Matleys: l’intervista

Matleys: l’intervista
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MATLEYS photo

I Matleys sono una bella realtà rock made in Italy, capaci di avvicinare a sé varie correnti stilistiche, dal brit al punk-rock arrivando all’alternative. Il loro nuovo album “Desirevolution” è ormai prossimo alla pubblicazione, cosa che ci ha spinto a contattarli per conoscerli meglio, attraverso le parole del batterista Marcello.

Nella mia recensione vi ho definiti come dei gran “paraculi”, per la capacità di avvicinare a voi varie tipologie di ascoltatori attraverso un sound molto vario nel contenuto. Chi diavolo sono i Matleys e qual è il loro obiettivo primario?!
I Matleys sono quattro amici/quattro musicisti che hanno deciso di unire le loro forze per creare della musica che, principalmente, soddisfi i gusti di noi componenti. Non c’è una vera e propria strategia nel creare il sound ma c’è un lavoro meticoloso a livello di sonorità ed è forse quello che riesce ad avvicinare diversi tipi di ascoltatori.

A livello artistico nel vostro disco ho trovato elementi brit, punk-rock e persino legati a quell’ondata di band alternative rock che nell’ultimo decennio fecero stragi di consensi come Vines e Babyshambles. Come si arriva a creare un sound così “aperto” mentalmente? Merito del clima disteso all’interno della band o che altro?
Clima disteso direi di no! Questa apertura mentale deriva dagli ascolti diversissimi di ogni componente. Non sempre è semplice amalgamare il tutto!

“Desirevolution” è un album che potremmo definire quasi “vecchio” essendo disponibile per vie traverse da più di un anno. Cosa vi ha spinti a passare dal DIY a una distribuzione ufficiale attraverso i canali This Is Core Records?
In effetti l’album all’inizio è stato completamente autoprodotto e distribuito attraverso il passaparola e quando abbiamo intravisto la possibilità di ottenere maggiore visibilità abbiamo deciso di appoggiarci a un’etichetta, la This Is Core Records di Genova.

Immagino che nel frattempo non siate stati fermi, siete quindi già all’opera con del nuovo materiale? Se sì quale sarà il futuro percorso sonoro dei Matleys?
Esatto! Stiamo già lavorando ai nuovi pezzi con uno spirito direi di cambiamento, a partire dall’utilizzo della nostra lingua madre nella stesura dei testi.

In “Mr.Wolf” credo abbiate dato il meglio, ossia penso sia il brano con meno paletti dell’intera tracklist. Volete parlarcene e qual è invece il vostro preferito?
“Mr Wolf” è uno dei pezzi a cui siamo più legati perché è stato uno dei primi della nostra storia e  nonostante sia cambiato molto rispetto alla versione originale, è quello in cui forse si sente maggiormente il sound degli inizi.

La componente punk-rock credo la si trovi soprattutto nell’adrenalina che riuscite a trasmettere nelle parti centrali della maggior parte delle vostre canzoni. Quali band vi hanno cresciuto in tal senso?
Non ti sbagli infatti 3/4 del gruppo ha iniziato la sua “carriera musicale” in band punk-rock e hardcore e non c’è dubbio che qualcosa ce lo siamo portato dietro! Una delle band di riferimento sono stati i NoFx e in genere tutto la scena californiana degli anni Novanta.

“Desirevolution” è il classico disco che potrebbe dare grosse soddisfazioni in chiave live. Com’è stata la risposta del pubblico alle nuove canzoni e come agite in chiave live? Puntate a una performance il più possibile fedele a quanto fatto su disco o le canzoni subiscono mutazioni una volta presentate dal vivo?
“Desirevolution” non è un disco “facile” da proporre nei live nel senso che non è diretto e immediato e per essere ben apprezzato ha bisogno, secondo noi, di più ascolti. Nonostante ciò noi crediamo molto nel nostro lavoro e cerchiamo di rimanere il più fedeli possibile al nostro sound.

Di cosa andate maggiormente fieri in casa Matleys?
Dell’eterogeneità dei componenti (che non sempre è facile da gestire) e del contributo che ognuno riesce a dare al progetto.

Il disco che ha segnato il vostro percorso stilistico?
Ce ne sarebbero molti perché ognuno suonando in diversi progetti con diversi generi ha seguito un proprio percorso di ascolti, ma uno su tutti: “Song For The Deaf” dei Queens Of The Stone Age, nel quale abbiamo ritrovato un punto di partenza comune.

Ci volete raccontare di cosa parlate nei vostri testi?
I nostri testi sono perlopiù introspettivi, alcuni parlano di esperienze personali altri di cose più frivole, ma ciò che li accomuna è la ricerca meticolosa a livello sonoro più delle parole.
In tal senso l’utilizzo dell’italiano per i pezzi nuovi è una vera e propria sfida che abbiamo deciso di affrontare per evolvere.

In Italia esiste una scena dove i Matleys potrebbero collocarsi a vostro avviso?
Non saprei, in molti ci definiscono come alternative ma noi non ci sentiamo di sposare questa usanza di etichettare tutto e tutti.

A proposito di Italia, ci sono possibilità di esibirsi / avere visibilità per una band come la vostra?
Purtroppo non ci sono molte possibilità e uno dei motivi che ci ha spinto a collaborare con This Is Core è anche quello di ampliare il nostro raggio d’azione.

2016: Che anno sarà per i Matleys?
Sarà un anno di lavoro, infatti puntiamo a completare le nuove canzoni registrare il nuovo EP e aumentare i live possibilmente in tutta Italia.


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