Hardcore series: STILL LIFE RECORDS

Hardcore series: STILL LIFE RECORDS
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Seconda puntata della nostra rubrica dedicata alle hardcore label. Questo è il turno di Francesco e della sua Still Life Records, realtà ormai consolidata e in continua espansione in Italia e non.

Still Life Records. Da cosa nasce l’idea di mettere in piedi una simile etichetta?
Francesco: Due hardcore kids insoddisfatti della scena locale e nazionale, decidono di unirsi per combattere le forze del male… Sono stato sempre affascinato dal processo di produzione di un disco, da ragazzino ero convinto che dietro a un’etichetta discografica ci fosse un’orda di dipendenti e molti soldi. Entrato nel circuito DIY intorno ai 15 anni ho realizzato che esiste un mondo parallelo in alternativa al grande mercato. Lo scambio di dischi, la coproduzione, l’organizzazione di concerti , lo scambio di opinioni, il veicolare forti ideali attraverso la musica, l’ospitare in casa propria gente mai vista mi ha subito affascinato. Ho sentito l’esigenza di contribuire a questo movimento.

 
Parlaci dei primi passi fatti…
F.: Il primo passo è stato quello di metter in piedi una distribuzione. Acquistare da etichette già avviate dischi da vendere ai concerti, iniziare a farsi vedere a ogni show, diventare un punto di riferimento. La prima produzione è arrivata a circa un anno di distanza dalla creazione della label (2002), è stato il disco dei xFumbles In Lifex “The gift of forever”, disco al quale sono tuttora affezionato in modo particolare. Ci ha aiutato in particolar modo per quanto riguarda lo scambio con altre etichette e ci ha permesso di farci conoscere anche in Europa.

 
Guardando gli inizi e il presente, è cambiato il tuo modo di ragionare in fatto di produzioni? Se sì in cosa?
F.: Beh, l’esperienza ha il suo peso. Si cerca sempre di imparare dagli errori fatti.

 
Fino a qualche tempo fa eravate in due a gestire l’etichetta, mentre oggi hai preso tutto in consegna tu. Quanto è cambiata la mole di lavoro rispetto a prima?
F.: La mole di lavoro dipende da quanto vuoi far crescere l’etichetta. Puoi dedicare un’ora al giorno ma resterai sempre allo stesso livello. Io amo lavorare per la Still Life, e le quattro o cinque ore al giorno che dedico a questa passione non mi pesano affatto. Ho sempre dato il massimo.

 
Per chi non lo sapesse oltre a essere il boss  curi praticamente tutto, dalla promozione agli artwork… Cosa ti spinge al famoso “Do it yourself”? Mancanza di persone affidabili, mentalità… Che cosa in pratica?
F.: Essenzialmente il budget. I soldi in questo ambiente sono pochi si sa. Se potessi permettermi di pagare qualcuno per impacchettare i cd promozionali da spedire alle riviste e alle zines lo farei volentieri. Ma il bello di questo “lavoro” è curare ogni passaggio della produzione. Adoro fare le grafiche per i gruppi, sentire il master per la prima volta, ritirare i cd appena stampati, contattare i distributori e supportare il gruppo con tutte le forze. Ho comunque delle persone che mi danno una mano, ma non è facile trovare gente affidabile.

 
Da poco tempo inoltre ti appoggi a livello di distribuzione a una grossa agenzia nazionale. Hai notato differenze positive/negative in questo nuovo corso?
F.: E’ senz’altro una cosa positiva lavorare con una grossa distribuzione. La differenza sostanziale è che i dischi li trovi in quasi tutti i negozi e questo è ottimo vista la scarsa presenza di distribuzioni DIY ai concerti oggigiorno. I duri e puri storceranno il naso gridando al tradimento ma la gente non sa che accedere alla grande distribuzione non significa vendersi. Faccio il possibile per tenere i prezzi bassi anche nei negozi.

