Intervista ai Viboras

Intervista ai Viboras
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Abbiamo incontrato i Viboras nel backstage del loro concerto all’Honky Tonky di Seregno (MB), per parlare del loro ritorno sulle scene, del nuovo disco “Eleven” (a breve uscirà la recensione qui), di come hanno trovato la scena punk dopo averla lasciata nel 2010 e del loro periodo di inattività (relativa).

Quanto tempo siete stati “lontani dalle scene”?
Dal 2010 al 2015.
Ultima data 26/12/ 09, al Transilvania Live. Dopo il primo disco abbiamo un po’ “rallentato”…prima perchè Irene aveva in ballo la cosa con J-Ax, poi un po’ ognuno ha avuto altri impegni lavorativi e/o musicali (altri rispetto ai Viboras), un po’ stavamo aspettando delle risposte da alcune etichette, una major e una indipendente che ci hanno tenuto in ballo per un sacco di tempo e poi non si è fatto un cazzo.

Come mai non si è fatto un cazzo?

Una delle due è sparita, l’altra ci ha fatto una proposta che tutto sommato non è che ci convincesse molto, abbiamo cercato un accordo, ma poi sono spariti anche loro. Con quest’ultima, etichetta di proprietà di questo grande editore italiano, eravamo anche abbastanza a buon punto: contratti pronti, avvocati di mezzo, abbiamo registrato un demo nei loro studi per un’eventuale produzione…poi però non ci è piaciuto come si sono mossi. Il loro artista di punta ci aveva proposto di lavorare su della roba sua, ma cantata da me (Irene), senza neache la musica degli altri Viboras, con della musica suonata dal suo chitarrista. Rapportarci con questo mondo però è stato deleterio, alla fine non si è fatto niente e un po’ la delusione, un po’ gli altri impegni personali, col tempo abbiamo rallentato fino a fermarci del tutto.
Pensa che agli albori, quando avevamo appena iniziato, tipo nel 2003 fummo contattati da un talent scout della Warner che ha cercato di modellarci su un modello preconfezionato, quindi “va bene la voce, cambiamo un po’ i cori, se serve cambiamo la chitarra, rallentiamo la batteria…”, ma il nostro sogno era rimanere integri, e anche volendo, star dietro a quel tipo di discorso li, proprio a noi non veniva. Sembrava volessero creare il tipico prodotto da “cestone delle offerte” dei negozi di dischi, prodotti standardizzati senza alcun reale merito artistico.

E la reunion come e quando è avvenuta?

Nel 2015 a un concerto dei Dwarves, ci siamo rivisti dopo tanto tempo, e guardando la band che apriva (gli Svetlanas) ci siamo detti “perchè non riproviamo?”, quindi il primo passo è stato buttare fuori un po’ di inediti su Bandcamp…un po’ di registrazioni di pezzi che poi sarebbero diventati il nostro nuovo album

Siete partiti da questi pezzi quindi per “Eleven”?

No, in realtà non centravano niente, alla fine abbiamo fatto tutto nuovo, come un nuovo punto di partenza. Via quindi quegli inediti, ci siamo visti a casa di Irene, che di suo aveva 7-8 pezzi già composti (testi e musica), che poi sono stati arrangiati dal resto della band.
Ricominciando da zero abbiamo tolto tutto quello strato di frustrazione che era presente prima.

Alcuni pezzi mi ricordano un po’ (negli arrangiamenti) i Cavaverman, la band in cui han suonato Sal, Beppe e Gio nel periodo di assenza dalle scene dei Viboras…ha senso? Può essere?

Certo, a parte qualche problema di salute non ci siamo mai realmente fermati, coi Cavaverman avevamo elaborato uno stile che poi quando abbiamo arrangiato i pezzi nuovi di Irene, semplicemente è venuto fuori automaticamente…ci è veunto automatico, se vogliamo, mantenere lo stesso stile. Le differenze sono evidenti, lei prima cantava in maniera piu’ “forsennata”, musicalmente eravamo piu’ aggressivi, piu’ incazzati…adesso è piu’ pesante il concetto che vogliamo esprimere, che non il modo in cui viene veicolato.

Essendovi fermati ormai 8 anni fa e avendo ripreso in tempi piu recenti, come vedete cambiato ciò che sta intorno a voi? Se vogliamo dire “la scena”, diciamo “la scena”. Come la vedete ora?

Una tragedia. Io (Giò, bs) la vedo molto peggiorata rispetto ad allora, se anche non riempivi i locali una volta c’era interesse, supporto e voglia di ascoltare cose nuove…adesso è tutto imploso e si sono create tante microscene, fatte di gente che se per una volta non vai a vederli suonare, non fai parte del loro giro, quindi sei escluso da una serie di eventi/locali…in poche parole: da anticonformista è diventata schifosamente conservatrice e stereotipata.

Ultima domanda: il cd nuovo, “Eleven”, è autoprodotto?

Assolutamente, fieramente autoprodotto. Registrato al 33Hz di Frank Altare (dei Brain Distillers Corporation), presso il Km33 di Trezzo sull’Adda. Il disco gli è piaciuto molto, man mano che nascevano i pezzi si entusiasmava sempre di piu, e alla fine il suo supporto e i suoi consigli sono stati fondamentali!


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