Intervista ai Lyon Estates: l’ eccellenza del Punk/Hardcore

Intervista ai Lyon Estates: l’ eccellenza del Punk/Hardcore
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Era il 2007  nella sempre rossa Bologna. Claudio Lorenzo Vincenzo Luca e Vincenzino, dopo varie difficoltà iniziali, decisero di mettere su un gruppo PunkHc….così nascono i Lyon Estates. In questi anni la band si fa apprezzare per la loro carica e per il loro sound tirato a manetta, affermandosi come uno dei gruppi più influenti della scena Old School Hc Italiana. Tra svariati live, qualche album e incidenti di percorso arriviamo nel dicembre 2014, dove con un comunicato ufficiale i Lyon Estates decidono di sciogliersi (definitivamente?), organizzando un live di addio? al Freakout di Bologna. Tanta, tanta delusione e amarezza, nell’ intervistarli ho cercato di fargli cambiare idea, ma a quanto pare la decisione è stata irremovibile (per ora) e in conclusione va rispettata. Per saperne di più quindi, è giunto il momento di farci quattro chiacchiere con Claudio front-leader della band.
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PAOLO: non penso che avete bisogno di presentazioni…siete stati una delle band hardcore più rappresentative in Italia!!!Cosa pensate del vostro percorso? Siete rimasti soddisfatti? Quando vi siete formati che obiettivi vi eravate prefissati?

CLAUDIO: innanzitutto ti ringrazio per le parole davvero molto impegnative! In realtà non so se possiamo meritarle, evitando la questione, ti dico che sicuramente nel nostro piccolo abbiamo cercato di fare qualcosa, non dico di nuovo, ma che riuscisse a mettere insieme contaminazioni diverse, dalla tradizione hardcore italiana degli anni 80 e 90 a quella più recente d’oltreoceano. Senza scadere in liste infinite di gruppi e influenze sicuramente siamo partiti da un retroterra di ascolti come Sottopressione, Frammenti, Bellicosi, ma puntando ad un ulteriore rimescolamento con la scuola americana più o meno recente, diciamo dagli Strife fino a più o meno tutto il giro Bridge nine, senza contare, ovviamente, inclinazioni e gusti personali difficili da ingabbiare dentro questo o quello stile. Culturalmente però, quindi prescindendo da qualsiasi gusto musicale o tecnico, la nostra identità è sempre stata chiaramente legata al punk hardcore italiano o comunque europeo, con tutto ciò che ne consegue dal punto di vista della consapevolezza, di certe prese di posizione, di una determinata coscienza politica, questo ci tengo a chiarirlo. Detto questo, per quanto riguarda il nostro “percorso”, devo dire che non ci eravamo dati obiettivi particolari, se non quelli che tanti altri gruppi possono e devono avere, per cui anche se a nostro avviso potevamo sicuramente avere una maggiore continuità  e quindi un maggior numero di concerti e dischi all’attivo, il bilancio è comunque positivo e di belle esperienze a casa ne abbiamo portate tante. Però si, forse guardando indietro l’unico rammarico è quello di aver fatto qualcosina in meno di quello che si sarebbe potuto.

PAOLO: il vostro hardcore mi rammenta molto quello di band del calibro dei La Crisi, Coffee Shower tanto per rimanere in Italia, oltreoceano invece vi accosto facilmente ai SOIA, Dag Nasty, Propagandhi,…in sintesi, quali band sono state dei simboli per voi, prima di diventare poi voi stessi simboli per molte altre band emergenti?

CLAUDIO: beh come ti dicevo siamo più o meno cresciuti musicalmente con i Sottopressione, che hanno avuto più di un componente e più di un legame proprio con i La Crisi. Sick of it all almeno io non li ho mai digeriti fino in fondo (bestemmia eh?), ma altri Lyon saranno ben felici del paragone! Dopodichè cosa dire, Propagandhi mostri sacri, ma decisamente troppo bravi per noi. Come scrivevo prima, qui rischio di aprire una lista infinita, ma visto che torniamo sulla questione posso dirti che oltre ai gruppi già  accennati qui e la,  una mia grande fissazione è stato l’hardcore torinese anni ’90 e 2000: in generale in quella scena ho visto il superamento dei soliti schemi e clichè punkhc, gruppi a volte impossibili da catalogare musicalmente, anche piuttosto diversi tra loro (COV, Arturo, Bellicosi, Crunch, Frammenti…) ma tutti accomunati da una ricerca secondo me genuina, da una giusta tensione. Diciamo poi che in generale al di là dei casi particolari abbiamo sempre preferito le scene locali, pur con tutti i limiti del caso, a quelle internazionali. Personalmente resto molto più legato ai dischi di alcuni gruppi di Milano, Genova o appunto Torino, che non a “capolavori” conclamati di grupponi internazionali sulla cresta dell’onda o che comunque ci sono stati. Sarà provinciale? Può essere…!!!

