La Storia dello SKA

La Storia dello SKA
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Moltissima gente ama e apprezza lo Ska ma ben pochi sanno veramente la storia e le radici di questo genere che ormai ha passato i 50 anni di storia. Con questa speciale occasione in cui Punkadeka.it vuole celebrare il più grande rappresentante di questa musica “the Godfather Laurel Aitken” abbiamo pensato che fosse giusto fare il punto sulla storia dello Ska e regalarvi una ottima biografia di questa musica. Dal 1950 a oggi, ecco a voi cosa è successo…
La Jamaica non è esattamente l’isola felice descritta da innumerevoli spot pubblicitari o locandine di villaggi vacanze. E’ una terra in cui la disoccupazione, la povertà e la miseria regnano sovrani. I due maggiori partiti (PNP e JLP), spesso protagonisti di episodi di corruzione, più che sui programmi politici si basano sull’abilità dei "gunmen" incaricati di zittire gli avversari (dal 1962, anno dell’indipendenza, in poi, in Jamaica iniziò un grosso commercio di armi), e il potere è detenuto dalle solite "40 famiglie" (ovviamente di pelle bianca); tuttora la Jamaica è il paese col più alto numero di brutalità poliziesche.
Siamo nella seconda metà degli anni ’50 e nelle strade di Kingston (la capitale) si muovono gruppi di giovani spesso amanti della violenza, i cosiddetti Rude Boys ("agitatori"), che saranno poi i protagonisti di un numero incredibile di canzoni ska, rocksteady e reggae. L’altra passione dei Rude Boys, era però la musica. A distanza di più di un decennio dalla piccola esplosione (anni ’30-’40) del Calypso (la musica originaria dell’isola di Trinidad), che era stato esportato fino negli USA, in Jamaica sono piuttosto popolari il Mento (una musica popolare mischiata ad un sacco di generi, dal gospel al samba al calypso), e il Buru Drumming (dalle forti origini africane), ma a regnare era il Rythm & Blues americano, contornato da Swing e Be Bop.
Ma la maggior parte della gente non poteva permettersi l’acquisto di dischi (per non parlare dei fonografi), e neanche l’entrata ai primi concerti dei famosi artisti americani (tra i più amati c’era ad esempio Fats Domino) che cominciavano ad includere la Jamaica nei loro tour. Fu così che, con l’ausilio di rudimentali e gigantesche casse e giradischi montati su furgoni, personaggi come Tom The Great Sebastian (considerato secondo la leggenda l’inventore dei soundsystem), Sir Coxson Dodd (che anni dopo sarà produttore di ska con la storica Studio One), Duke Reid the Trojan, King Edwards e Duke Vin the Tinkler, lanciarono la moda dei SoundSystem, delle discoteche ambulanti che portarono la musica nelle strade e nei ghetti anche a chi non avrebbe altrimenti potuto permettersela, e che lanciarono una vera e propria epopea che avrebbe segnato moltissimo la vita sociale in Jamaica. Gli operatori di Sound System, i cosiddetti "Selecter", si recavano spesso negli States, per riuscire a catturare singoli rari e le ultime uscite degli artisti più in voga (la competizione tra i diversi Sound era spietata), quand’ecco che, durante i loro viaggi, scoprirono che in USA la musica era cambiata, che il R&B e i suoi artisti erano stati spazzati via dalla nascita del Rock And Roll.

Si trattava di un grosso problema, visto che il r’n’r non prese piede in Jamaica, dove la gente continuava ad apprezzare i vecchi artisti… Dopo aver quasi esaurito le vecchie incisioni e non essere riusciti a recuperare altro, gli operatori dei sound, presi in contropiede, decisero di far incidere pezzi R&B a musicisti locali. Gli studi della Radio JBC (gli unici a Kingston) furono quindi presi d’assalto da musicisti jamaicani, di estrazione jazz, folk o latina (presi da Bond Street, la strada dove i musicisti si ritrovavano), invitati dai selecter, reinventatisi produttori, a registrare brani nello stile che piaceva alla gente. Ed ecco che accadde ciò che per fortuna nostra è accaduto: piano piano le influenze di questi artisti locali (di grandissima qualità musicale; tra loro ricorderei i Blues Busters, The Maytals, Laurel Aitken, detto "el cubano" perchè originario di Cuba, Theophilus Beckford, Prince Buster, Lord Tanamo, che aveva debuttato come cantante di calypso, Jackie Opel, Tommy McCook, Rolando Alphonso) si fanno sentire, e portano alla nascita di un nuovo tipo di musica: lo Ska, il cui nome non è chiaro come fosse venuto fuori (forse un’onomatopea che indicava il ritmo saltellante delle canzoni o il suono grezzo di chitarra e pianoforte, o forse ancora un qualche vocabolo storpiato in patois, lo slang jamaicano). Ed è all’inizio degli anni ’60 (anche se il primo pezzo che si può definire ska è forse "Easy Snappin" del 1958 suonato da Theophilus Beckford e Rolando Alphonso e arrangiato dal chitarrista Ernest Ranglin, ma che fu commercializzato dopo, tanto che probabilmente il primo singolo ska che la storia ricordi è "Little Sheila" di Laurel Aitken, 1959, cosa che gli vale tutt’ora il titolo di Padrino dello ska), che lo ska si propone come genere musicale autonomo ed è nel 1964 che il primo successo ska invade il mondo: si tratta di "My boy lollipop", cantato da una giovanissima jamaicana, Millie Small, e prodotto dalla Island, che si piazza ai primi posti di tutte le classifiche, soprattutto in Inghilterra (per inciso, "My boy lollipop", o "My girl lollipop" se cantato da band maschili, è uno dei pezzi più coverizzati della storia, ultimamente gli Arpioni ne hanno fatto una cover in dialetto bergamasco!).
