GREEN DAY: 21st Century Breakdown

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GREEN DAY: 21st Century Breakdown

Dopo il capolavoro, indiscusso e francamente indiscutibile, di “American Idiot” ecco che i Green Day si ripropongono al grande pubblico con un nuovo disco. Dire che l’attesa era tanta mi pare alquanto lapalissiano, tutti si aspettano di capire cosa può dare ancora una band che è riuscita a costruire un capolavoro di potenza, poesia ed energia quasi perfetto in ogni suo lato come il precedente disco. Con “American Idiot” erano riusciti a far dimenticare la, permettetemi l’eufemismo, poco brillante prova di “Warning”. Ora la domanda invece è: come possono superare “American Idiot”?! Sempre ammesso che sia possibile ovviamente. Ma andiamo per gradi e ritorniamo su questo punto alla fine.

Quattri anni di lavoro hanno portato ad avere un disco (forse il più lungo della loro carriera) con ben 18 tracce per quasi 70 minuti, per un disco rock/punk è sicuramente un azzardo se non si hanno idee fresche in un genere che ha già detto molto in tutti questi anni. Gli è andata bene una volta e per cui tentano la stessa strada anche in “21st Century Breakdown” riproponendosi con un concept album, sebbene su tematiche differenti. La storia questa volta si concentra sulla vita di due giovani ragazzi (Christian e Gloria) alle prese con una società che li impone, vincola e manipola ad una cultura autoritaria. L’album come una (Rock) Opera è suddiviso in tre atti intitolati: “Heroes and cons” (tracce 1-7), “Charlatans and saints” (tracce 8-13) e il conclusivo “Horseshoes and and Handgrenades” (tracce 14-18).

Nel primo “atto” dopo un breve intro apre la title track dell’album “21st century Breakdown”, una discreta canzone in cui vi sono alcuni cambi di ritmo ma francamente nulla di eccezionale se comparato a quello a cui ci hanno abituato i tre ragazzi. “Know your enemy” a seguire (primo singolo dell’album) non può minimamente essere messa a confronto con “American idiot” sebbene anch’essa non sia una brutta canzone, anzi. Il primo pezzo degno di nota è sicuramente “Viva la Gloria” in cui dopo un intro al piano di Billie Joe, parte la loro classica irruenza fatta di tre accordi e tanta melodia. Questi sono i Green Day che conoscevo e che mi hanno fatto innamorare della loro musica! Stesso discorso per “Before the lobotomy” che però a differenza della precedente vede la band dilungarsi troppo invece di chiudere, trascinando la canzone oltre il dovuto. Sembra quasi che abbiano voluto dimostrare di essere una rock band piuttosto che una punk band. Ovviamente è solo una mia impressione. Si continua poi sempre con il pop-punk in “Christian’s inferno” (altro grande pezzo). La ballad “Last night on earth” chiude questo primo atto che seppur sia una buona canzone mi lascia un po’ indifferente

Per fortuna a riportare alto il livello ci pensa “East Jesus Nowhere”, canzone contro il fanatismo e l’arroganza delle religioni, che per stile ricorda la splendida “Holiday” che apre il secondo atto “Charlatans and saints”. Con un intro di chitarre e cori spagnoleggianti apre “Peacemaker” seguita dalla bella ballata “Last of the american girls” e “Murder city” la canzone forse più Lookout del disco. Non poca curiosità mi ha suscitato “Viva la Gloria (Little girl)” con un intro con sonorità balcaniche che sembra essere uscito dai Gogol Bordello. Il secondo atto si conclude con l’ennesima ballata (“Restless heart syndrome”) di cui francamente avrei fatto a meno dopo quasi 50 minuti di ascolto.

Il terzo atto riparte invece potente con “Horseshoes and Handgrenades” (titolo tra l’altro di questo ultimo atto), canzone che ha un gran bel groove, la classica canzone che fa esplodere stadi e palazzetti appena attacca. “The static age” ci fa ritornare alle scanzonate sonorità che ci avevano fatto innamorare dei Green Day con un un ritmo decisamente, passatemi il termine,“estivo”. Non poteva mancare una ballad anche in questo atto (“21 Guns”), forse la più bella e intima dell’intero disco. Nelle ultime due tracce i Green Day ritornano a fare i Green Day in toto e sfornano due ottime punk rock song grintose, in cui dimostrano la loro grande capacità compositiva, ove riescono sempre ad unire melodia e potenza (“American Eulogy” ricorda lo stile libero e grintoso di “American Idiot” con i ragazzi che sembrano essere diventati dei Billie Bragg ubriachi nei panni dei Ramones).

Ritornando alla considerazione iniziale, sono riusciti i Green Day a dare un degno successore ad “American Idiot”?! La risposta è Ni. “21st Century breakdown” non è assolutamente un brutto disco, ma nemmeno un capolavoro. A volte si trascina troppo e l’eccessivo numero di ballad per un punk rock album ne vizia la freschezza (provate a sentire il disco eliminando tutte le ballate e guardate che bomba ne esce fuori!). I Green Day ritornano sicuramente con grande carica, riuscire a bissare il precedente album era veramente difficile, anche se in parte vi sono riusciti. Il fatto di voler concepire un secondo concept album li ha forse vincolati ad un frame storico che ha contestualmente modificato anche la struttura del disco. Non dimentichiamoci poi che la pressione deve essere stata sicuramente tanta e la band si è presa il suo giusto tempo prima di tornare sulla scena con un nuovo album. Quando i Green Day fanno i “Green Day” dimostrano ancora di essere una grandissima band, l’eccessiva voglia di dare una sorella a “Good riddance (Time of your life)” sembra che talvolta li abbia portati su strade che non sono proprio nelle loro corde per dimostrare anche di essere una band completa.

L’unica pecca che forse ha questo album è di non presentare quelle classiche hit a cui ci hanno abituato i tre ragazzi sebbene la media delle canzoni (punk) sia decisamente alta. Un disco che nella sua (forse) eccessiva lunghezza non riesce ad emergere ma che sicuramente si fa gradevolmente ascoltare.

Ps. come secondo singolo cercheranno fortuna con una delle ennesime ballate o si vorranno mostrare al grande pubblico come la grande Punk rock band che sono?! Io punto su “Viva la Gloria”Aspettiamo e vediamo.

Voto: 7 – (Il voto è viziato sicuramente da un precedente – quasi – inarrivabile e da un eccessivo numero di pezzi lenti, talvolta non necessari).

1 Song of the Century 2 21st Century Breakdown 3 Know Your Enemy 4 ¡Viva La Gloria! 5 Before the Lobotomy 6 Christian’s Inferno 7 Last Night on Earth 8 East Jesus Nowhere 9 Peacemaker 10 Last of the American Girls 11 Murder City 12 ¿Viva La Gloria? (Little Girl) 13 Restless Heart Syndrome 14 Horseshoes and Handgrenades 15 The Static Age 16 21 Guns 17 American Eulogy: Mass Hysteria / Modern World 18 See the Light


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