 
Il DIY è ancora fattibile a livello discografico e organizzazione concerti oggigiorno?
F.: Beh ci sono diverse concezioni di DIY, la mia è senz’altro moderata rispetto a chi non va oltre alla masterizzazione del proprio CD o alla coproduzione di un 7” tra 40 etichette.
È senz’altro fattibile, anche se la rivoluzione di internet è inarrestabile. Un gruppo ora può fra conoscere la propria musica al mondo intero senza l’aiuto di nessuna etichetta discografica. I concerti DIY restano di sicuro i piu divertenti e sinceri. Le agenzie di booking che si occupano di hardcore e punk si interessano solo all’incasso della serata. Del resto lo fanno per lavoro e quindi è giusto così.  Sta poi ai singoli decidere se supportare o meno certi shows.

 
Quali case discografiche sono state fonte d’ispirazione per Still Life Records? E se in futuro ce ne fosse la possibilità con quale etichetta ti piacerebbe collaborare?
F.: La lista sarebbe interminabile, mi limito a 10 etichette:
Revelation, Equal Vision, Ebullition, Goodlife, Burning Heart, Fat Wreck, Lifeforce, Bridge9, Green, Youth Crew

 
E per quanto concerne l’estero, hai qualche contatto che ti permette di distribuire le uscite Still Life? 
F.: Al momento la Still Life è distribuita in Europa da Green Hell  e Goodlife, in Italia da Edel/Ammonia, in America da Revelation, Very, Relapse, Interpunk, Century Media e in Asia da Dyslexia. Grossa parte dei dischi è comunque distribuita da piccole distribuzioni indipendenti alle quali sono estremamente grato.

 
Quale stato europeo pensi vada preso come esempio a livello di scena e interesse oggigiorno?
F.: Senza dubbio la Germania. Un sacco di partecipazione in tutte le scene, siano queste hardcore, punk, straight edge, scremo, emo, metal, punk rock…

 
Il tuo roster è senza ombra di dubbio molto vario. Si passa da ottime harcore band a prodotti più metal oriented. Questa apertura verso vari aspetti della scena alternative pensi che continuerà anche per il futuro o ti stai indirizzando verso un mercato ben preciso?
F.: Mi piace tutto quello che ha a che fare con l’hardcore, inteso come mentalità e attitudine. Non mi pongo limiti di genere.

 
Quali doti deve avere una band per convincerti a produrla?
F.: Nessuno mi ha mai convinto, mi devo convincere da solo… Voglio persone che sul palco danno l’anima, che non abbiano troppe presunzioni e aspettative perché quello che faccio lo faccio per passione e non per soldi. è brutto vedere gente con pretese da rock band in questo ambiente. Voglio gruppi che non si lamentano se devono dormire su un pavimento tutte le sere e guidare 6 ore al giorno stando in tour. Lo fiuto se un gruppo dà l’anima per quello che fa o se è solo il passatempo di quattro ragazzini che inseguono il trend del momento.

 
Quali sono invece le cose che più detesti in una band in cerca di casa discografica?
F.: La presunzione di essere fighi. Mi piace la gente che parte dal presupposto di essere sfigati per poi dimostrare con i fatti quanto valgono.


 

Quanti demo ricevi solitamente? A chi e a quale indirizzo bisogna rivolgersi per spedirti materiale?
F.: I demo che ricevo saranno una decina al mese. Ma ormai la maggior parte dei gruppi manda il link di myspace e credo facciano bene. Meglio risparmiare no? 

