Intervista al produttore discografico della Rocketman Records: ETTORE GILARDONI, nonchè chitarrista dei The Crooks

Intervista al produttore discografico della Rocketman Records: ETTORE GILARDONI, nonchè chitarrista dei The Crooks
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Il mondo della discografia sta cambiando? Questa è la domanda che mi sono posto pensando a come stia cambiando il mondo della musica punkrock. Per l’appunto ho intervistato Ettore Gilardoni Ette” per gli amici, che in 20 e più anni di carriera nel settore musicale, ha ricoperto diversi ruoli e mansioni, da produttore discografico, da talent scout, da produttore artistico, da fonico, da musicista e chi più ne ha più ne metta. Abbiamo parlato di vari temi, dal ruolo del produttore discografico al sound branding, quindi consiglio di prepararvi una buona tazza di quello che vi pare, sedersi su una parte comoda e gustarsi l’intervista…oltre ad una buona dose di pazienza!!!

Ciao Ette, ti da fastidio se ti chiamo così?

Ciao a voi! No assolutamente, chiunque mi conosce bene mi chiama così…una volta era solo mia mamma e qualche amico strettissimo…oggi decisamente un po’ più gente!

Perchè l’idea di fondare la Rocketman Records e perché questo nome?

L’idea di mettere su un’etichetta a me girava in testa più o meno da quando in terza media cominciai ad ascoltare punk rock e leggevo delle mirabolanti imprese di etichette come Rough Trade, SST e Subpop e con un amico facevamo cassettine di band registrate in sala prove per smazzarle in giro…..l’occasione di fare le cose sul serio è arrivata quasi 25 anni dopo quando con il mio socio Roberto ci siamo decisi ad intraprendere questa avventura e a fondare Rocketman Records. Il nome era uno, di una lista che avevamo e che piaceva un po’ a tutti, soprattutto per l’idea che c’è dietro, ovvero questo trip che mi sono fatto di un uomo razzo che viaggia da un pianeta all’altro prendendo il meglio della musica dell’universo e lo riporta sulla terra per farlo sentire a tutti…ahahhahah roba da fuori di testa!

Sintetizzato, spiegaci in cosa consiste quello che fai!

All’interno dell’etichetta io sono sostanzialmente il produttore artistico (anche se a volte faccio da talent scout) e quindi mi occupo di lavorare con le nostre band in studio di registrazione per tirar fuori il disco migliore possibile. Questo può essere un processo lungo o breve a seconda dei casi, ma diciamo che sostanzialmente parto ascoltandomi dei provini su cui mi prendo degli appunti sulle strutture dei pezzi, sui punti forti e deboli dell’arrangiamento e ne discuto con la band; in seguito mi faccio un’idea sul tipo di suono che voglio ottenere, ma cercando sempre di rispettare molto l’identità del gruppo che ho davanti per non stravolgerlo, quindi propongo aggiunte di parti, arrangiamenti, eventuali inserti di altri strumenti; consiglio sui testi magari delle varianti e se sono in inglese controllo che siano grammaticalmente corretti. Nella fase successiva faccio quello che è il mio lavoro anche quotidiano, cioè il fonico, registrando e mixando il disco. Come fonico lavoro al Real Sound Studio a Milano e ci lavoro dal 1996 quando ancora aveva un altro nome, ma come produttore ovviamente potrei lavorare ovunque…anche se preferisco avere a che fare con macchine (analogiche nello specifico) che conosco alla perfezione!

Quale è stato il primo lavoro dell’etichetta? La curiosità è sapere da dove sei partito in fatto di suoni, da quelli più old per poi piano piano affinare la tecnica?…raccontaci!

Il primo disco che abbiamo pubblicato è stato, se non erro, “For Dishes and Souls” dei Club27, storica formazione punk milanese dove suonava Franz del Surfer’s Den: dei vecchiacci residuati della scena anni 80…un disco con dentro delle grandi canzoni e molto ben suonato, con un suono che è puro punk ’77 fatto da gente che quel periodo lo ha vissuto in prima persona. L’impresa più ardua è stata contenere i disastri e le malefatte per cui il gruppo è noto e dargli una disciplina per far venire fuori una bella registrazione…tra l’altro hanno suonato tutto dal vivo in studio e poi solo alcune cose le abbiamo rifatte dopo e aggiunto delle parti, ma la sostanza è tutta alla vecchia maniera, tanto che alcune voci finite sul master arrivano dirette dalle guide iniziali! Nel disco c’è anche ospite Nico dei Gaznevada che si è esibito al pianoforte in assoli indiavolati. L’album è uscito con una bellissima copertina digipack ed è stato pubblicato anche all’estero dalla Serpentine Records, etichetta svizzera. Ve lo consiglio!

Le band che hanno partecipato al tuo primo progetto sono state scelte casuali o dettate.

Un misto delle due cose, cioè il fatto che appena aperta l’etichetta, i Club27 stavano per fare un nuovo disco è stato un caso, ma il fatto che li abbia voluti registrare e produrre non è stato assolutamente un caso….ci conosciamo e stimiamo reciprocamente da molto tempo e l’occasione era veramente da non perdere! Battesimo coi fuochi d’artificio diciamo! Ovviamente non per tutte le band è così…molte semplicemente ci hanno scritto sul sito e ci sono piaciute!

Oltre ad essere un valido produttore sei anche un musicista…te la giro meglio! Sei musicista e ti piace fare il produttore o viceversa?

