GFK: If liberty isn’t given it should be taken

GFK: If liberty isn’t given it should be taken
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GFK: If liberty isn’t given it should be taken

Eccoci finalmente a parlare del ritorno sulle scene dei canadesi GFK (diminutivo di Government’s Fury Kills), attivi da qualche anno all’interno di una scena sempre più viva come quella metalcore. Il loro curriculum vanta a mio modesto parere alti e bassi fin troppo evidenti, capaci di far rimanere nell’anonimato questi cinque musicisti. Giusto quindi pensare “If liberty isn’t given it should be taken” come un passo fondamentale per il loro futuro, in quanto l’ennesimo errore significherebbe molto a livello di credibilità.

Per arrivare al nuovo album i nostri hanno lavorato duro e lo si nota già dalle prime canzoni, meno caotiche rispetto al passato e più in linea coi prodotti di settore odierni. Sono andati sul sicuro insomma, lanciandosi su un metalcore aggressivo capace di unire due correnti di pensiero assai diverse come quella death metal nordica e quella thrash metal statunitense.
Buono il compito svolto dal batterista, divoratore di pelli e spesso chiamato in causa nei continui cambi di tempo nonostante una produzione poco soddisfacente.
Prevalentemente growl è il timbro vocale del cantante Jessy Baron, autentico animale da palcoscenico con qualche calo in sede di registrazione.

I testi sono impegnati e mai scontati, con politica e temi scottanti posti in primo piano, al punto da porli al centro dell’attenzione della famosa censura americana. Undici canzoni per un totale di trenta minuti di violenza sonora, con un lotto convincente di song come “Globaliverne”, “Years of femminism destroyed” e “Matthew Sheppard, Carlos Giuliani…” (il primo ucciso perchè dichiaratamente gay nel 1998 negli Stati Uniti e il secondo noto a tutti dopo i tragici eventi di Genova). Il risultato finale dopo anni di fermento è finalmente apprezzabile, nonostante non si possa definire “If liberty isn’t given it should be taken” un capolavoro, troppi infatti i richiami a Darkest Hour e ultimi The Haunted, citati da loro stessi nelle influenze.
Consigliato a chi non può proprio fare a meno di ascoltare metalcore da mattino a sera.
6/10
Tracklist:
01.The end of our contribution to modern slavery 02.Rethinking basic antiracism 03.Globaliverne 04.Time and space compression 05.Years of femminism destroyed” 06.Matthew Sheppard, Carlos Giuliani… 07.Prison of life 08.Power is invisible until you provoke it 09.Todo para todos 10.Religious icons are creations of men 11. Direct actions is more than wearing a Che Guevara shirt


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