GOOD RIDDANCE: Remains in memory

 Ritornano sulla scena una delle migliori band degli anni ’90, i Good Riddance. Purtroppo per i Good Riddance, o meglio per noi, il loro è un addio (tutti noi speriamo vivamente un arrivederci). La notizia era nota da circa un anno, un comunicato di Russ Rankin e compagni annunciava il loro addio dopo 12 anni di onorata carriera. Per quelli della mia generazione loro sono stati una delle band più importanti, inutile negarlo. Li conobbi grazie al loro celebre anthem “Mother superior” presente su una compilation Fat Wreck e mi precipitai ad ordinare il loro disco immediatamente.
All’epoca ancora non esistevano Myspace o internet. Non sapendo dove potermi informare su di loro ordinai il loro ultimo disco che era “Ballads from Revolution”. Qualche giorno di attesa ed eccomi arrivare quel capolavoro tra le mani, la quinta traccia “Salt” ho sempre pensato fosse uno dei capolavori del Hc melodico. A breve, risparmiando ogni centesimo possibile essendo studente, ordinai anche gli splendidi “For God & Country” e “A comprehensive guide to moderne rebellion”. Una carriera intensa la loro che in tutti questi anni non mi ha mai deluso. Molte volte le band con il tempo hanno degli alti e bassi (gli stessi Bad Religion hanno steccato un paio di album), loro invece si sono sempre dimostrati coerenti al loro sound e non scendendo mai a compromessi. Anche l’ultimo “My republic”, sebbene non raggiunga i livelli dei precedenti era stato un album che era riuscito a farsi apprezzare.

 Dopo questo piccolo sfogo personale è giunta l’ora di parlare del disco. Sinceramente trovo che questo sia il migliore live pubblicato dalla Fat Wreck. Se lo dovessimo paragonare all’ultimo live pubblicato nella serie “Live in a dive” possiamo dire tranquillamente che non c’è confronto, quello dei Lagwagon potrebbe essere tranquillamente uno studio-album tanto è stato il lavoro di pulizia in fase di post-produzione facendo perdere tutta l’essenza del live.
“Remains in memory” è un vero live, un vero disco dal vivo ove qua e là trovi quelle piccole imprecisioni, dove non senti un coro del pubblico che sembra lo zecchino d’oro che precisamente canta sincrono col cantante ma un pubblico che vive le canzone e con un cantante che riesce a fomentare il locale. Un disco grezzo che tutte le piccole imperfezioni rendono ancora migliore. Insomma possiamo parlare di un vero disco punk, dove sono l’energia e la passione a fare la differenza e non lo studio o la mega produzione che vi è dietro. Nelle 31 tracce del disco la band ripercorre tutta la carriera non saltando nessuno dei suo pezzi forti, da “United Cigar” a “One for the braves”, da “Mother Superior”  a “Heresy, Hipocrisy”.

 Un disco che rappresenta il canto del cigno di una delle più importanti band della scena punk rock contemporanea che ha lasciato un segno indelebile nella storia di questa musica e nel cuore dei suoi fans. Arrivederci Good Riddance!

 Voto: 9 + (Splendido nella sua imperfezione: uno dei migliori live-album che abbia mai sentito!)

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