A fare il musicista forse mi diverto di più…o meglio mi diverte tantissimo suonare soprattutto dal vivo e non ho responsabilità nei confronti di altri che non siano i 3 pazzi con cui suono …mentre fare il produttore ovviamente, anche se è di sicuro il lavoro più bello del mondo ti mette a volte addosso una certa pressione che non è sempre tutta rose e fiori! Non parlo dell’ambito strettamente punk rock, perché quello è un modo molto easy, ma magari di produzioni più esposte e mainstream che seguo per altre etichette o per clienti e che possono portarti alla follia!!! Per farti un esempio, c’è un gruppo che ho prodotto per Maciste Dischii Siberia di Livorno, che è tra i 12 finalisti per Sanremo Giovani, cosa di per sè che ha dell’incredibile, visto che sono degli indipendenti e che il pezzo in gara è pura new wave…. e diciamo che sento una certa responsabilità e pressione a far le cose bene per questi ragazzi, visto che se lo meritano!!

Sei molto attivo nella scena punkrock, suoni nei Crooks, hai diciamo fondato la Rocketman, cosa altro dobbiamo aspettarci?

Sto lavorando ad un nuovo progetto con Paolo dei Gerson, di cui avrete presto notizie….e direi che basta e avanza!

Come produttore discografico stai lavorando sulla produzione di dischi o pensi di continuare con i Crooks?

In questo momento sto lavorando come produttore a vari dischi che usciranno presto, ma non di punk rock…per quello bisognerà aspettare il 2016! Con i Crooks ovviamente vado avanti finchè mi regge il fisico: abbiamo varie date in programma e un tour in Germania a marzo, ma soprattutto dobbiamo cominciare a pensare a cosa realizzare per i nostri 20 anni di carriera nel 2017….abbiamo delle idee, tutte pazzesche, per cui dovremo lavorare molto per tutto il 2016! Comunque la mia band è qualcosa che tendo a tenere separato dal mio lavoro e dall’etichetta tanto che non è mai uscito niente di mio per Rocketman Records, mi parrebbe poco professionale…diverso è la registrazione dei dischi, gli ultmi due li ho registrati e mixati io, ma vi assicuro che è una rottura di palle! meglio avere un orecchio esterno di solito…

Con la Rocketman produci molte band, a primo impatto mi vengono in mente i Latte+ …ci sono nuovi artisti che entreranno a far parte della crew?

Si, abbiamo in catalogo circa una 30ina di dischi, anche se le band attive attualmente nel roster sono molte meno, e di generi anche diversi dal punk…infatti fin da subito abbiamo pensato di dar spazio a gruppi di altri generi, sempre comunque legati a musica cosiddetta di “nicchia” come il rockabilly, il garage, la new wave o l’hardcore. I più conosciuti penso siano i Prima Donna, band di Los Angeles in cui milita Kevin Preston ovvero il chitarrista dei Foxboro Hot Tubs, side project dei Green Day, di cui ho prodotto un 7 pollici che mi ha dato grandi soddisfazioni commerciali e per cui ho avuto anche i complimenti di uno dei miei produttori preferiti, Dave Sardy (Oasis, Rolling Stones, Jet, Wolfmother). Le ultime band che sono entrate nel roster sono i Quarantena, band punk hardcore di Mondovì e i Rappresaglia di cui speriamo di pubblicare un nuovo disco nel 2016; anche una giovane band di rockabilly della provincia di Varese, i Goose Bumps sta andando molto forte. Nel 2016 spero di mettere a segno un altro paio di colpacci, che per ora è meglio che non dico se no mi porto sfiga da solo!

Qual’è il tuo approccio e rapporto con le band?

Non sono un produttore di quelli che impone un proprio sound alla band, ma preferisco esaltare le potenzialità già insite nell’artista, anche se in studio sono un po’ rompicoglioni sulla precisione d’esecuzione di alcune cose, l’accordatura degli strumenti e il suono della batteria….diciamo che anche io ho un mio sound, ma lo riconosci da alcuni particolari poco appariscenti. All’inizio le band mi guardano in cagnesco, ma alla fine mi amano e mi chiamano papà perché cerco sempre di instaurare un rapporto di fiducia ahahahahahahaha!!

Vista la grande diffusione che hanno gli album in formato download (soprattutto free), è ancora più difficile vendere i dischi. La Rocketman come cerca di arginare questo problema?

Innanzitutto producendo solo band di qualità e facendo dischi ben registrati, ben prodotti e con delle belle copertine…il mio amico Howlin’ Lou, da buon figlio di macellaio esperto, dice sempre “una vetrina ben apparecchiata ti ha già fatto vendere metà della merce”! Poi anche adottando strategie di reciproco aiuto e sostegno con le band e con altre etichette…una specie di cooperativa….è l’unico modo per riuscire ancora a fare cose belle, non siamo la warner!

Progetti presenti e futuri?

A breve uscirà uno split 7 pollici con Senzabenza, Latte+, Reappresaglia e Crooks in collaborazione con un altra etichetta; a Natale 2015 esce il nuovo 7 Pollici di Howlin’ Lou su vinile rosa e nel 2016 dovrebbero vedere la luce un paio di dischi rockabilly più un Ep di un giovane e promettente trio di Punk Rock di Piacenza…altro chissà?!!

Grazie per il tempo che mi hai concesso e per la riuscita di questa intervista, vuoi dire qualcosa ai lettori di Punkadeka?

Grazie a voi! Mah…non è che mi senta mai a mio agio nei panni di quello che dispensa sentenze profonde comunque direi che “il punk è morto, viva il punk!” potrebbe andare…?Ah…non datevi al rap per favore…!


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