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Mentre in questi mesi diverse etichette internazionali ristampano vecchi "successi" settantasettini e conseguentemente molte riviste e fanzine del settore "punk" pubblicano speciali, articoli e vecchie recensioni per festeggiare erroneamente i primi 25 Anni di Punk, Punkadeka.it (che NON festeggia il compleanno del Punk "..chi l'ha detto che è nato nel 1977!?!") per la rubrica "Yesterday Heroes" pubblica una lunga intervista realizzata con Marco Philopat, uno dei fondatori dello storico VIRUS (primo "centro sociale" gestito da Punx), cantante degli HCN e autore del Romanzo sul Punk 1977-84 "Costretti a Sanguinare" ..un pezzo di storia del punk Italiano.

 

 

 

 

Intervista a MARCO PHILOPAT

A Cura di Susanna Vigoni

 

I: Cominciamo a parlare un po’ del Virus…cos’era? Da dove è nata l’idea di creare un posto del genere a Milano?

M: Beh…tutto è nato dopo che io ero stato a Londra e qui avevo visto che le cose erano molto diverse da Milano…qui c’erano un sacco di posti dove i gruppi potevano suonare liberamente, fare quello che volevano senza che nessuno gli dicesse niente…erano dei posti, dei pub o anche degli edifici smessi…

A Milano invece non esisteva niente di simile…c’erano pochi concerti e quei pochi erano molto cari, £ 30.000- £ 40.000…

Non erano molti…uno di questi era un posto che si chiamava Centro iberico che si trovava in centro, e in questo posto suonavano soprattutto i gruppi legati all’area dei Crass, quindi all’area del punk anarchico…

In questo posto potevano fare quello che volevano e insieme ai concerti allestivamo volantinaggi e facevamo propaganda di natura politica.

Tornato a Milano ho cercato di portare tutto questo qui, visto che la situazione a Milano era molto piatta.

I: Quindi all’inizio era un’esigenza soprattutto musicale?

M: Si, inizialmente si…dalla voglia di avere dei posti così anche a Milano…dei posti dove potere suonare liberamente anche se uno non sapeva suonare bene o non sapeva suonare del tutto…dove esprimersi liberamente con la musica, cosa che nel clima di repressione di Milano non si poteva fare.

Dopo poi si trasformerà in qualcosa di più importante com’era il Virus ma all’inizio era così..

I: Quanto tempo sei stato a Londra?

M: Sono stato quattro o cinque mesi…avevo 16 anni, sono partito in autostop.

E qui ho visto i punk in Portobello Road…erano per me fantastici…erano un po’…lo dico nel libro, dei guerrieri metropolitani, delle pantere metropolitane, non lo so come li avevo chiamati nel libro però in qualche modo rappresentavano tanto il mio immaginario di quel momento.

E allora piano piano ho cominciato a conoscerli...è stata questa la prima fase proprio grossa.

Conoscendoli sono stato ai loro concerti, i primi concerti che facevano…questo al primo anno.

Poi, al secondo anno, quando ero diventato un pochino più grande ho cominciato a fare una scelta…prima frequentavo quelli un po’ più nichilisti, diciamo così…

Poi piano piano ho imparato anche a conoscere quelli che in qualche modo erano più vicini alla mia maniera di pensare, che poi erano il giro dei punk anarchici, i quali appunto organizzavano i loro concerti non nei pub, ma in questi luoghi tipo il Centro Iberico…

Quindi è chiaro che quando sono venuto a Milano ho voluto occupare questi posti.

I: E la situazione qui a Milano com’era?

M: qui a Milano la situazione era che il movimento degli anni ’70 aveva occupato diversi spazi che però non erano quasi utilizzati, in particolare uno, questo qui vicino alla mia zona che era in Via Correggio, io abitavo a Baggio, da Baggio per arrivare in centro passavo da Via Correggio.