 
Alcune etichette (perlopiù straniere) hanno alla base uno stile di vita che cercano di trasmettere anche  su quanto prodotto (straight edge, animal liberation…). Still Life ha anch’essa messaggi personali da diffondere?
F.: In passato ho fatto l’errore di predicare un qualcosa. Dato che i predicatori mi stanno sul cazzo e i leaders pure, invito solamente a essere se stessi e ad aprire il cuore a chi ci sta intorno cercando di vedere anche nel brutto qualcosa di positivo. Solo una mentalità positiva e propositiva può aiutarci a migliorare il nostro stile di vita e salvare il pianeta. Quello che mi sento di fare ora è consigliare di stare lontani dalle droghe e evitare di contribuire allo sfruttamento di ogni essere vivente e alla deturpazione del nostro pianeta. Io non sono un esempio di coerenza quindi quello che dico vale per me, non giudico chi ha altre concezioni di come si debba gestire la propria vita.

 
Che dischi e band italiane e straniere ti hanno maggiormente impressionato negli ultimi tempi? 
F.: Mah, ad essere sincero c’è ben poca innovazione. Per appassionarmi ad un gruppo ci devono essere poi dei presupposti convincenti riguardo all’attitudine ed è raro oggigiorno… Comunque reputo i The Secret la migliore band uscita in italia negli ultimi due anni.

 
Immagino che per ora vivere di sola musica sia impossibile. Quanto tempo ti occupa giornalmente l’etichetta?
F.: Vivere di musica non è il mio obiettivo anche se sarebbe bello. A livello mentale tutta la giornata gira intorno alla musica e all’etichetta. Ci sono giorni che dedico completamente a questa,soprattutto in vista delle nuove uscite. Altri giorni magari dedico solo un paio d’ore.

 
Quali sono le difficoltà principali di gestire un’etichetta come Still Life Records?
F.: Accorgersi una volta finito di studiare che il mondo non ti aspetta e che da qualche parte i soldi devono saltare fuori. Conciliare lavoro e passione per l’etichetta si sta rivelando un’impresa ma farò del mio meglio per tenerla in vita.

 
Visto che  la passione ti spinge a girare in lungo e in largo, quali differenze a livello di  organizzazione, pubblico, mentalità hai riscontrato tra Italia ed Europa ad esempio?
F.: Mah ci sono notevoli differenze tra nazione e nazione. Sono stato bene o male in tutta europa e negli stati uniti, e ogni scena ha pregi e difetti. Forse qui da noi manca un po’ di professionalità e cultura musicale. In america c’è una cultura rock di base che influisce parecchio, qui da noi i mostri sacri sono Vasco  Rossi e Ligabue….e ho detto tutto. Il pregio dell’italia è che la politica e l’etica in campo musicale hanno ancora peso. Da un lato ci limita ma dall’altro tiene vivo un fuoco e un confronto ideologico che in altri paesi non ho visto.

 
Per risanare il bilancio ti appoggi molto sulla fornitissima distro in tuo possesso. Visto che è un argomento che interessa a molti ragazzi, quali consigli daresti a chi volesse mettere in piedi una propria distribuzione?
F.: Maledetto! Vuoi incrementare la concorrenza!ahahha!!! Mah, guarda mi farebbe solo piacere se ci fossero piu distribuzioni hardcore in giro. Il consiglio è quello di comportarsi correttamente e i risultati verranno da soli. Contattare etichette hardcore e farsi mandare i cataloghi, iniziare a ordinare materiale e presenziari ai concerti hardcore il piu possibile. La cosa piu bella nel gestire una distribuzione è consigliare, soprattutto ai ragazzi piu giovani, i dischi giusti per indirizzarli verso una mentalità hardcore, ed è una soddisfazione sapere che gli stessi dischi che mi hanno cambiato la vita possono avere lo stesso effetto su altri.

 
Arriviamo alle band da te finora prodotte.
Quali a tuo modo di vedere ti hanno dato le maggiori soddisfazioni a livello musicale e personale?
F.: Non faccio discriminazioni. Da tutte ho imparato qualcosa.

 
Quale dei dischi da te prodotti ha venduto maggiormente sinora?
F.: Sicuramente As Hope Dies, To Kill e Memories Of Apocalypse han fatto molto bene.
Stanno andando bene anche i The End Of 6000 Years e il disco in uscita degli Abel Is Dying si preannuncia come una delle mie migliori uscite.

