PENNYWISE

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Quello dei Pennywise è un progetto musicale che ha da sempre collocato in primo piano l’impegno politico e sociale, trattando tematiche impegnate e attuali in maniera accessibile anche ad un pubblico abbastanza giovane. In particolare l’ultimo album “From The Ashes” (Dalle ceneri, riferito all’11 settembre 2001) non risparmia attacchi diretti e violenti contro le multinazionali e l’NRA (un partito-associazione a favore delle armi negli U.S.A.). Proprio per questa serie di motivi, le interviste ai Pennywise sulla situazione politica mondiale e sulla presidenza Bush si sprecano. E così ho scelto, per una volta, di lasciare da parte la politica ed incentrare la chiacchierata con il mastodontico e cordialissimo chitarrista Fletcher sull’argomento MUSICA: gli esordi, l’ultimo album e i gusti musicali all’origine del loro hardcore sound amato in tutto il mondo.

Partiamo dagli inizi: come sei entrato a far parte della scena punk californiana?

Nei primi degli anni 80 nella zona di Hermosa Beach suonavano e organizzavano party band come i Black Flag e i Descendents, che venivano nel mio stesso liceo. Ricordo che Bill Stevenson entrava in bagno e diceva: Venite al concerto stasera? Farete meglio ad esserci. E tu matricola ti trovi davanti questo tipo strano che ti urla addosso e pensi che è meglio meglio non mancare. Poi vai al concerto ed è fantastico, passi tutto il tempo a bere con loro e ti accorgi che tutto quello che vuoi è entrare a far parte di questo movimento.
 

E con l’Epitaph com’è andata? Com’è iniziato il vostro rapporto di collaborazione?

All’inizio avevamo pubblicato un 7 pollici autoprodotto, cercando di farlo passare nelle College Radio Station locali.Un DeeJay di una di queste radio conosceva personalmente Brett Gurewitz, e quindi siamo riusciti ad incontrarlo. Il 7 pollici non gli è piaciuto molto, ma gli abbiamo dato anche delle cassette di prove che lo hanno colpito. E così nel 1991 abbiamo firmato con l’Epitaph.
 

Il resto è storia…fino ad oggi, "From The Ashes". Per quanto tempo avete lavorato a questo album?

Per scrivere i brani e provarli abbiamo impiegato mi sembra circa tre mesi, mentre il lavoro in sala di registrazione è stato piuttosto lungo, poco meno di due mesi, in totale attorno ai cinque mesi.
 

E’ questo il tempo che avete impiegato anche per tutti gli altri album?

Probabilmente è un pò di più delle altre volte. Di solito scriviamo i brani, e dopo averli provati e imparati andiamo in studio. Ma questa volta avevamo molte idee, e abbiamo scritto e provato parte delle canzoni direttamente in sala di registrazione. Abbiamo lavorato sui singoli riff e sugli intro proprio in studio, per cercare di tirar fuori qualcosa di differente, più diretto. Il disco ha preso forma proprio nel momento in cui veniva registrato, ed è questo il motivo per cui è stato un lavoro abbastanza lungo.
 

Ho letto da qualche parte che uno dei musicisti che tu ammiri di più è il chitarrista dei Rage Against The Machine. Non ti sembra strano? Tu suoni punk-hardcore da una vita e lui un genere completamente diverso dal tuo…

Beh mi piace molto l’energia che lui ha nel suonare, ci mette tutto se stesso, è eccezionale.
E’ uno che suona con passione e si vede.
 

Diciamo che quindi ti piace non proprio quello che suona ma piuttosto il modo in cui lui si pone rispetto al suonare, il che non include quindi l’aspetto tecnico.

Invece penso che in parte abbia anche a che fare con la tecnica, perchè è tramite quella che suonando si riesce a creare ogni volta qualcosa di differente. Il chitarrista dei Rage Against The Machine è capace di inventare cose che nessuno ha mai fatto prima in ogni canzone, ed è anche per questo che l’ammiro molto. In un certo senso fa quello che ha fatto Jimi Hendrix molti anni fa.
 

Certo, stai parlando quindi di ORIGINALITA’…ti piacciono anche band che non suonano necessariamente punk ma che hanno chitarristi che riescono a creare qualcosa di veramente innovativo?

Si. Sai, in molti gruppi punk a volte diventa noioso…non voglio dire proprio noioso nel vero senso della parola, ma intendo dire che in molte bands i chitarristi si limitano a fare quello che ci aspetta da loro, e finiscono col lasciarsi limitare da quello che stanno suonando. Inutile dire che nei Pennywise non ho mai sentito questo tipo di pressione nè è stato mai posto alcun limite alla mia creatività…comunque non mi verrebbe mai in mente di mettermi a suonare parti di chitarra alla Rage Against The Machine con i Pennywise! I Rage Against The Machine sono i Rage Against The Machine, i Pennywise sono i Pennywise.
 

Ora vorrei farti una domanda su un argomento differente, mi sono chiesto a lungo se fartela o non fartela, ma penso che ricordare non è mai un male. Un sito internet ha pubblicato le foto del corpo del vostro bassista Jason dopo il suo suicidio nel 1996. Personalmente la cosa mi ha fatto incazzare molto. Avete fatto qualcosa per cercare di fermarli?

Si, hai ragione, è molto frustrante, noi ci abbiamo provato in ogni modo, ma è praticamente impossibile toglierle dalla rete con mezzi legali, perchè il ragazzo del sito sposta l’indirizzo delle foto continuamente, in modo che se le facciamo eliminare da uno dei suoi siti vengono fuori in un altro. Puoi continuare a mandarlo a fanculo, ma lui continua a sostenere che Jason non era migliore o più importante di tutte le altre persone morte che sono ritratte in foto all’interno del suo sito.
 

Comunque vada, ho letto sul vostro sito una biografia ed un ricordo di Jason, che si conclude con la frase "la sua anima e la sua musica continueranno a vivere per sempre, e questa è la cosa che lui voleva più di tutte al mondo". Ricordarlo in questo modo mi sembra forse la conclusione più giusta per un’intervista.

Si, è proprio così.
 

Grazie Fletcher.

Grazie a te.


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