Via Correggio era un posto occupato dal ’75, un’ex fabbrica di cibo per neonati, la Chicco, si chiamava Mellin una volta, che aveva portato tutti i suoi impianti in provincia di Milano e lì, quella grossa fabbrica era stata abbandonata da più di 10 anni, ‘65- ’68…e lì ci abitavano una serie di compagni, di anarchici di fricchettoni e oltre al posto abitativo c’era anche un posto dove facevano concerti, non è che facevano concerti, facevano iniziative un po’ di spettacolo, ecco, una roba del genere…chitarra acustica, festa sociale, questa roba qua…

Allora noi, che eravamo un gruppo di punk che nel frattempo si era costituito tra il mio quartiere e il centro e tutti ragazzi provenienti dai quartieri popolari.

I: Allora più o meno in quanti eravate qui a Milano?

M: cioè perché, tra l’altro sono già passati duo o tre anni in realtà prima di arrivare lì, però la cosa grossa è stata che, praticamente c’è stato un momento in cui tutti i punk si trovavano in centro, provenienti da tutte le parti limitrofe di Milano, dalle periferie, così…si trovavano davanti a questo negozio di dischi che si chiamava New Kary, in via Torino, era l’unico negozio di dischi che vendeva dischi punk…e lì prima eravamo una ventina, poi con il passare del tempo siamo diventati anche una centinaia, poi la polizia ha iniziato a innervosirsi perché eravamo , il sabato soprattutto eravamo in centro…innervosirsi perché davamo fastidio ai compratori del sabato pomeriggio e allora ci hanno cacciato e il fatto che ci hanno cacciato è stato anche una sorte di unione tra noi.

Avevamo questo nemico comune che era la polizia e di conseguenza siamo diventati amici.

Quando ci hanno cacciato da via Torino ci trovavamo in un altro bar che si chiamava bar Magenta che è in Corso Magenta appunto e solo che lì avevamo anche a che fare un po' con i fricchettoni che arrivavano dal Parco Sempione, molti punk si stavano già lasciando un po’ andare, la situazione era un po’ pallosa e in più io avevo fatto anche questi viaggi a Londra dove la situazione punk si era sviluppata ed evoluta, considerando la parte a cui ero più vicino io, la parte più politica, più anarchica…

Allora abbiamo cominciato, parte di noi ha cominciato a frequentare il circolo anarchico del Ponte della Ghisolfa in Viale Monza.

Questa parte più politicizzata ha fatto si che di quelle cento persone una ventina di noi è entrata in contatto con alcuni elementi anarchici che vivevano in Correggio…è stato così praticamente…

gli altri 80 erano già finiti un po’ nei giri di eroina soprattutto.

Allora il primo concerto che abbiamo organizzato, questi 20 punk in Correggio, è stato appunto un concerto contro l’eroina.

I: Ma tu cosa hai visto nel punk, cos’era per te allora?

M: Questa qui è una domanda che mi fanno spesso…non è facile entrare dentro i meccanismi psicologici miei di una volta…

Così in quattro parole di dirlo, ti devo dire che io venivo da una situazione sia familiare che sociale particolare, comunque io.

Era una situazione che era innanzitutto profondamente modificata perché a un certo punto io partecipavo a..mia sorella che era più grande era una persona che faceva parte dei movimenti politici e faceva attività dentro una specie di centro sociale, che ancora non si chiamava così ma si chiamavano Circoli giovanili a Baggio.

E io ero piccolo, ma seppur piccolo eppure andavo dietro a mia sorella perché in quel posto lì mi facevo le canne, perché stavo bene, c’era un clima di libertà…questo qui quando avevo ancora 14- 15 anni…

C’era gente che andava all’oratorio e c’era gente invece che frequentava i circolo giovanili del proletariato, io ero uno di quelli.

C’era gente che quando usciva di casa andava al parco a farsi le canne oppure all’oratorio e a me non piaceva di andare e allora andavo lì.

