MOBFEST 2017 (By Alessio Montanari)

Siccome non sono riuscito ad andare al Mobfest ho chiesto ad Alessandro, l’organizzatore di questo imperdibile festival, se aveva voglia di raccontarci com’era andata, mi ha girato questo bel report di Alessio Montanari, che ringrazio tantissimo. Enjoy.

il MOBFEST Ormai è diventato un’istituzione per il punk milanese, anzi per il punk italiano. Uno di quegli eventi imperdibili, per ritrovare vecchi amici, vedere dei gruppi della madonna, ubriacarsi fino a tarda notte.

Questa è la quinta edizione di fila che mi sono fatto e devo dire che è stata una delle migliori. Arrivo al Baraonda prestissimo, per non perdermi nemmeno uno dei tanti gruppi in scaletta: la mia fedeltà verrà ripagata bene.
Alle 18:15 in punto salgono sul palco gli ORCASSASSINA (che non avevo mai nemmeno sentito nominare), ma che si rivelano un’ottima sorpresa, con un grunge sporco e cattivo che scalada subito l’atmosfera. Dopo di loro i Bergamaschi ELASTIC RIOT, stoner marcio con attitudine mega punk, in linea col festival.

C’è ancora poca gente essendo prestissimo, ma il Baraonda si riempie a vista d’occhio. La terza band a salire sul palco sono gli SPLEEN FLIPPER, il gruppo più violento della serata, che avevo già visto qualche tempo fa prima dei Brujeria, e che si confermano un’ottima band da tutti i punti di vista. Vado al bar a prendermi una birra e noto che al bancone c’è già ressa…. Vuoi dire che per una volta i milanesi l’hanno capita e sono usciti presto di casa?

Con la mia pinta di plastica in mano mi godo l’esibizione dei COUNCIL OF RATS, che arrivano dalla Valtellina e che ho già visto con gli Unsane e sono super godibili da tutti i punti di vista: songwriting, esecuzione, attitudine. Di certo una delle migliori realtà del panorama hardcore attuale.
La grinta dei ratti lascia spazio alla dolcezza dei LABRADORS: il trio Milanese ci delizia con 20 minuti di college Punk melodico, preciso e stra divertente. È una band che negli ultimi tempi sta facendo strada e la gente sembra apprezzare.

Parentesi doverosa dopo la loro esibizione: una delle cose che mi ha sempre fatto apprezzare questo festival più di tanti altri è la varietà di generi che si alternano, senza troppe seghe mentali. Sono qui da due ore e hanno suonato quattro gruppi di generi diversissimi e questo è senza dubbio una figata.

Il tempo di un’altra birra e, quando torno nel salone, sul palco ci sono i dei tizi muscolosi e bandanati che saltano qua e là, suonando un hc zarro tipo Madball. Sono i DON GATTO un gruppo ungherese; il genere non è proprio quello che ascolto io, ma devo dire che i ragazzi fanno la loro bella figura. Qualcuno inizia a pogare e l’atmosfera si scalda. Mangio un ottima pasta alle melanzane e un’altra roba vegan non ben definita e noto che il CS inizia ad essere bello pieno.
È l’ora dei DISCOMOSTRO, una super band capitanata dal Carlame degli Skruigners, con un tiro della madonna e dei pezzi super coinvolgenti. Dopo di loro sale HAVAH, il bellissimo progetto post punk di Michele (LaQuiete) che mezz’ora crea un’atmosfera magica all’interno del baraonda. Suoni perfetti ed esecuzione impeccabile, mi lasciano a bocca aperta.
La situazione ormai è bella calda e da qui in poi sarà una vera bolgia. I KONTATTO più che da Bologna sembrano arrivare direttamente dall’inferno. Ci sono molti Punk venuti qui per loro e il pogo furioso scatta subito alla prima nota.
Il salone ora è pienissimo e andare a prendersi una birra è un bello sbattimento (mettere un altro bar aggiuntivo?). Salgono sul palco i SEMPRE PEGGIO e la festa è alle stelle. I loro anthem sono noti nel giro antagonista e la gente canta, balla e fa festa, proprio come piace a me. Coi NABAT poi è ancora meglio: un’ora di canzoni vecchie e nuove, veri propri inni generazionali che uniscono tutti i punk, gli skin, gli ultras e i kids presenti al festival. La chiusura di Tempi nuovi, con tutto il Baraonda che canta, è da brividi.

Ormai è già passata lunedì notte ma manca ancora il piatto forte della serata: THE LAST RESORT iniziano a suonare all’1:20 e ribaltano letteralmente il Cs, alternando una dopo l’altra tutte le hit che li hanno resi un’icona dello Street Punk inglese. Visto che i loro pezzi non bastano, ci buttano dentro pure una cover dei Business e due dei 4Skins. Delirio.

A fine concerto L’entusiasmo è talmente tanto che il Baraonda non si svuota, anzi la festa continua ininterrottamente fin dopo le 4.
Me ne vado contentissimo per una serata magica, non prima di aver comprato un po’ di merch alle band.
Lunga vita al punk, lunga vita al Mobfest!
PERCHÉ NOI NON SIAMO CAMBIATI!