Proprio in Inghilterra si erano già trasferiti artisti come Laurel Aitken, Rico Rodriguez e Owen Gray, e già dal 1961 la BlueBeat (il cui nome in Europa diventerà sinonimo di ska) produceva i dischi in UK. In Jamaica intanto la scena è in pieno fermento: nel 62/63 Lord Tanamo raduna i migliori musicisti dell’isola (Rolando Alphonso – sax tenore, Don Drummond – trombone, Baba Brooks – tromba, Lester Starling – sax alto, Tommy McCook – sax, Jackie Mittoo – piano, Lloyd Brevett- basso, Lloyd Knibbs – batteria, Jah Jerry- chitarra) e li fa suonare insieme col nome di Satellites, che verrà cambiato poco dopo in Skatalites… e non aggiungo altro! Comiciano poi a mietere successi Derrick Morgan (futuro padrino dello Skinhead reggae), Alton Ellis, Dandy Livingstone, Desmond Dekker, Eric Monty Morris, il mitico Jimmy Cliff (che debuttò a soli 13 anni) e un certo Robert Nesta Marley che nel ’61 aveva fondato insieme a Peter Tosh e Neville Livingstone (aka Bunny Wailer) gli Wailers. Nel frattempo nascevano altre etichette come la Melodisc, la già citata Studio One e la Beverley del grande Leslie Kong. In quegli stessi anni (’64-’66) vari artisti cominciarono a esser influenzati nei loro testi dalla filosofia/religione Ras Tafari (comunemente chiamata Rasta, Ras Tafari era il nome del Negus Hailè Selassiè, ultimo imperatore d’Etiopia, prima dell’ascesa al trono), che predicava l’emancipazione alla razza nera attraverso il ritorno alla madrepatria Africa (ed allora ogni rasta avrebbe riposato sul Monte Zion, il paradiso), attendeva il crollo della società razzista bianca (chiamata Babylonia in quanto i rastafariani si consideravano come la Nazione di Israele ai tempi dell’esilio e della schiavitù appunto a Babylonia) e venerava Jahovia (Jah), il Dio che si era incarnato appunto in Hailè Selassiè, inoltre dava molte regole piuttosto rigorose (non mangiare carne di maiale o pesci senza squame, lumache e molluschi, non usare sale, non stringere la mano o lavorare per un non rasta, non sposarsi, non battezzare i propri figli e non recarsi ai funerali). La tipica acconciatura "Dread" (cesto), tipico aspetto etnico delle tribù africane orientali, era fatta sia per assomigliare ad un leone, sia per il tabù biblico di non avvicinare lame taglienti al proprio corpo (un rasta infatti non potrebbe farsi tatuare), mentre il fumare marijuana (l’unica cosa che gli autodefiniti simil-rasta attuali sembra sappiano!) era semplicemente un fattore di comunione cerebrale con la divinità (un pò come l’incenso per i cristiani!), non un semplice sballo.