Qui facevano politica, io aiutavo a fare i manifesti, facevo anche volantinaggio; mia sorella allora faceva soprattutto scuola popolare gratuita ai bambini, perché lì a Baggio c’erano un casino di case minime dove vivevano figli di immigrati, in situazione sociale devastante…

Mia sorella faceva doposcuola lì …

I: Quanti anni aveva tua sorella?

M: Aveva quattro anni più di me, io ne avevo 14 e lei 18.

Allora io avevo già in qualche modo dentro il DNA questa roba qua; ascoltavo musica, c’era gente che suonava la chitarra: De Andrè, Guccini sta roba qua…

Quando io divento punk, anzi comincio a diventare più grande, c’è una situazione pazzesca perché questo posto, questo Circolo giovanile del Proletariato, che si chiama Casermetta, viene sgomberato perché lì dentro ci sono anche elementi che poi saranno arrestati per lotta armata, in particolare me ne ricordo uno, che lo dico nel libro, Rosario, che era uno dei leaderini, che viene in qualche modo anche lui arrestato e nel giro di pochi mesi viene chiusa quell’esperienza.

Mia sorella non fa più politica perché rimane così delusa da questa roba qua e rimango soltanto io, capisci…questo è stato fondamentale per me.

Rimanendo solo io, a quel punto lì in zona…ma non è che rimango solo, ce ne sono anche altri giovani come me che non sanno dove andare però d’altronde, dopo che hai vissuto un’esperienza così non puoi più tornare all’oratorio, a giocare a pallone perché lì avevi vissuto un’altra storia molto più libera…al posto di giocare a pallone noi leggevamo libri, al posto di giocare a pallacanestro noi facevamo un volantino, capito…

E poi vabbè c’era la possibilità anche di ubriacarsi e di farsi le canne, era tutta un’altra esperienza.

Quando io vado a Londra vedo che i punk hanno questa libertà che ormai a Milano non c’è più invece perché c’era la repressione e l’eroina soprattutto…tanti miei amici diventano eroinomani in quel periodo, tanti della zona…

Infatti un passaggio fondamentale di “Costretti a sanguinare”, che poi è stato quello che è piaciuto un casino a ‘sti cazzo di critici letterari è “nella mia zone c’è solo l’oratorio o l’eroina” ed era proprio così.

Io invece vado a Londra e vedo i punk e quindi un’alternativa…

I: Sia all’eroina che all’oratorio quindi.

M: e il Virus nasce da quest’esigenza che non è solo mia in fin dei conti, almeno di quelle 20 persone, ma appena facciamo quel concerto contro l’eroina, nell’81, tre anni dopo…perché in questo passaggio sono passati tre anni in realtà, dolorosissimi…anche il fatto che ho dovuto comunque uscire di casa io a 17 anni perché avevo i capelli verdi, vestito conciato, in zona mi deridevano, mia madre aveva vergogna di me.

Io venivo da una famiglia cattolica, nonostante mia sorella mi aiutava però era l’unica in famiglia su cui potevo contare, in realtà poi mia sorella mi aiuterà nell’andare via giustamente…

Quando facciamo il concerto contro l’eroina, questo concerto aggrega tantissimo in realtà, anche i vecchi punk che magari erano entrati nel giro dell’eroina, si aggregano con lo slogan contro l’eroina, perché parlavamo tanto noi punk di non essere schiavi dei padroni, schiavi della società, schiavi del potere, del sistema e poi eravamo, erano , schiavi dell’eroina, gli altri.

Questa cosa qui ha aggregato parecchio, il Virus è nato con questo concerto dell’eroina, in 20 persone abbiamo organizzato e il giorno dopo eravamo 200.

Poi ci sono diverse vicissitudini e riusciamo ad ottenere uno spazio in Correggio solo per concerti bello grande, diciamo che 200 persone erano quelle che ci giravano, però il collettivo almeno 100 persone era.

Ci trovavamo tutti i martedì per decidere la programmazione culturale e politica del Virus.

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