, molto severa, ma è forse proprio questa sua caratteristica a fare di essa una città diversa da tutte le altre.

 

Quanto è importante il contesto in cui si svolge un concerto? Negli ultimi anni le locazioni sono delle più variegate, si passa sempre meno da posti occupati e politicizzati per andare a finire in circoli arci o addirittura in pub e simili.

Il contesto in cui si suona è fondamentale. Non ci risulta che le locazioni siano state variegate (sai bene di quali locali/pub si tratta). Negli ultimi anni abbiamo assistito a una diminuzione di concerti nelle case occupate. Questa è una cosa che secondo noi, manca molto alla gente, e che sta segnando le nuove generazioni. Pensa solo all’atmosfera che si creava ai concerti dei Woptime a El Paso, oppure il concerto finale della Banda del Rione alla Reggia Occupata. Concerti stupendi…che dire.. speriamo che i nuovi gruppi (anche noi tra questi) non dimentichino dove è nata questa musica e quale sia l’approccio giusto.

 

Capita sovente di parlare con persone, gruppi della scena e di scoprire come al nostro interno ci sono alcune divisioni e differenze a volte pure rilevanti. Cosa ci unisce principalmente?

Il Punk ha tanti volti, tanti generi, tanti suoni, l’unica cosa che resta la stessa è la testa. Il punk è mentalità.

 

L’intervista è conclusa, lancia un messaggio a tutti i ragazzi visti sotto e sopra il palco, ringrazia o saluta chi vuoi e magari dacci qualche anticipazione sul futuro dei Gavroche.

Ringraziamo tutti coloro che dall’uscita dell’album ci hanno permesso di suonare anche fuori Torino. Ringraziamo tutti i ragazzi che ci seguono. A presto.


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