PAY: Federico tre e il destino infausto

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PAY: Federico tre e il destino infausto

Concept Album: album in cui tutte le canzoni ruotano attorno a un unico tema o sviluppano complessivamente una storia. Una modalità di comporre sicuramente poco usata in ambito punkrock, almeno fino alla prima punkrock-opera della storia: “AMERICAN IDIOT” Dei Green Day…qui con “Federico tre” siamo di fronte alla seconda punkrock-opera della storia…una punkrock-opera, o come si diceva una volta, un Concept album.

La storia nello specifico è quella di Federico Tre, malvagio dittatore di un piccolo paesino che non viene nominato nell’album…di contorno a lui si muovono vari personaggi, tra di essi l’Eroe arrivato da lontano, e destinato a essere coinvolto nella storia, il Servitore che ogni dittatore che si rispetti deve avere, un pusher, il popolo, un marinaio e la Resistenza.
Tutti questi personaggi sono ottimamente interpretati da volti noti della scena punk italiana: Olly Shandon, Alberto Camerini, Il Metius (STP), Freak Antoni (un magistrale Federico Tre).

Colonna sonora della storia che si sviluppa in 16 tracce + Intro e Outro è il punk dei PAY, geniali autori di musica e testi, un punk che si muove tra rock, rock’n’roll e pop, ma che a volte scivola nel blues (Il Diavolo, cantata dal Metius) e nel country (Che strazio)…geniali perchè scrivere un intero album che racconta una storia, in perfetto equilibrio tra testi e musiche, senza che gli uni prendano il sopravvento sull’altra (o viceversa) non è impresa da tutti; i PAY si dimostrano qui geniali nel narrare una storia quantomai attuale (un dittatore col culto della propria personalità…vi dice niente?) accompagnandola a delle musiche che ne evidenziano l’andamento: incazzato ne L’ira di Federico, allegro in 1000 stelle in una cantina (in cui si racconta dell’innamoramento dell’Eroe), epico nell’Outro, malefico ne Il diavolo, commovente nel finale dell’avventura dell’Eroe in Portami a casa.

Un album quindi emozionante, una storia attuale e una bella lezione a chi pensa che la scena italiana non ha più niente da dire.
Andate a comprarlo.
Ora.


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