NONE MORE BLACK: This is satire

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NONE MORE BLACK: This is satire

Ecco arrivare al vaglio della critica il secondo album dei None More Black. Con un cambiamento di metà della band (sono entrati Colin McGinnis degli ex Paint It Black e Jared Shavelson degli ottimi The Hope Conspiracy) il sound della band non ha perso in genuinità anche se però bisogna ammettere che non ne ha nemmeno guadagnato in personalità. Molti di voi si ricorderanno di questa band soprattutto per lo splendido pezzo sulla Rock Against Bush Vol.I (“Nothing to do when you’re locked in a vacancy”)

Sicuramente alcuni di voi staranno già pensando che il primo album (“File under black” se la memoria non mi inganna) era meglio. Vi dico la verità: la stessa cosa la ho pensata anche io al primo ascolto. Solitamente l’impatto iniziale è quello che poi mi porta a giudicare un album (e una band) e a questo album mi sembrava quel “quid” per far fare il salto di qualità alla band. Grazie ad un secondo ascolto, questa volta più attento, mi sono decisamente ricreduto. “This is satire” rientra in quella categoria di album che è necessario un periodo di prova prima che il corpo lo assorba e capisca (almeno per metà delle tracce).

L’album si apre con “We dance on the ruins of the stupid stage” che ha tutte le credenziali per divenire un hit-single e stazionare per mesi nella playlist delle vostre tracce preferite: potente, melodica e con quella voce acre e tagliente che la rende ancora più, permettetemi l’espressione abusata, “punk”. I lor stacchi da mid-tempo con una base a metà strada tra il pop-punk D.o.c., il post/hardcore dei Fugazi e la grinta degli Hot Water Music (ho letto pochi minuti fa il comunicato stampa ma purtroppo la loro rottura è definitiva; un’altra ottima band ci saluta purtroppo).

A rapida successione si succedono le tracce e fino a “Zing Pong” e la successiva “With the transit coat on” ed il livello è altissimo, in “Opinions & Assholes” la band cala leggermente per poi sprofondare nel baratro dell’indecenza musicale con “I see London”, canzone melodica che ha solo una caratteristica: essere orribile ma soprattutto, se ciò non bastasse, è senza ne capo ne coda. Nemmeno “Who crossess statelines without a shirt” e “D is for Doorman (Come on in)” alzano di molto il livello poiché la band ci compiace troppo del suo mid-tempo dimenticandosi che ogni giochetto alla lunga stufa. Fortunatamente però la band tira fuori dal cilindro l’ottima “10 Ton Jiggawatts” e la divertente e splendida “You suck! But your peanut butter is ok” tra le migliori dell’album. Ma ai None More Black non bastava averci regalato quei 4 minuti di ammorbamento per concludere in bellezza ce ne regalano altrettanti in “Majestic”.

Il problema di questo album è che la band ha inserito troppe canzoni che molto probabilmente sarebbero state adatte come B-Sides e null’altro più, ai fan più accaniti probabilmente sarebbero piaciute. Se si aspetta per tre anni un album, qualunque persona vorrebbe il massimo da qualsiasi band e sentirsi in un album con ottime tracce (vedasi sopra) anche tante tracce buttate lì tanto per, troverebbe la cosa incredibilmente irritante. Il talento questi ragazzi ce lo hanno ma lo hanno concentrato solamente in 7 canzoni. Se un Ep avesse contenuto solo quelle canzoni penso che un 10 non glielo avrebbe tolto nessuno. Buona band di sicuro che ha ampi margini di miglioramento.

Voto: 7 – (Solo i grandi attori possono permettersi il lusso di “gigioneggiare” e i None More Black ancora non lo sono).


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