Non tutti sono però felici dell’influenza della cultura Rasta sui Rude Boys (in effetti spesso un pò confusa): Toots Hibbert, leader dei Maytals disse "Ci sono molte persone che non afferrano veramente il senso della cosa. Non conoscono i Salmi, non sanno nulla di Dio, dicono solo – Rastafari… Dread! – e usano pistole". In effetti le gesta violente dei Rude Boys (pur esaltate sotto certi aspetti), vengono criticate da diversi cantanti dell’epoca: in "Dance Crasher" Alton Ellis dice ai Rude Boys di non usare il coltello, in "Judge Dread" Prince Buster (che pure si era meritato il nome in una maxi rissa a Orange Street) punta il dito contro un giudice etiope che voleva "sistemare" i Rude Boys, in "We are rude" Dandy Livingstone equipara la violenza al potere…
Sta di fatto che proprio in questo periodo lo ska passa la fase del cosiddetto "Rude Boy Sound", ossia la nascita del cosiddetto Rocksteady (1965). Il motivo sembra essere, oltre alla crescente influenza del soul nordamericano di Stax e Motown, l’ondata di caldo torrido che invase la Jamaica nell’estate ’65: lo ska era troppo veloce per essere ballato senza stancarsi troppo e si preferì rallentarlo, con sezione ritmica più pesante, cantati più curati e meno fiati… Sembra leggenda ma le fonti concordano… Proprio con il Rocksteady uscirono fuori Wailers, Claredonians, Ethiopians, Melodians, Pioneers, Upsetters, la Pama Records (1967) e un’etichetta come la storica Trojan Records, che diverrà il simbolo stesso dello ska e del reggae, fondata da un’imprenditore di origine indiana, Lee Gopthal. E nel 1968, i già citati Maytals di Toots Hibbert (che, nel frattempo, era stato in galera per due anni per possesso di ganja, e appena uscito scrisse su quell’esperienza quel capolavoro che è "54-46 (That’s my number)") se ne escono con un pezzo che farà storia, non tanto per il pezzo in sè, ma per il fatto che fu il primo a contenere una parolina magica… Il pezzo era "Do the reggay", il primo pezzo della storia considerato propriamente reggae.

 

Il 1969 e tutto quello che successe in quei magici anni… Nel ’68/69 il rocksteady lasciò spazio al reggae, che in quel periodo ebbe un boom di vendite e di successi che diede parecchio filo da torcere all’"elite" del rock di quegli anni, che infatti si affrettò a bollarlo come musica marginale, di nessun valore artistico e, dulcis in fundo, "commerciale" (come se il rock di quel periodo non lo fosse…) E nel ’69, mentre i Maytals (sempre loro!) vincevano il "Jamaican Summer Competition" con la storica "Sweet and Dandy", e sempre in Jamaica moriva tristemente Don Drummond, in Inghilterra avveniva la nascita del movimento skinhead. E qui, nonostante io speri che siano cose risapute, mi tocca puntualizzare, a scanso di equivoci, che gli skinheads VERI non sono stati, non sono e non saranno mai quei cretini nazisti che ogni tanto appaiono in TV o sui giornali (che peraltro hanno occhi solo per loro, mai per gli skins antirazzisti e antifascisti!). Infatti gli skinheads originali nacquero in Inghilterra dall’incontro tra Rude Boys immigrati in UK dalla Jamaica e una fetta della sottocultura mod, cioè i cosiddetti "hard mods" (sul finire degli anni ’60 infatti il modernismo si era diviso tra la corrente hard più "dura e pura" e un filone di orientamento più psichedelico) che rappresentavano la gioventù proletaria inglese. Questo incontro tra due razze diverse riunite in un’unica sottocultura, che iniziò soprattutto nel South London e nel North West Kent, rimane un’esperienza unica nella storia degli stili giovanili. Del resto l’Inghilterra aveva già una certa attrazione per la musica nera: sebbene avrebbe raggiunto la sua piena maturità solo nella prima metà degli anni ’70, è nel corso degli anni ’60 che iniziò il movimento (ingiustamente poco conosciuto), che verrà definito "Northern Soul". Al Twisted Wheel Club di Manchester (aperto nel ’63), alla Blackpool Mecca (aperta nel ’65) e, negli anni ’70, al Golden Torch di Stoke On Trent e al mitico Wigan Casino ("il" locale di northern soul per eccellenza), ogni weekend arrivavano orde di ragazzi, i cosiddetti "allnighters" (in gran parte scooteristi e mods), pronti a farsi kilometri su kilometri per ballare tutta la notte al ritmo di r’n’b e soul (il northern soul è infatti un genere fittizio: nessuno all’epoca suonava volontariamente Northern Soul, ma semplicemente alcuni DJ inglesi hanno ricercato pezzi di vari artisti che avessero certi requisiti, primo fra tutti la ballabilità)… Ma questa è un’altra storia, quindi rimettiamoci in carreggiata… Insomma in Inghilterra i Mods e i nascenti Skinheads sostennero l’espansione della musica jamaicana, e gli artisti jamaicani ricambiavano

