JON SPENCER & THE BLUES EXPLOSION

JON SPENCER & THE BLUES EXPLOSION
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Una serata “esplosiva”

 

 

Jon Spencer & Blues Explosion, Init, Roma, 4 settembre 2008
Fino a qualche giorno prima dello show, sembrava quasi che la notizia del concerto di Jon Spencer con i Blues Explosion, fosse segreta e poco affidabile, sul sito ufficiale del gruppo infatti alla data del 4 settembre corrispondeva l’esibizione a Molfetta…

Quando però mi ritrovo davanti all’Init e vedo una fila di almeno duecento persone (tra l’altro una fila inglesissima ed educatissima), ripongo lo scetticismo nelle mani di Carneade: un tripudio di basettoni, gilet neri e stivali a punta tra la folla, allontanano ogni esitazione.

Il locale si riempie a dismisura, niente a che vedere con i quattro gatti che a febbraio, nella stessa location, si erano precipitati ad ascoltare il side project di Jon Spencer, gli Heavy Trash.

 

Senza aspettare che tutti fossero muniti di biglietto e rinunciando ad un gruppo spalla, Jon Spencer, con un attillatissimo pantalone di pelle nera, sale sul palco del locale capitolino e fomenta il pubblico semplicemente accarezzando la sua distruttissima chitarra e chiedendo la collaborazione del pubblico: “Let me hear say yeah!”.

 

Da lì in poi, per quasi due ore di concerto, è esplosione pura: senza pausa tra un pezzo e l’altro, con la grinta propria dei ventenni, Jon Spencer e soci si scatenano, e scatenano, con un repertorio che saltella tra i vecchi album e le ultime uscite. Il torrido Init si infuoca sempre più ad ogni “gridolino” e gioco vocale di Jon che imbocca letteralmente il microfono emettendo suoni baritonali caldi ed intensi.

 

Mentre il leader, grondante di sudore, si lascia andare ad uno spettacolo anche visivo, molleggiando da vero rocker, muovendosi in modo scattoso e ritmato, confermando quindi una presenza scenica impeccabile, Judah Bauer, il chitarrista, non si scompone ed è assoluto protagonista di un sound pieno e potente, sostenuto dalle acrobazie della sezione ritmica nelle mani di Russel Simins.

 

 L’essenzialità e la semplicità strumentale sono a mio avviso la vera ricchezza del gruppo che, senza  bassista e senza l’utilizzo di effetti e pedali vari per le due chitarre, riesce, sia su disco che live, a produrre un sound ricco, pieno, esplosivo appunto, contando esclusivamente sulle regole essenziali del blues e del rock’n roll. La stabilità e l’affiatamento della formazione permettono ai tre di rinunciare ad una scaletta scritta e basta un gioco di sguardi o un’indicazione di Jon per passare impercettibilmente al pezzo successivo.

 

Dopo circa un’ora di concerto, i tre “fingono” di lasciare il palco, ma si sa che alle star questo tipo di gioco è concesso e come volevasi dimostrare dopo pochi minuti rieccoli sul palco a suonare almeno un’altra mezz’ora.

 

 Alla fine dei giochi, il pubblico, scosso e frastornato per l’esplosione, si riversa nel cortiletto del locale e scommetto che almeno la metà, una volta a casa, avrà preso la chitarra e sognato per qualche istante.

 


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