NO USE FOR A NAME

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 “…Credo sia una delle poche band che non riesce a deludere neanche quando Tony prende una stecca o parte in una tonalità minore.
Attaccano alla grande con “Not your savior”e già il pubblico fa capire di sapere i pezzi specie con “Chasing rainbows”e “Invincibile” a seguire…”

BOLOGNATangenziale , lavori in corso , landa asfaltata deserta : se da lontano l’Estragon sembra una briciola del Parco Nord in realtà lo spazio all’interno è anche troppo , un po’ dispersivo e con un palco alto e ampio. Alle 22 se n’era riempita meno della metà quando i Versus the World iniziano a scaldare i presenti . Il bassista è facilmente riconoscibile( i The Ataris dicono nulla?)e anche grazie alla maglietta dei Comeback kid del chitarrista sono rimasta ad ascoltarli .

 Il genere è quello risentito più volte: l’emocore, ma, trovo la voce del cantante particolarmente limpida e digeribile. Gruppo sicuramente in ascesa ma nulla di esaltante tranne per qualche canzone più violenta.

 Molti vagano per l’Estragon  ancora troppo vuoto (o apparentemente tale) e attendono la band a seguire. Insomma pausa sigaretta e il palco passa ai Lawrence arms . Stessa simpatia e disponibilità dell’anno scorso ma cambiamento nella scelta musicale che si rispecchia anche nel live , diverso da quello con i Millencolin al C-Side. Più energici e convinti , stavolta la voce graffiante di Brendan è una costante. Alternano pezzi nuovi e vecchi e dopo i primi cinque paiono improvvisare chiedendo al pubblico qualche richiesta : purtroppo la folla non è molto reattiva perché in pochi li conoscono davvero. Insomma il tempo passa inesorabile per questi 3 ragazzi che diventano sempre più belli e sanno che le presentazioni  alle canzoni non  sono possibile farle  lunghe quanto. Peccato che alla chitarra di Chris salti una corda ma perdita minima perché sul finale. Diciamola tutta : ormai più nessuno sta nella pelle per i No Use…

Ad ogni concerto non riesco mai  a intercettare il momento preciso in cui il locale si riempie di botto: così è stato… mi giro e vedo tantissimi occhi in adorazione .. per i No Use For A Name un tripudio.

Credo sia una delle poche band che non riesce a deludere neanche quando Tony prende una stecca o parte in una tonalità minore. Attaccano alla grande con “Not your savior”e già il pubblico fa capire di sapere i pezzi specie con “Chasing rainbows”e “Invincibile” a seguire. Dopo “Dumb reminders” , “Part two” intende mettere alla prova coloro che apprezzano l’ultimo lavoro e specie alle prime file non sfugge nulla. Una “Soulmate” dovuta e una “Postcard would be nice” piacevolmente inaspettata lascia prevedere uno zero scontento. Tutti veramente professionali si muovono in continuazione specie Dave e i suoi salti.

 “For Fiona” parte praticamente a metà concerto seguita da “International you day” in cui Tony si fa espressivo più che mai. Pare comunicare in continuazione al pubblico e carpirne l’energia. Ed ecco a palla vecchi pezzi da More Betterness (il più suonato) dove “Coming too close “ pare spiccare , fino a “Black Box” da Keep them confused  in cui mi prende quasi il magone forse per un accumulo di emozioni. “On the outside” di sicuro la più richiesta e l’apice dello show e,  dopo “Justified black eyes”un breve stacco e pur non essendo a Natale “Fairy tale of new york” soddisfa più che mai.

Ho dunque trovato dei Nufan che scavano nel passato ma che sanno trovare veri fan ad accompagnarli.  E, mentre Mr Sly si lascia strapazzare concedendo qualche foto e autografi , tutti si dileguano e affrontano la dura realtà di fine concerto sapendo che se qualcuno chiederà loro “ Qualè il tuo nome?” la risposta sarà solo una: “Fuck you that’s my name!”.


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