NASHVILLE PUSSY: Say something nasty

NASHVILLE PUSSY: Say something nasty
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NASHVILLE PUSSY: Say something nasty

Da quanto tempo Blaine Cartwright é sulla strada ? Difficile dirlo, ma di certo dai tempi dei terribili costipati Nine Pound Hammer ( cercate il Live At The Vera del 1998) che già violentavano la tradizione di Train’ Kept a Rollin’ e Keep A Knockin’ incarnava il prototipo di rocker senza compromessi per cui non esiste separazione tra rock&roll e la sua stessa esistenza: personaggio schietto, senza fronzoli né peli sulla lingua appartiene a quella scuola americana per cui gli unici insegnamenti vengono dalla strada e dalla sua implacabile realtà.
Lo so, possono sembrare dei luoghi comuni, soprattutto agli asettici sempre più numerosi seguaci/addetti ai lavori dell’indie-rock ma esistono ancora bands come i Nashville Pussy che continuano indefessi ed arroganti una tradizione maledetta che viene da molto, molto lontano,che ha infiammato i ’60 ed i ’70 e che ha sopravvissuto nelle decadi successive a fasi alterne.
Nulla a che vedere con lo stoner, con l’heavy o la psichedelia tout-court quanto una miscela esplosiva la loro di hard-heavy a muso duro, blues in minime dosi ed approccio punk caratterizzata dalla voce–cartavetro cattivissima di Blaine Cartwright e dalle chitarre altrettanto implacabili di Blaine e della sua provocante sensuale compagna Ruyter Suys, una che non ha mai lesinato nel mostrarci i suoi notevoli attributi fisici.

Le assi dei palchi ed i clubs sono per i Nashville Pussy il luogo ideale per dare in pasto la loro esplosiva energia, i loro concerti sono quanto di più coinvolgente ci possa essere grazie anche alla carica erotica on stage di ben due donzelle, Ruyter suys e la bassista Katielynn Campbell ma anche in studio i quattro si rivelano dei veri serial-killers : quest’ultimo Say Something Nasty ne è cartina al tornasole, più del precedente pur ottimo High As Hell e di certo allo stesso livello dell’eccelso Let Them Eat Pussy.
Prendete gli AC/DC più sanguigni e nevrotici, i Motorhead più speed e brutali,un certo tocco southern –rock e avrete solo una pallida idea della forza penetrativa degli ultimi Nashville Pussy e di brani come Say Something Nasty, You Give Drugs A Bad Name, I’m going to hitch hike down to Cincinnati and kick the shit out of your drunk daddy ( slang praticamente intraducibile), Beat Me Senseless, Slow Moving Train, nei quali si avverte chiaramente un avvicinamento sempre maggiore alle radici di cui sopra, al southern-rock, all’hard dei seventies, al blues-rock dei maestri: non a caso eseguono ed incattiviscono nel disco anche una famosa cover di Rick Derringer, Rock&Roll Hoochie Koo, cavallo di battaglia tanto tempo fa di un certo Johnny Winter…do you know ?C’è bisogno che vi dica di cosa parlano i loro testi ? Le fisse di sempre: storie on the road, alcool, droghe , soprattutto sesso e tanta… pussy, con numerosi espliciti riferimenti a quanto di più prezioso c’è per noi maschietti in mezzo a due cosce femminili !
Poi, quasi a tracciare un fil-rouge tra certo suono duro di decadi e scene diverse, nella Version Collector del disco tre covers bonus-tracks entusiasmanti e come al solito incattivite…sono sempre stati generosi con le covers i Nashville Pussy : The Kids Are Back di Twisted Sisters (1983), Flirtin’ With Disaster (1979) dei southern-rockers Molly Hatchet e per venire a giorni più recenti Age Of Pamparius degli scandinavi Turbonegro (1998) .Boys, c’è di che rallegrarsi !


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