l’affetto: moltissime furono le canzoni dedicate agli skins, come le celeberrime "Skinhead girl", "Skinhead Moonstomp", "Skinhead Revolt", "Skinhead", "Skinhead Reggae", tanto da portare alla nascita di un sottogenere come appunto lo skinhead reggae, soprattutto grazie ad artisti come Symarip, Derrick Morgan, Ethiopians e il solito Laurel Aitken. E a proposito del padrino dello ska, un aneddoto molto divertente riguarda il suo passaggio alla Pama rec. che riuscì a metterlo sotto contratto grazie ad una tremenda botta di culo: Laurel fu infatti arrestato dopo un concerto per essersi dimenticato di pagare le spese di una causa di paternità e per evitare di farsi sei settimane in galera chiamò l’unica persona che conoscesse in grado di prestargli le 200 sterline di cauzione, cioè il proprietario della Pama che arrivò con i soldi e un bel contratto da firmare (quel periodo è immortalato da una ristampa di un paio di anni fa della tedesca Grover col titolo di "Laurel Aitken- The Pama Years)… L’esplosione del reggae lancia definitivamente la Trojan records (che in quel periodo produrrà una media di 40 singoli a settimana.. per la gioia dei collezionisti di oggi!), ed escono fuori gruppi come Cimarons, Harry’s All Stars, Melodians, Slickers, Breadcrumbs, Byron Lee & the Dragonaires (uno dei primi gruppi ska, che poi attorno alla metà dei ’70 abbandoneranno per fare "soca" cioè una musica suonata ai carnevali jamaicani), Dawn Penn, Little Roy (che nel ’65, a 12 anni, vinse un concorso scolastico e registrò un pezzo con Jackie Mittoo, e 2 anni dopo fu "arpionato" da Prince Buster) e gente come Dennis Brown (che debuttò nel 1970 a soli 15 anni), Bob Andy, Althea & Donna e un tale di nome Jimmy Cliff (!) che nel ’69 tornò in Jamaica per una fortunatissima sessione di registrazioni sotto la guida del buon vecchio Leslie Kong. Jimmy Cliff nel 1974 avrebbe poi consacrato il suo successo firmando la colonna sonora e partecipando anche in veste di attore al film di Perry Henzell "The Harder They Come" (purtroppo introvabile ora), che fece conoscere il reggae e la cultura dei rude boy in tutto il mondo, specialmente in UK dove il film ebbe un discreto successo. In quegli anni sul suolo inglese cominciò a svilupparsi la cultura dei SoundSystems (arrivati già da tempo con i pionieri Empire Windrush e Count Clarence), a Londra rimbombavano le vibes del Sir Coxsone Outernational del produttore jamaicano Lloyd Coxsone, e del rispettatissimo Jah Shaka (inventore del UK Stepper, il suo nome era preso da un leggendario guerriero Zulu), che fu ispiratore di moltissimi altri sound (Chanell One, Aba Shanty-I), e negli anni ’80 diventò anche produttore e fondò una label, nel North London dominava il Gladywax Sound, storico era il Mighty Fatman di Ken Gordon trasferitosi nella Swingin’ London da Tottenham, mentre fuori Londra il re era il President Amin di Manchester… Proprio in questo periodo (inizio degli anni ’70) nei SoundSystems, specialmente jamaicani (in quel periodo spaccavano i timpani El Paso, V-Rocket Tubby’s Home Town Hi-Fi, Son’s Junior) cominciò a svilupparsi il DJ Style, grazie a gente come Sir Lord Comic (il primo in assoluto, che aveva cominciato nella seconda metà dei ’60) Dennis Alcapone, U-Roy (uno dei più dotati "toaster" di sempre, che portò al successo pezzi assolutamente geniali e irriverenti come "Chalice in the Palace" dove invitava addirittura la regina inglese a fumare ganja dalla pipa chiamata appunto chalice!), King Stitt (aka "The Ugly one"!), King Tubby, Big Youth, che comnciarono, durante i sound, a dialogare con il pubblico, a presentare in modi particolari i pezzi, a cantare sulle basi con stile enfatico… Questo li portò ad avere molto successo, tanto che i migliori DJ furono portati direttamente nelle sale di registrazione, e qui si può trovare lo stile che porterà in seguito alla nascita del Raggamuffin e alla formazione delle dancehall odierne. Ed il primo bianco a portare in giro oltremanica il proprio SoundSystem (comprando i dischi dalle bananiere che attraccavano nel Kent!) fu un tipo di nome Alex Hughes che, con il nome di Judge Dread, rimane l’unico bianco che abbia mai inciso per la Trojan.

