Intervista a JENA FAVERO: “Io non vivo, corro e muoio: sono un uomo da corsa!”

Intervista a JENA FAVERO: “Io non vivo, corro e muoio: sono un uomo da corsa!”
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JENA (aka Gianluca Favero) nasce musicalmente nel 1989 come leader e fondatore dei Blak Vomit, dominatore della scena punk rock e undergruond del Nord Italia negli anni Novanta e Duemila, Jena e la sua band sciorinano da subito una musica ruvida, senza compromessi. Dopo una serie di demo, album, eventi live, EP, Jena e i Black Vomit entrano nel roster del produttore Franco Godi (già con Articolo 31 e Gemelli Diversi) incidendo il disco “Paradiso dei Dannati” con il quale, dopo un fortunato tour, aprono al Monza Rock Festival nel 1999 suonando insieme a Litfiba, Pino Daniele e Aerosmith. Dopo alcuni anni di live in giro per l’Italia, Jena decide di tornare negli studi Indiehub di Milano per registrare il suo primo album solista “BRUKLIN“, uscito il 25 settembre 2015 per l’etichetta Musica Cruda, presentato dai singoli “Uomo da corsa” e “Polverina”

Ciao Jena, grazie per la disponibilità, ti romperò le palle per una mezz’oretta quindi porta pazienza…anzi direi di partire subito con la prima domanda! Allora…come procede il tour? È una cosa un pochino differente dal solito?

Ciao e grazie a te invece…ok cominciamo…diciamo che non è poi molto differente, io salgo sul palco e cerco sempre di dare il massimo dandomi molto da fare…ho molta scelta poi per quanto riguarda la scaletta (roba che potrei intrattenere gente anche per 2 ore) e vario dai pezzi di Bruklin ai pezzi di 26 anni fà, più quello che c’è stato in mezzo.

Com’è nata l’idea di dedicarti ad intraprendere una carriera da solista?

Bèh…inevitabile ad un certo punto, dovevo prendere la corrente ed è ciò che ho fatto…sembra comunque mi sia andata abbastanza bene!

E per quanto riguarda i Black Vomit?

Torneranno?!?!?!?

Cosa mi dici invece del nuovo disco “Bruklin” uscito da poco?

“Bruklin” è un disco libero…non ho discusso, ha il solo difetto di essere un disco scarno, diretto, semplice ma soprattutto sincero.

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Cosa pensa il Jena Favero di oggi, del suo passato e del percorso che lo ha portato a diventare un musicista e un punk rocker?

Penso che la passione per la musica non te la inventi, ho iniziato questo percorso perchè volevo vivere emozioni forti e la stessa cosa la sto provando ora…!

Sei uno di quegli artisti che scrive canzoni anche quando è in tour?

Mmm…sinceramente non ricordo particolari pezzi tirati su in tour, ma ricordo benissimo i gran mal di testa che avevo alla mattina.

Pensi sia diverso oggi?

No penso! E’ diverso, ma mi va bene lo stesso, direi che anche negli anni ’90 c’era nostalgia del passato, in conclusione io guardo sempre ora e avanti, con il passato che rispunta quà e là!

Cosa diresti ai teenager che potrebbero provare a seguire il tuo stesso percorso?

Di non sbagliare nome per la band e andare a letto presto!!!

Era meglio quando hai iniziato tu?

Si perchè non c’era internet!

Anche questa volta le tue canzoni, attraverso dei testi più che diretti, non la mandano certo a dire: “Io non vivo, corro e muoio: sono un uomo da corsa!” perchè?

…Se lavori devi essere una macchina, se sei un disoccupato un peso morto…

JENA3

Rimanendo in tema di generazioni, gli adolescenti di oggi non comprano più i dischi, vanno poco ai concerti e per lo più riempiono le serate elettro/metal/trash/dancehall raggae…semplice evoluzione dei gusti, ricambio generazionale e delle mode, oppure il livello della cultura musicale si sta abbassando sempre di più?

Penso che sia normale evoluzione, anzi ne sono sicuro, è impossibile imporre la musica o il tipo di passatempo.

A proposito di difficoltà, sembra sempre di più che suonare punk rock in Italia sia una lotta alla sopravvivenza: come vivi questo aspetto di fare musica in Italia?

Hai ragione, credo che noi che suoniamo, che cerchiamo di portare avanti una scena indipendente e non, a seconda di come la si vuole interpretare, abbiamo il dovere di dare sempre il massimo a dispetto del trend che ahimè cambia di volta in volta.

Tornando al tuo ultimo lavoro, il rock’n’roll nei tuoi brani è sempre più marcato: cosa influenza maggiormente il tuo suono in fase compositiva e cosa è cambiato rispetto ai tempi con i Black Vomit?

Francamente è cambiato poco delle produzioni degli ultimi 5/6 anni. Per quanto riguarda i miei brani, prendo l’acustica e ci giro sopra, se ho culo aggancio l’idea e cerco contemporaneamente di finire anche il testo. Il sound invece è influenzato dalle canzoni che mi hanno emozionato in tutti questi anni. 

“Mai” è un brano che hai suonato con i BV e che ora riproponi con pianoforte e voce; l’ultimo saluto, quasi un ringraziamento a quello che fu il tuo gruppo storico?

“Mai” è un pezzo versatile e comunque saluto tutti i compagni di merenda: Soflan, Sabo, Derrik, Tromb, Miki, Bat, Fil, Magreglio, Parrino, Brigante, Rolfi, Dezza, Poster, Tomi, Sapoeeeee….basta.

Ti lancio una provocazione…ho dovuto concentrarmi per ascoltare Bruklin, provenendo dal punkrock mi torna un pochino difficile (ma ti becchi lo stesso i miei complimenti, ottimo lavoro)… puoi paragonare l’album a oggi, al successo che ebbero i Litfiba 20 e più anni fa, in chiave minore?

Minoritario direi…

Questa è davvero l’ultima…cosa stai ascoltando ultimamente?

Ascolto la radio, perchè ha ancora un qualche caso di imprevedibilità e può capitare il pezzo o il riff che ti fa tirare su il volume, dove ti viene quella faccia che sembra voler dire…”ti spacco il culo amico” 

Grazie Jena per il tempo che ci hai dedicato…e ti lascio con “Uomo da corsa”!

Grazie a te…Ola a todos!!!

 


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