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PAOLO: a proposito di La Crisi, visto che oramai li ho mensionati…vi siete uniti come gruppo, sciolti, in seguito di nuovo riuniti se non sbaglio e poi ancora di nuovo sciolti presumo definitivamente…cosa è successo in questi quasi 10 anni di attività , da dove è partita “La Crisi” e il perchè di questa decisione unilaterale?

CLAUDIO: ma sai quando suoni punk hardcore a prescindere da tante belle chiacchiere e ragionamenti c’è un dato di fondo sotto inteso: ovvero che nella vita fai qualcos’altro per campare! Questo va benissimo ed è giusto così, il punk non può diventare un lavoro, però ne consegue che alla fine per forza di cose il tempo che si riesce a dedicare al gruppo è frutto dell’incastro tra i rispettivi momenti liberi di chi ci suona. Brutto da dire, è una logica da dopolavoro, ma a conti fatti direi che la realtà è questa. Allora quello che succede è che in un dato momento, e magari anche per anni, 5 persone riescono a trovare uno spazio e un tempo comune in cui dedicarsi degnamente alla propria passione, perchè di questo si tratta, ma nel corso del tempo le condizioni possono cambiare, gli impegni e le situazioni personali di tutti possono diventare incompatibili tra loro. Quando questo succede si possono fare due cose: tirare a campare con qualche concerto qui e là, oppure stabilire che non ci sono più le basi per portare avanti in maniera coerente e continuativa l’impegno, noi ovviamente abbiamo scelto la seconda strada, e ci tengo a dire che il tutto è avvenuto nella totale amicizia, oltre che nel rispetto reciproco.

PAOLO: rabbia, soddisfazioni, incazzature, gioie, rapporti con le persone: quale tematica vi sta più a cuore tra tutte quelle che solitamente trattate nei vostri pezzi?

CLAUDIO: diciamo che non c’è una tematica in particolare, anche se probabilmente sul fondo si staglia sempre una certa disillusione per i rapporti personali, per il modo in cui si sta insieme, nel senso più alto dell’espressione. Voglio dire che non si tratta banalmente di delusioni personali o private di cui certamente può interessare il giusto, ma di una lettura che pretende di inquadrare in una chiave collettiva l’alienazione, la sofferenza postmoderna dei rapporti interpersonali, le difficoltà di gettare delle basi di condivisione ideale o politica, la frammentazione dei tanti individui scollegati tra loro e quindi incapaci di comunicare, anche se paradossalmente immersi nella società  della comunicazione per eccellenza. Il tutto è lasciato all’interpretazione del singolo, che in un certo senso è sfidato a raccogliere il messaggio corretto, a non confonderlo con un racconto di sensazioni personali su amicizie o affetti, che a volte possono essere il mezzo, ma non il fine ultimo, non il messaggio in sè. Un discorso a parte merita lo split con gli amici Attrito di Trento, che avendo una storia ed un fine ben preciso (benefit per i condannati del G8 di Genova del 2001), contiene anche dei testi volutamente più espliciti o per così dire “politici”, ma appunto era un’altra storia e ci tenevamo che fosse così.

 

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PAOLO: avete avuto più interesse a piacere alla gente, o a suonare per voi stessi?

CLAUDIO: direi nessuna delle due, suonavamo perchè piaceva a noi, poi certamente quando vedevi che c’era riscontro in chi ti ascoltava c’era sicuramente una carica in più, ma sicuramente non siamo stati dei piacioni, ne musicalmente, ne per inclinazioni personali!

PAOLO: il vostro miglior disco e miglior live?

CLAUDIO: ti ripeto che a mio avviso forse abbiamo fatto meno di quello che almeno personalmente avrei voluto. Premesso questo, sicuramente il concerto con i Sottopressione riformati a Reggio Emilia è stato uno dei migliori, dopodichè conserviamo ottimi ricordi di spedizioni a Trento e qualche altro bel concerto in giro qui e là, incluso un tour nei balcani fatto sempre assieme agli Attrito. Un mio rimpianto è quello di non esserci mai esibiti a Palermo, città  con la quale diversi di noi hanno legami (nonchè patria dei semprefreski!) e che in più di un’occasione abbiamo sfiorato, in particolar modo quando finalmente sembrava fatta ma non riuscimmo a volare su Trapani perchè l’aeroporto venne cooptato dai militari dopo l’inizio della guerra contro Gheddafi (!). Per quanto riguarda il disco non saprei, forse il migliore era proprio l’ultimo che stavamo preparando (e che non abbiamo mai finito) prima di salutare tutti!