Ex lottatore professionista di wrestling (con il nome di "The Masked Executioner"), ex buttafuori in diversi locali londinesi (al Ram Jam entrando in un camerino beccò Tina Turner completamente nuda), il Giudice finì a fare il recuperacrediti alla Trojan rec. Lì un giorno ebbe l’idea di incidere per poche sterline un suo pezzo sul retro di un singolo; mentre stava ascoltando il suo prodotto, entrò nel suo ufficio il managing director che ne rimase impressionato e decise di metterlo sul mercato… Il pezzo venne chiamato "Big Six" e, nonostante fosse censurato (Judge Dread detiene il record di pezzi censurati!!!), rimase in classifica per 27 settimane, arrivando al numero 11… Entrò in classifica anche in Jamaica, e lì nessuno poteva credere che fosse un bianco a cantare quel pezzo! Nel frattempo questo è un ottimo periodo anche per Desmond Dekker che incide pezzi come "Israelites" (che, anche se per una sola settimana, riesce a raggiungere il numero 1 della chat inglese, e finisce al numero 1 anche in Svezia, Germania Ovest, Olanda e Canada), "Ah it mek", e "You can get if you really want", scritta da Jimmy Cliff, che restò oltre 3 mesi in classifica. Le cose non potevano andare megli oper gli artisti jamaicani, la consacrazione ed il successo internazionale di gente come Bob Marley (& The Wailers), Culture, Peter Tosh (che aveva abbandonato nel ’73 gli Wailers per una carriera solista), Steel Pulse, Sly & Robbie (che ai tempi si facevano chiamare The Revolutionaires), Eric Donaldson, U-Roy, Max Romeo (che portò la storica e sporchissima "Wet dreams" al numero 10 in UK), i Techniques di Winston Riley, e i promettenti inizi di gente come Gregory Isaacs (The Cool Ruler), Freddie Mc Gregor e Mikey Dread, aprivano un’epoca d’oro, i cui successi porterebbero via pagine e pagine. In realtà la carica sociale e le motivazioni del reggae non furono mai pienamente capite dagli ambienti "mainstream" e l’attenzione dei media era destinata quasi esclusivamente agli aspetti "folkloristici" del fenomeno (ad esempio, ditemi a cosa viene sempre associato Bob Marley…), usando spesso due pesi e due misure di fronte ai "rispettabili" pop e rock. Sarebbe però sbagliato e fuorviante continuare a parlare di "reggae" in maniera unica, al massimo associandolo a ska e rocksteady: in realtà eistono e sono esistite moltissime sfumature e sottogeneri del reggae, come il già citato Skinhead Reggae, o il Lovers Rock che aveva tra i massimi rappresentanti Alton Allis, o il Rasta Reggae (con ad esempio i Meditation, Ras Michael, in seguito anche coi Sons Of Negus, o The Abyssinians) che rappresentava il filone più "mistico", o il Dub, o il reggae dal suono più pop e "mainstream" (che sarebbe uscito fuori soprattutto negli anni ’80, soprattutto a causa di produttori sciagurati). Parlando ad esempio del Dub, questo (che non si sviluppò fino agli anni ’70 quando pezzi dub iniziarono a fare capolino nelle B sides dei singoli, ma che già da tempo aveva cominciato a dare segni di vita) era (e nelle sue evoluzioni moderne ancora di più) piuttosto diverso dal reggae classico. Musicalmente la parte predominante era il basso (al contrario dell’off beat di chitarra o dei fiati come invece nel reggae più tradizionale) che con la batteria (molte volte sincopata) formava la fondamentale sezione ritmica. La voce era spesso distorta e molte volte limitata a una frase ripetuta più e più volte, altre volte neanche presente, mentre molto in uso erano gli echi (sia a livello strumentale che a livello di voce) e riverbero. Comunque il dub, più che musica suonata, era (e ancora più oggi) musica digitale (anche se spesso in Jamaica la tecnologia non era delle più avanzate si suppliva a questa mancanza con doti straordinarie di inventiva, e studi come quello di Lee Perry erano veri e propri gioielli); il principio era appunto quello del dubbing (avete presente quel tasto sugli stereo che fa andare avanti velocemente le cassette? ecco), tutta la musica veniva suonata, digitalizzata e sovraincisa. Chi ha dato un impulso considerevole a questa musica è sicuramente Lee "Scratch" Perry (insieme a King Tubby), che oltre a dilettarsi in vari mixaggi allo stesso tempo era produttore (curò la produzione di un sacco di pezzi di Bob Marley & the Wailers come "Small Axe", "Soul Rebel", successi come "Return of Django" di Val Bennett o "Hurt so good" di Susan Cadogan, o pezzi di artisti come U Roy, Delroy Wilson, Augustus Pablo…) songwriter, cantante, e dal ’68 gestiva pure la sua etichetta, la Upsetter, che esordì con un suo singolo intitolato "People funny boy", che, oltre ad essere un ottimo pezzo, era un attacco diretto al suo ex socio Joe Gibbs… questi "regolamenti di conti" con gli ex soci/produttori peraltro non erano affatto rari, la stessa cosa avevano fatto Toots & the Maytals col feroce singolo "Broadway Jungle" quando erano approdati a Prince Buster avendo lasciato il suo super rivale Coxsone Dodd. A proposito di produttori, da segnalare nel ’71 era avvenuto un grande lutto per lo ska, con la morte per infarto a soli 38 anni di Leslie Kong, produttore che con la sua label Beverley’s aveva dato moltissimo alla scena ska e reggae, scoprendo e lanciando peraltro gruppi come Pioneers, Gaylads e artisti come Bruce Ruffin e Tyrone Evans. Ma nella seconda metà degli anni ’70, in Inghilterra (e USA), si stava sviluppando un genere e una sottocultura ribelle quanto il reggae: si stava assistendo infatti alla nascita del PUNK. La nascita del punk portò a diversi revival (skinhead, mod, teddy boy), e il revival mod portò alla nascita del Mod ’79, mentre quello skinhead (anche se con il supporto della scena mod e addirittura di parte di quella punk che guardava con interesse al fenomeno) portò in UK alla nascita dello Ska Revival.

