PAY: CANZONI PER GENTE CHE NON SI FA PIU

PAY: CANZONI PER GENTE CHE NON SI FA PIU
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PAY: CANZONI PER GENTE CHE NON SI FA PIU

Tornano con un EP lungo (o un album corto) i varesotti Pay, dopo un periodo di silenzio di qualche anno, dopo l’uscita del loro cd+dvd “Virus” (recensito qui).
I Pay han sempre fatto le cose in maniera un po’ strana, poco standard…quindi dopo la rock opera (“Federico Tre e il destino infausto” a mio avviso uno degli album migliori usciti in Italia nel decennio precedente), dopo il cd digipack che mischiava musica e pittura (“La ragazza col coltello“), dopo il cd + dvd (“Virus“), ecco…il cd spezzato! A me è arrivato un cd rotto esattamente a metà, che pensavo fosero stati quelli delle poste, e in una piccola busta un cd intero. Il cd intero è quello che funziona, che si può ascoltare. Molto bene, cosa ci si può sentire sopra? 7 pezzi punkrock nello stile classico dei Pay con in mezzo del pop, del rock e del rock’n’roll tutto mischiato insieme…ovviamente mantenendo il pedale sull’acceleratore quasi sempre.
Si parte alla grande con “Sono stato io” di cui abbiamo anticipato il video, semplice, 3 accordi e una melodia stronzissima tipo i pezzi vecchi (ma quelli belli), il premio per il Testo Migliore lo vince “La sindrome dell’arto fantasma“, che non si direbbe ma è una canzone d’amore…”Come stai?” echeggia i conterranei Pornoriviste dei bei tempi andati, nel senso che NESSUNO della vecchia scena punk anni ’90/’00 saprebbe mai scrivere un pezzo così vecchio e così fresco allo stesso tempo; “Tossici nostalgici” ricorda un po’ il pezzo conclusivo di “Federico Tre”: “Portami a casa“, quindi anche se non è originalissima, è un capolavoro.
Chiude tutto una cover di “Where is my mind” dei Pixies che francamene bah.
Scrivete alla band per recuperare sto cd, andate a vederla dal vivo e insomma, fate tutte quelle cose che ormai non fate piu perchè siete diventati dei vecchi, avete la barba e ai concerti non vi divertite piu. A differenza dei Pay.


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