GERSON: Generazione in difficoltà

GERSON: Generazione in difficoltà
A cura di   |     |  
 Scrivi un commento!
GERSON: Generazione in difficoltà

Ci hanno fatto aspettare due anni quasi esatti dopo l’uscita di “Il fondo del barile”, ma ora rieccoli finalmente, i Gerson con il nuovo album “Generazione in difficoltà”.

Sono tornati a darci la rabbia e la carica tipicamente loro che ci mancavano, ma soprattutto sono tornati per riconfermarsi come uno dei gruppi punk rock nostrani più importanti del panorama attuale.

 

Cambio di line-up per questo nuovo lavoro, anche se ormai non è più una novità: il bassista brasiliano Rafael Miranda, dopo circa dieci anni, lascia il gruppo, e passa il testimone a Steven Beach, che prosegue la corsa con Paolo, Steve e Sergio, stando perfettamente al passo, come si può constatare ascoltando l’album. Steven viene subito messo in gioco, cantando “Masticati e risputati” . Voce anche la sua molto cattiva, in perfetta linea con lo stile Gerson, che si riconferma in tutto e per tutto in questo album.

 

Tredici tracce che dal punto di vista musicale non possono in alcun modo aver deluso i fan, energia a quintali, accompagnata da un ritmo potente e coinvolgente, voce graffiante e schitarrate impeccabili. Forse un cambiamento però c’è stato, si può intravedere una sorta di crescita ulteriore rispetto al penultimo disco: i testi infatti dimostrano una maturità nuova e una disillusione profonda che si può leggere in particolar modo nella bellissima “La strada di fango”. I Gerson approfittano della loro musica per esporre una critica totale ed estremamente attuale ad una società che di speranze ne lascia ben poche. E lo fanno senza mezze misure, raccontando di questa ‘generazione in difficoltà’ fin dal primo pezzo: “Il debito scaduto” una vera e propria esplosione punk, rapida e potente.

Uno dietro l’altro si susseguono canzoni come spari, e la band non manca un colpo, altre a brani come “Pessimo oroscopo” o “Via da Milano”, che entrano in testa già dal primo ascolto, ce ne sono altri dalle melodie più morbide come “Mai” e “Sopra al cielo”, quest’ultima a chiudere l’opera con una nota malinconica.

 

Ascoltando uno qualsiasi di questi pezzi è tristemente fin troppo facile immedesimarsi. Il gruppo dà sfogo alle frustrazioni di molti, con testi riflessivi, zero banalità o chiacchiere a vuoto, e ancora una volta non ci delude per niente!

Applausi. Veramente meritatissimi.


Cosa ne pensi?   ...Scrivi il tuo commento!

Per scrivere un commento puoi:
effettuare il Login o registrarti
 
o compila i seguenti campi: