GOOD RIDDANCE

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I Good Riddance hanno bisogno di ben poche presentazioni: negli ultimi 10 anni sono stati tra i gruppi di punta del panorama Hc/Punk mondiale.
Tre anni dopo “Bound by ties of bloood and afflection” tornano con un nuovo album su Fat Wreck che si intitola “My Republic”. Per l’occasione ci siamo fatti una lunga chiacchierata con Russ Rankin per sapere l’effettivo stato di salute della band e del futuro dei Good Riddance. 

 

 

Prima domanda che mi sembra d’obbligo fare è: sei soddisfatto di “My republic”?!

Russ: Ti dico che siamo pienamente soddisfatti. Quando siamo entrati in studio non avevamo ben chiaro come avrebbe dovuto essere questo album. Mano a mano che ci lavoravamo prendeva forma e posso dirti che il risultato è quello che ci aspettavamo. Non so se sia il migliore album dei Good Riddance ma rispecchia quello che è la band oggi.

 

Come mai avete scelto il titolo “My republic” per il vostro album?

Russ: Il titolo è venuto in mente a me pensando a come all’estero vedo gli Stati Uniti. Basta pensare alle guerre preventive, ai brogli elettorali, ai fanatici estremisti, alle Twin Tower, alla più grande democrazia che esporta le guerre globali, ai civili che cadono in Iraq e Afghanistan…beh, “My republic” riassume un po’ tutte queste cose assieme in due semplici parole.

 

Come è stato lavorare anche per quest’album con Bill Stevenson?!

Russ: Secondo me Bill è uno dei migliori ingegneri del suono ci sono in giro ed è una vita che lavora con noi, lo puoi considerare il membro di studio dei Good Riddance. A lui ci legano profonda amicizia e stima per cui lavorare con lui ci riempie solamente di orgoglio. Anche questa volta penso abbia fatto un ottimo lavoro. Certo se poi le canzoni non vi piacciono quella è colpa nostra, non sua (ride)

 

E’ inutile negare che questo sia stato l’album più melodico della carriera dei Good Riddance. Da cosa è dipeso questo cambiamento?!

Russ: Ti direi che non concordo affatto con questa cosa che dite tutti voi giornalisti. “My republic” non è affatto il più melodico, “For God and country”, il primo album, è stato il più melodico. Non so se pure per te, ma per noi melodia non è sinonimo di schifezza come dicono in molti. Non siamo stati mai una Hc band, nelle nostre canzoni la melodia ha sempre avuto spazio. “My republic” è diverso dai precedenti, non è dark e potente come “Operation Phoenix” ma è allo stesso modo un album Punk: ci trovi rabbia, passione, energia e pure una canzone d’amore (ride).

 

C’entra qualcosa il cambio alla batteria?! Come mai David Wagenschultz ha lasciato la band?!

Russ: Il cambio alla batteria sicuramente non centra. David ha lasciato la band perché si è trasferito dall’altro lato degli States per lavoro. Prima potevamo essere continuamente in tour per cui non si poneva il problema ma da quando il nostro chitarrista Luke ha voluto riprendere il college non possiamo più permetterci interminabili tour come facevamo un tempo per cui per David la situazione non era più gestibile. Non ci sono state discussioni o altre cose a riguardo. Siamo ancora in contatto, anche se non è più con noi in tour rimarrà sempre un Good Riddance. Poi ora suona nei Paint it Black, ottima band. 

 

Lo sapevi che da circa un mese il vostro disco è disponibile gratuitamente su Internet?! Sei infastidito o te ne freghi di questo?

Russ: Mi chiedi se sono arrabbiato?! Certo che lo sono! Non tanto per i soldi, ma per una questione di rispetto. Sapevo che appena uscito, dopo pochi minuti, sarebbe stato online ma addirittura un mese e mezzo prima dà fastidio. Comunque so pure che non posso farci nulla per cui preferisco preoccuparmi di altro. I nostri fan e chi ama la nostra musica sono sicuro che hanno il nostro disco e questo mi basta.

 

Alcuni tra coloro che si sono scaricati “My republic” sono lettori di Punkadeka.it . Sul Forum del sito si è accesa una discussione sul vostro cambio di stile. Ovviamente alcune persone erano contente, altre invece un po’ deluse dal risultato finale. Comunque vi sono diverse teorie riguardo il vostro cambiamento e vorrei che tu mi rispondessi. Prima teoria: i Good Ridance hanno perso la loro rabbia e passione e hanno fatto questo album solo perché glielo ha chiesto la Fat Wreck. E’ vero?

Russ: Assolutamente falso! I Good Riddance non avrebbero mai inciso un album solo perché la Fat Wreck glielo chiedeva. A questo punto avrei preferito sciogliere la band piuttosto che fare qualcosa in cui non credevo. Poi non penso che la Fat Wreck se avessimo fatto una schifezza e solo perché ci chiamiamo Good Riddance la avrebbe pubblicata. Con la Fat Wreck c’è un rapporto che dura da anni e va oltre il semplice rapporto etichetta-band, alla base c’è una grande stima reciproca.

 

Seconda teoria: ora tu sei impegnato principalmente con gli Only Crime e con loro quindi sei più ispirato. I Good Riddance per te sono solo una seconda band. Concordi?

Russ: Questo è vero fino ad un certo punto. I Good Riddance ormai non sono più una band a tempo pieno: Sean suona nei Real Mc Kenzies e Luke studia al college. Non possiamo più prendere e partire come facevamo un tempo che sapevamo quando uscivamo di casa e non sapevamo se e quando tornavamo. Il massimo che possiamo fare è un tour come quello che abbiamo fatto in Europa per tre settimane, poi ognuno torna alla sua band o alle sue cose. Il fatto che dici che sono più ispirato con gli Only Crime invece è assolutamente falso, probabilmente con loro passo più tempo e quindi anche la fase compositiva è più facile ma che concentri il meglio delle mie cose per loro non è assolutamente vero. Con questo non voglio dire che i Good Riddance non esistono più, finchè avrò fiato in gola i Good Riddance esisteranno.

 

Terza: il problema è Sean alla batteria. Il suo approccio melodico alle canzoni devia tutto il sound. Potrebbe essere questo?

Russ: Assolutamente no! Sean è uno dei migliori batteristi che conosco e che ci sono in giro. Se a lui dici di fare jazz lui fa ti sa fare jazz, se gli dici reggae lui fa reggae…di sicuro la “colpa”, se cosi la vuoi chiamare, non è sua di sicuro. Anzi siamo molto fortunati ad averlo nella band. 

 

Nella traccia Cd rom vi è sono due video: il primo che vi ritrae in una recente live performance a Santa Cruz mentre il secondo è della Associazione animalista Peta. Puoi dirci come sei entrato in contatto con loro?

Russ: Siamo entrati in contatto con loro una decina di anni fa. Eravamo tutti vegetariani e condividevamo le battaglie della Peta. Ai nostri banchetti e nei cd abbiamo sempre messo i loro riferimenti e suggerivamo libri da leggere sul tema. Parte dei nostri profitti sono destinati proprio a loro e lo scorso anno abbiamo fatto un tour in loro favore con i nostri amici None More Black.

 

Sei nella scena punk da più di 20 anni. Sei soddisfatto della tua carriera?

Russ: Nella scena punk ci sono da venti anni perché sin da quando ero ragazzo andavo ai concerti e supportavo la scena. Come touring band invece dal 1995. Se sono soddisfatto?! Ti posso dire di si, non sono mai sceso a compromessi e ho sempre cantato e fatto quello in cui credevo, qualche rimpianto c’è ma ti assicuro che le soddisfazioni sono molto più grandi.

 

Quali sono le più grandi differenze tra la gloriosa old school scene e la scena attuale?!…c’è qualcosa che rimpiangi dei bei tempi andati?

Russ: Certo che rimpiango quei tempi! La maggior parte delle band con cui sono cresciuto ormai sono più di dieci anni che non suonano più e nelle nuove band non trovo lo stesso spirito. Ora le bands pensano solo che devono fare soldi per  poi andare su una major. Ai miei tempi non era cosi. Ascoltavi punk ed eri un punk perché credevi in qualcosa. Ora non è più cosi da tempo. Non condanno assolutamente chi magari viene ai nostri concerti perché musicalmente gli piacciamo e vuole farsi una serata in compagnia, questo è ok però non è lo spirito che mi muoveva a me all’epoca. A me piace il contatto con il pubblico, quando un ragazzo viene mi da una pacca sulle spalle e si mette a scambiare quattro chiacchiere con me della sua vita, di musica, di politica: questa è la vera essenza del punk dal mio punto di vista. Ora invece ci troviamo soltanto con ragazzini che cantano stupide canzoni su ragazze che non li chiameranno e hanno spezzato il loro cuore, parliamoci chiaro questo è il 90% del punk rock odierno.

 

Pensi che il punk abbia ancora un valore sociale e politico?! Nel mio caso mi sono avvicinato al punk proprio perché sentivo che rappresentava le mie idee e che era un modo per condividerle con altre persone, oggi ai concerti o in molti centri sociali vedo soltanto ragazzi che pensano a curarsi la frangetta e ai bei vestiti più che condividere e credere in qualcosa. Concordi con me?!

Russ: Che ci siano troppi modaioli ai concerti è un dato di fatto. Non sono qui per giudicare ma veramente tutti quei fichetti che sprecano mezza giornata davanti ad uno specchio per andare ad un concerto per fare vedere quanto sono cool proprio non li tollero. Se i Good Riddance sono ancora in giro è perché credo che questa musica possa dire ancora molto. Non trovo che i Good Riddance siano una band politica, per me la musica è sempre stata un mezzo per esprimere le mie idee e condividerle con qualcuno. Non mi sono mai posto l’obiettivo di essere una band politica. Nel mio piccolo però cerco di mandare qualche piccolo messaggio che a me sembra giusto come supportare la Peta, condannare lo sfruttamento animale, essere attivi nella propria comunità etc etc tutte cose in cui credo.

 

Mi hai giusto anticipato. Sappiamo della tua personale battaglia nei confronti della attuale amministrazione americana durante i tour delle tue band. Durante la recente campagna politica invitavi i ragazzi ad andare a votare per cambiare governo. Ora che Bush ha vinto nuovamente non ti sei sentito ancora più frustrato?!

Russ: Certamente mi sento frustrato. Nel mio piccolo ho invitato i ragazzi ad iscriversi per andare a votare, a fargli capire l’esigenza di un cambiamento e ritrovarsi poi il giorno dopo con lo stesso idiota alla Casa Bianca non è stato bello. Ti sembrerà strano ma la cosa che più mi ha fatto male è stata quella che un po’ tutti abbiamo perso in questa storia. Ho avuto la sensazione di aver deluso quei ragazzi che magari dopo un nostro concerto hanno deciso di votare per la prima volta. L’importante è non arrendersi, gettare più semi possibili perché prima o poi il frutto spunterà fuori.

 

 

Pensi che il Green Party(il Green Party americano è il terzo partito d’America ed il più grande partito ambientalista al mondo – ndr) possa essere una vera alternativa a democratici e repubblicani?

Russ: Certamente! Nelle ultime elezioni non ero ne con Kerry ne con Bush ma ho supportato Nader. In America ormai c’è un duopolio da decenni, se i media iniziassero a dare più spazio alle altre voci le cose sarebbero diverse. Da poco voi avete avuto le elezioni ed ero in giro per Milano a passeggiare. Mi sono meravigliato di quanti partiti e persone partecipino alle elezioni, quanti dibattiti ho visto in televisione nel pomeriggio, non capivo niente ovviamente perché parlavano italiano (ride), e di quanta passione ci mettevano. Ovviamente non credo che tutti siano spinti da grandi ideali, ma già il fatto che la gente partecipi e si interessi e un grande indice di democrazia. L’Italia mi è sembrato un paese molto più democratico degli Usa, sicuramente anche voi avrete i vostri problemi. Nel nostro paese manca una controinformazione, tutti i giornali vanno nella stessa direzione cercando di rimanere sempre al centro in modo che appena vince qualcuno sia più facile cambiare sponda. Il problema degli Usa è che manca un’informazione vera. Un esempio stupido ma che ti può far rendere l’idea, le bare dei caduti in guerra in Iraq non possono essere mostrate in televisione. Che senso ha questo scusa?! Se non li faccio vedere non sono più morti?! Il loro sangue non è stato venduto per soldi?! Purtroppo è cosi, ma vedere che voi in Italia siete riusciti a mandare a casa l’amico di Bush mi rincuora (ride).

 

Pensi che un giorno potremmo vedere Russ Rankin candidato in qualche elezione o magari proprio per Governatore come ha fatto Jack Grisham?!

Russ: Hey io non sono matto come Jack (ride). A parte gli scherzi il suo era un ottimo programma che condividevo in pieno. Sono stato pure a qualche concerto per raccogliere fondi ma sapevamo tutti che non ce la avrebbe mai fatta. Come governatore probabilmente non mi candiderò mai ma se un giorno arrivasse una possibilità concreta che mi permetta di essere utile alla mia comunità probabilmente accetterei. Non credo che arriverà mai quindi non mi pongo il problema (ride).

 

Oltre ad essere un cantante hai anche la tua propria etichetta musicale la “Lorelai Records”. Puoi dirci qualcosa di più a riguardo?

Russ: Siamo io e un mio amico che la gestiamo ma è tutto a livello amatoriale. Non abbiamo i mezzi e il tempo per gestirla come una Fat Wreck. Lo facciamo perché nel nostro piccolo vogliamo dare una mano alle giovani band di Santa Cruz e dintorni che si sbattono e credono ancora in questa musica. Non ci interessa quante copie pensiamo che tu possa vendere, ci interessa leggere la passione nel tuo cuore. Se c’è quella per noi è tutto!

 

Negli anni passati la maggior parte dei ragazzi ha iniziato a credere che la musica Emo sia Punk. Qualche settimana fa leggendo un’intervista ai Good Charlotte il chitarrista mostrava la sua chitarra ove faceva capolino in bella vista unno sticker dei Good Riddance. Lo sapevi che sono vostri fans?! Come ti senti per questo?!…e soprattutto cosa pensi di tutte queste nuove emo bands?!

Russ: Beh stavo meglio prima che di saperlo (ride) Mi dispiace sapere che ascoltano buona musica e poi fanno quello che schifo. Per quanto riguarda le emo bands…hmm…meglio non parlarne, quello non è punk per me per cui non me ne interesso. Spero comunque che presto la gente si svegli e capisca la differenza tra loro e il punk.

 

Alcuni anni fa dovevate suonare in un famoso centro sociale di Roma ma la data fu cancellata pochi giorni prima perché, si disse all’epoca, che non volevate suonare in un centro sociale. Cosa c’è di vero in questa storia?!

Russ: Non mi ricordo i dettagli in particolare. Mi ricordo che dovevamo suonare in questo centro sociale di Roma ma che due giorni prima era stata annullata la data dai ragazzi del centro. Che ci siamo rifiutati non è vero e mi spiace che molti ragazzi a Roma abbiano pensato questo. Per farci perdonare vi prometto che la prossima volta andremo a salutare il Papa e a suonare per voi!(ride).

 

Bene Russ siamo giunti quasi alla conclusione di questa intervista. Prima di concludere ti faccio la domanda che farebbe qualsiasi Good Riddance fan: quando vi vedremo di nuovo in tour in Italia?!

Russ: Come ti ho già detto questa è la nota dolente dei Good Riddance. Ormai i tempi dei lunghi tour non esistono più. Faremo un paio di settimane qui negli States e qualche data nei week-end. Difficilmente penso che ci saranno molte altre possibilità. Se poi capita un’occasione come quest’anno con tre settimane libere per tutti beh allora preparatevi ad un po’ di buon punk! Grazie ragazzi e continuate a credere in questa musica e in tutto quello che significa. Non arrendetevi mai!


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