Nel 1979 l’editore di Judge Dread, Rob Dickens, gli fece sentire il demotape di una nuova ska band e lui disse che facevano schifo… erano i Madness (in realtà il buon giudice della libidine sarebbe in seguito diventato un loro fan, scrivendo per loro "One Eyed Lodger", che poi per varie vicissitudini registrò lui stesso)!!! Il ’79 infatti fu l’anno dell’esplosione di questo nuovo sottogenere dello ska, nato "aggiornando" i ritmi caraibici di sempre alla maggiore potenza rabbia e velocità del punk, dopo che il 1978 si era chiuso con gli Specials A.K.A. e i North Invaders che non riuscivano a combinare nulla (i primi erano ovviamente gli Specials, i secondi avrebbero cambiato nome poco dopo chiamandosi Madness, in onore ad una hit di Prince Buster). Infatti fu proprio in quell’anno che Jerry Dammers (il cui vero nome era Gerald Danki), il carismatico tastierista leader degli Specials (che avevano fatto la loro apparizione di spalla ai Clash, che dopo averli sentiti per caso li avevano voluti assolutamente al proprio fianco, Joe Strummer soprattutto), fondò con la collaborazione dei suoi compagni della band (Lynval Golding, Sir Horace Gentleman AKA Horace Panter, Terry Hall, Roddy Radiation) e di Walt Jabasco, l’etichetta Two Tone, che produsse il singolo "Gangster" (omaggio a un pezzo di Prince Buster, "Al Capone", ed allo stesso tempo una forte denuncia contro il mercato discografico), che, per scarsità di fondi fu splittato con un pezzo di un’altra band emergente, i Selecter (e scusate se è poco!), con il pezzo strumentale omonimo "The Selecter". Nonostante nessuno se lo aspettasse, il singolo (inizialmente uscito con una tiratura di 5000 copie) andò fortissimo, addirittura a settembre arrivò al numero 6, e rimase per tre mesi nella top 75. La cosa spinse anche Neol Davies, che aveva scritto "The Selecter" e lo aveva registrato con una formazione assolutamente provvisoria, a recrutare una band vera e propria visto l’interesse nei confronti del gruppo, che ad ottobre fecero uscire quel capolavoro indiscusso di "On my radio", che rimase in classifica 9 settimane, raggiungendo l’ottava posizione, con alla voce la grintosa Pauline Black, cantante di scuola jazz/blues, che diventò il simbolo dei Selecter, in quanto era anche la prima donna ad apparire in questa nuova ondata di ska. La formazione non perse tempo e a febbraio 1980 lanciò sul mercato "Three minute hero" (che si piazzò al n° 16) e un mese dopo "Missing Words" (che raggiunse il n° 23) Nel frattempo ad agosto uscì il primo singolo dei Madness (formati da: Suggs voce, Chrissy Boy alla chitarra, Monsieur Barso alle tastiere, Bedders al basso, Lee Thompson sax, il folle Woody Woodgate alla batteria e Chas Smash ai cori e che nelle esibizioni live faceva il ballerino) "The Prince/Madness", che ebbe buoni risultati e arrivò al numero 16. Poco dopo ci fu l’incontro con un’altra ska band della nuova ondata, i Beat di Birmingham, che avevano fatto un piccolo tour di supporto agli storici UB-40, e che esordirono con un singolo "Tears of a clown", cover di Smokey Robinson. Per ottobre i Madness fecero uscire un altro singolo, ma stavolta l’etichetta non era più la 2 Tone, ma la Stiff (che sarebbe rimasta la loro label fino all’84) che fece uscire lo storico "One Step Beyond/Mistakes", che si piazzò al n° 7 (e di cui uscì anche una versione in 12"); a dicembre fecero ancora meglio, piazzando al terzo posto l’ottimo "My girl/Stepping into line", ma la vera sorpresa fu l’album "One Step Beyond" che si piazzò additrittura 2°! Un’altra ottima ska band stava però per fare il suo ingresso: il 15 febbraio del 1980 usciva infatti per la Magnet (con cui avevano firmato dopo aver rifiutato la pubblicazione di un singolo per la 2 Tone) "Ne ne na na na na nu nu/Holydays", storico singolo di debutto dei Bad Manners che si piazzò al n° 28 nelle charts inglesi, il cui lato A era una cover di un pezzo r’n’b dei tardi anni ’50 di Dick Do & the Dont’s. Il nucleo dei Bad Manners si era formato nel ’76 dato da sei amici che frequentavano la stessa scuola, il cui debutto avvenne per caso: ottennero un passaggio da una blues band (BackStage Boogies) che era in viaggio in furgone per un festival a Stonehenge e, dopo che ebbero cantato insieme completamente ubriachi, i bluesmen proposero loro di esibirsi come supporto… salirono così sul palco col nome di Standback e, nonostante non fossero molto graditi dagli hippies che seguivano il festival, i futuri BM si entusismarono e al loro ritorno intensificarono gli impegni con la band. Cambiarono un paio di volte nome (da Stoop Solo & The Street Starchers passarono a Buster Bloodvessel & His Bad Manners, poi accorciato nel definitivo Bad Manners).

In seguito, dopo varie apparizioni nei clubs di Londra, il gruppo si era ampliato a dismisura tanto da presentarsi in 16 ai concerti, poichè a Buster (il simpaticissimo e grassissimo cantante della band) dispiaceva mandare via la gente alle audizioni(!!!). Si decise per uno sfoltimento e la formazione ufficiale (oltre a Buster) comprese: Louis Cook alla chitarra, che si fece chiamare Louis Alphonso in omaggio alle sue origini spagnole e al grande Roland Alphonso, Gus Herman (Hot Lips) passò dalla chitarra alla tromba… il fatto è che non aveva mai suonato la tromba in vita sua e alla prima uscita della nuova formazione si inventò il furto dello strumento per non essere scoperto!!!! Alan Sayag, con lo pseudonimo di Winston Bazoomies era all’armonica, Dave Farren (Reggie Mental) al basso, Brian Tuitt (Chew-It) alla batteria (questi 6 erano la fomazione originaria della band), Andrew Marson (Marcus Absent) suonava il sax, Martin Stewart invece era il tastierista, arrivava dalla Scozia e prima di entrare nel gruppo faceva il pastore, mentre l’ultimo era il sax tenore Chris Kane, originario di Belfast e considerato il membro più esperto della band perchè aveva suonato in un circo come accompagnamento agli spettacoli magici e degli elefanti!!!!!!! Gli ultimi due (a differenza degli altri) non avevano soprannomi in quanto i loro compagni dicevano che i loro nomi erano già abbastanza stupidi!!! Dopo che i Beat avevano abbandonato (poco dopo i Madness) la 2 Tone, Dammers mise sotto contratto un gruppo ska 100% femminile, le BodySnatchers, a cui fu fatta un’enorme pubblicità, anche se il gruppo riuscì a fare solamente due singoli prima dello scioglimento. Nel frattempo gli Specials avevano fatto uscire il loro debut album (per l’appunto "Specials"), che finì addirittura 4° e tra i cui produttori figura Elvis Costello (?), supportato dal singolo "A Message to you Rudy/Nite Club" (il lato A era un classico rocksteady in una nuova versione) che finì 10°, seguito all’inizio del 1980 dall’EP "The Specials AKA Live!", che presentava l’inedito "Too much too toung" insieme a vari classici dello ska e reggae dei 70’s. La 2 Tone frattanto vedeva il proprio logo stampato su t-shirts, spille, toppe e un sacco di altre cose, spesso senza farci una lira, e si lanciò nella produzione di due nuovi singoli: uno per il grande trombonista jamaicano Rico Rodriguez, e per il nuovo gruppo degli Swingin’ Cats, mentre i Madness facevano uscire il "Work Rest & Play EP" con quattro pezzi (arrivato al 6° posto), e a settembre il secondo album "Absolutely" (che si attestò al 2° posto), e i Bad Manners tiravano fuori lo storico album "Ska’n’b", fatto uscire forse un pò sbrigativamente dalla casa discografica che voleva sfruttare il "trend" del momento, che conteneva 5 pezzi loro (tra tutti Lip Up Fatty, Inner London Violence e Special Brew) insieme a ben 7 cover; l’album arrivò solo 34° posto (un pò deludentemente, ma i BM si portavano dietro la fama di live band), meglio fece il singolo "Lip up fatty/Night bus to Dalston" (16°) Poteva andare tutto bene? Assolutamente no!!! La violenza dei boneheads del National Front e del British Movement, che aveva portato allo scioglimento del gruppo punk-oi Sham 69 qualche anno prima, si fece sentire anche nel mondo dello ska. E se, per ovvie ragioni, la propaganda razzista non veniva fatta ai concerti di bands multirazziali come Selecter o Specials (anche se dopo gli Specials ebbero diversi problemi con questa feccia), gruppi come Madness e Bad Manners furono i più colpiti. In realtà nessuno dei gruppi poteva essere accusato di razzismo, infatti i Madness (l’unico gruppo ad avere una formazione del tutto bianca) avevano spesso suonato per Rock Against Racism, Red Wedge e per iniziative della CND (Campaign for Nuclear Disarm), e i Bad Manners