PAOLO: perchè Lyon Estates? Ho letto in giro sul web che è stato ripreso dal film Ritorno al Futuro (indimenticabile trilogia), spiegate pure, sono curioso?

CLAUDIO: ah ah si, diciamo che il nome è scaturito dalla nostra volontà  di non prenderci troppo sul serio. Sai di solito i gruppi più o meno sul nostro stile hanno dei nomi che oltre ad essere rigorosamente in italiano, suonano anche piuttosto seri se non addirittura minacciosi alle volte! Volevamo evitare il clichè per cui abbiamo scelto un nome inglese, e già  che c’eravamo l’abbiamo tratto dalla trilogia con cui bene o male per ragioni anagrafiche siamo tutti cresciuti. Credo di conoscere ancora a memoria e di poter anticipare qualsiasi battuta di ognuno dei 3 film… Una cretinata insomma!

PAOLO: come vedevate la scena hardcore in italia quando c’eravate dentro, e come vi appare ora vista dall’esterno?

CLAUDIO: da dentro o da fuori non ci vedo molta differenza, se non che comincio ad essere poco aggiornato sulla novità! Se invece penso a quando abbiamo cominciato allora vedo un po’ di cambiamenti, non proprio positivi. Diciamo che fino alla prima metà degli anni 2000 c’erano delle pratiche di un certo tipo, coproduzioni allargatissime, relazioni tra gruppi e scene diverse, tanti/e ragazzi/e che in tutta Italia si sbattevano e a costo di mandarti 20 euro a testa qualcosa ti giravano pur di aiutarti a produrre un disco. Dopodichè l’uso della tecnologia, che sicuramente c’era già, era sicuramente meno invadente e malizioso: potevi ancora scrivere una mail senza che il tuo interlocutore sapesse automaticamente quali fossero i tuoi gusti, le tue idee o le tue attività. Non dico che fosse ancora come scrivere una lettera a mano, ma sicuramente c’era più serietà nelle relazioni. A parte questo, la scena era sicuramente più ricca, Roma aveva ancora diversi gruppi di livello, così come Torino, Milano, Palermo… Adesso direi che è una fase per certi versi crepuscolare, almeno rimanendo strettamente nella cerchia più affine ai nostri gusti, allora forse tornando a quello che dicevi prima, è possibile che i Lyon Estates abbiano rappresentato qualcosa in questi anni, ma anche se non soprattutto perchè in giro era rimasto veramente poco. I nuovi gruppi o quelli che ancora tengono botta hanno oggi per me un non so che di eroico.

PAOLO: cosa farete ora? Altri progetti in vista? Sorprese? Riconciliazioni future? O vi dedicherete completamente ad altro?

CLAUDIO: niente in programma, quindi può succedere di tutto! No beh, battute a parte con i Lyon non ci saranno sorprese, la cosa si è conclusa qui, in amicizia e in serenità , però si è conclusa, anche perchè come sai ci siamo già fermati una volta in passato e quindi come dire, il bonus di credibilità ce lo siamo giocato a suo tempo. Poi alcuni di noi hanno già  da tempo altri progetti (Nothing i know, The Green Bengala), mentre chi non ne ha ancora è ufficialmente sul mercato! Scherzo ovviamente, però è probabile che tra qualche tempo tornerà  la voglia di fare qualcos’altro, senza fretta, non per forza e se ci sarà l’occasione giusta.

PAOLO: non mi resta che ringraziarvi per il tempo che mi avete concesso, vi faccio i miei complimenti perchè spaccavate di brutto entrando ufficialmente nella cerchia delle mie band preferite…mi torna difficile parlare al passato…ma “mai dire mai” giusto?

CLAUDIO: grazie a te per le belle parole e per questa insolita occasione “postuma” che mi ha dato la scusa per fare un po’ di retrospettiva, di rimettere a fuoco bei ricordi ed esperienze importanti. Magari capiterà di risentirci in altre vesti e per altre occasioni, intanto mandiamo un grande saluto a te e a chi ci ha seguito negli anni e sta leggendo questa intervista. Grazie a voi!


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