 
La scena hardcore nazionale sta vivendo un buon periodo sotto tutti i punti di vista. A cosa pensi sia dovuto questo rinato interesse generale e quanto può aiutare una piccola etichetta?
F.: È dovuto a tutte le piccole realtà indipendenti che si impegnano affinché la musica hardcore non diventi un genere musicale come un altro, privato di ogni contenuto.
Ogni piccola etichetta rende possibile tutto ciò. Sia chi fa uscire dieci dischi all’anno sia chi ne fa due e poi chiude tutto.

 
Cosa ti piace e cosa non approvi dell’attuale panorama hardcore italiano e non?
F.: Qui non mi esprimo perché risulterei patetico. Comunque ci vuole molta umiltà. La gente dovrebbe parlare meno e “fare” di piu. Ma quel “fare” dovrebbe essere il piu disinteressato possibile.

 
Commenta brevemente:
Fumbles In Life: primo gruppo still life, trasmettono positività da tutti I pori. Ottimi testi.
Bloodstain: fossero nati a NY sarebbero uno dei gruppi punta della scena locale. Tuf.
Memories Of Apocalypse: mi sono commosso in piu occasioni durante i loro shows. emozionanti.
The Phoenix: tecnicamente uno dei migliori gruppi con cui ho collaborato. precisi.
Silence After Tragedy: un errore di percorso
To Kill: l’esempio vivente di dedizione hardcore. in tour 4 mesi all’anno.
Let It Die: devastanti dal punto di vista musicale. a livello personale mi hanno deluso
As Hope Dies: uno dei miei gruppi preferiti di sempre. Passionali e brutali.
Embrace The End: questi sono pazzi. chaos in musica.
The End Of Six Thousand Years: metallo della morte suonato da hardcorekids!
The Miracle: ottimi amici. Vero hardcore.
Abel Is Dying: spaccano più della metà dei gruppacci che ci sono in giro e non lo sanno. umili.

 
Questi ultimi sono tra l’altro i nuovi arrivati in casa Still Life con un disco di debutto ormai alle porte. Vuoi introdurci chi sono e cosa bisognerà aspettarsi dalla band?!
F.: C’è da aspettarsi il miglior gruppo metal mosh degli ultimi tempi. Dal vivo sono una manata in faccia e se avete occasioni di vedere un concerto fateci due chiacchere perché sono ragazzi simpatici ma soprattutto molto belli!!! ahahah

 
Per il futuro?! Hai qualche nome sul quale stai puntando gli occhi in fatto di produzioni?
F.: Mah, tendo a non sbilanciarmi finchè le cose non sono ufficiali. Comunque spero di poter far uscire molti altri dischi di buona musica.

 
La tua playlist del momento?
F.: Lifetime, Prayer For Cleansing, MXPX, Misery Signals, Judge, Chokehold, NoFx

 
Cosa pensi di Myspace? Ti è utile a livello promozionale?
F.: È stato una rivoluzione. Chi riuscirà a stare al passo con la tecnologia trarrà vantaggi di sicuro.

 
E del download? 
F.: Mi preoccupa il fatto che si arriverà ad un punto in cui nessuno comprerà piu dischi, come ho già detto solo chi saprà aggiornarsi resterà in piedi in campo discografico.

 
Cosa consiglieresti a chi ha intenzione di mettere in piedi la propria etichetta?
F.: Passione e onestà prima di tutto. Il resto segue da solo.

 
Chiudi pure a tuo piacimento!
F.: Grazie per lo spazio che dedicate alle piccole realtà hardcore. Chi fosse interessato a sapere qualche infos in piu sulla Still Life Records può visitare,ascoltare e acquistare su:
www.myspace.com/stillliferecords
www.stillliferecords.com


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