avevano in formazione un nero, un ispanico e due ebrei, ma questo non fermò la violenza (i Madness arrivarono al punto di selezionare i partecipanti ad alcuni loro concerti), nè le campagne diffamatorie e infamanti della stampa inglese, che aveva cominciato a fare di tutta l’erba un fascio, definendo il movimento skinhead come un movimento razzista… Addirittura un articolo dell’"Evening News" di Londra dal titolo "DON’T ROCK WITH THE SIEG HEILERS" fu corredato da una foto dei Selecter, gruppo in cui Davies era il solo componente bianco !!!!! I fatti vengono sempre di più travisati, il clima si fa sempre di più ostile, i Beat si riformarono sotto il nome di Special Beat, e Dammers decise di fare un video testamento per una scena che sentiva ormai sull’orlo del precipizio… il film-concerto uscì a inizio ’81 col titolo "Dance craze", fu prodotto dalla 2 Tone e comprendeva i migliori pezzi live di Madness, Beat, Specials, Selecter e BodySnatchers, con l’aggiunta dei Bad Manners che vennero inclusi in quanto dal vivo erano i migliori.

Nel frattempo proprio i Bad Manners suonarono in Italia al festival di Sanremo, e Buster pensò bene di calarsi i pantaloni mentre suonavano in diretta, mostrando le chiappe a tutti i telespettatori!!!!!!!!!! Il tour italiano, per inciso, finì con la cacciata della band dall’Italia per i continui furtarelli negli alberghi… L’ultimo colpo di coda dello ska revival (c’è da dire però che gli Specials rimanevano in buona salute, visti gli ottimi piazzamenti di "Rat Race/Rude boys outta jail" e del loro secondo album, "More Specials" che fu distribuito dalla Chrysalis, avendo la 2 Tone diverse difficoltà) ci fu nel luglio dell’81, quando "Ghost town" degli Specials occupa il primo posto e il "Can Can" in versione ska dei Bad Manners si piazza al 3°… Dopo questo colpaccio, gli Specials si sciolgono (una parte del gruppo, Golding e Neville, formò i Fun Boy Three, mentre Dammers cambiò il nome in Special A.K.A., con un sound però diverso dall’originale), lo stesso fanno i Selecter (Pauline Black si dedicò al teatro e imbroccò un paio di hits con pezzi di disco anni ’80) e gli Special Beat (una parte di loro formeranno i Fine Young Cannibals e i General Public). Rimasero attivi i Bad Manners (che continuarono a far uscire album, con "Loonees tunes" del novembre ’80 e "Gosh it’s…." che raggiunse a ottobre ’81 il numero 18, ma fu l’ultima uscita della band per il grosso pubblico, a parte una loro raccolta di successi dell’83) e i Madness (che si scioglieranno nell’86), che però diventarono in pratica un gruppo pop. E per qualche anno, mentre il reggae subiva nell’81 un terribile colpo con la morte di Bob Marley, lo ska sembrò finito e lo stesso reggae sembrava in crisi (a parte gli episodici successi di UB40, Aggrovators, Boris Gardiner, Black Uhuru e Aswad), in quanto una delle poche bands che riuscì a fare qualcosa di nuovo furono gli storici Third World, nati nel ’74(ossia Michael ‘Ibo’ Cooper, tastiere, Stephen ‘Cat’ Coore, chitarra e Milton ‘Prilly’ Hamilton, voce, William ‘Bunny Rugs’ Clarke, voce e chitarra, tutti già negli Inner Circle, Richard Daley, basso, Irvin ‘Carrot’ Jarret, percussioni, Carl Barovier batteria, poi rimpiazzato da Cornell Marshall e ancora dopo da Willie Stewart), che incrociarono il reggae con molti altri generi, soprattutto con una fortissima dose di funk. Ma, arrivati alla metà degli anni ’80, le cose sarebbero cambiate, e lo ska sarebbe tornato a farla da padrone, supportato da una fortissima scena reggae, in gran parte grazie a nuove leve… ma ormai si è fatto tardi, e credo che per questa volta sia tutto…. ci vediamo prossimamente… spero il prima possibile… e nella prossima puntata anche la nostra penisola ricoprirà un ruolo importante…


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