PIG TAILS

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Ritornano a due anni di distanza dal loro primo disco “Teenage apocalypse”, i Pig Tails.

Il loro secondo album “Brainwash” è uscito da un paio di mesi e i ragazzi si accingono a partire per il loro primo tour in Germania insieme ai compagni di etichetta “L’Invasione degli Omini Verdi”. Prima della partenza abbiamo voluto scambiare quattro chiacchiere per aggiornarci sulle news della band.

 

 

Bene ragazzi ci troviamo a due anni di distanza dalla nostra prima chiacchierata, per iniziare raccontateci come sono stata la vostra prima a tutti gli effetti nella scena punk italiana.

Ciao!! Direi che sono stati due anni molto divertenti prima di tutto, e comunque concerti nei quali abbiamo avuto modo di imparare un po’ il mestiere da chi lo fa da molto tempo. Abbiamo suonato un po’ ovunque, e abbiamo affrontato le situazioni più diverse. Noi lo consideriamo un po’ come essere andati a scuola per due anni per poter poi da questo tour essere maggiormente indipendenti.

 

“Brainwash” è il vostro nuovo album. Raccontateci di qualche aneddoto dietro la stesura di questa vostra nuova creatura.

Sicuramente l’aneddoto più interessante è quello che ha a che fare con l’assolino iniziale di Johnny B. Robot. In ogni disco ci divertiamo sempre con Gio a dar vita a cose trash, e riproporre l’assolo iniziale di Johnny B. Goode robotizzato è stato davvero qualcosa di eccezionale..

 

 

Questo disco vede una decisa evoluzione del vostro sound. E’ rimasto alla base un sound decisamente grezzo anche se questa volta più raffinato. Possiamo parlare di “Pig ‘n Roll.Punk Version 2”?!

Si, ci piace molto come definizione. A nostro avviso il grezzo è sempre ingrediente fondamentale del nostro sound, ma questa volta abbiamo cercato di unire  a questo atmosfere più claustrofobiche, o comunque più scure, soprattutto perché questa sensazione va di pari passo con il significato profondo del disco, che se pur ironico tratta argomenti molto più forti del precedente a livello di testi. Abbiamo anche cercato di toccare sonorità decisamente più sperimentali senza star troppo a pensare alla componente “catchy” dei brani quanto più al trovare una nostra evoluzione in termini di personalità.

 

Mentre nel primo disco avevo visto una band molto diretta nel sound, questa volta avete curato maggiormente le canzoni e dietro quella patina punk si cela a mio parere un sound molto sofisticato. Un cambiamento dovuto all’età, alla maturità acquisita o alla voglia di evolversi verso un punk rock più sofisticato e meno figlio dei Ramones?!

Come dicevo prima questo cambiamento è stato spontaneo. Secondo noi l’obiettivo principale di una band deve essere quello di produrre un qualcosa di estremamente personale che si distacca da qualsiasi altra cosa. E’ giusto che si sentano le ispirazioni, ma quello che è il prodotto finale deve essere qualcosa che sempre più l’ascoltatore deve identificare come tuo. Troppi gruppi di oggi non fanno altro che riproporre sempre la stessa minestra scopiazzata, senza originalità, senza idee. Ottime esecuzioni ma niente anima. Noi ragioniamo esattamente al contrario.. Possiamo anche non essere tecnicamente i numeri uno, ma l’anima che c’è dentro ai pezzi deve essere la nostra.

 

Come vi è venuta in mente l’idea di una cover, in cui partecipa anche una giovane fanciulla di nome Livia, di “Everyday is Saturday” dei mitici Teen Idols?! Grande passione per la band o semplicemente perché Heather è uno dei vostri sogni erotici?!

In questo album volevamo inserire una cover, perché in un certo senso ci faceva piacere l’idea di far sapere a chi ci ascolta a quali gruppi dobbiamo la nostra passione per la musica. Avevamo una lista composta da Stooges con Search and Destroy, Damned con Neat Neat Neat e i Teen Idols. Viste le sonorità di questo disco sarebbe venuto spontaneo optare per una delle altre due, ma alla fine abbiamo deciso questa come per dare un tributo a tutto quello che ci ha portati a questo lavoro, e ai nostri esordi il punk rock californiano anni 90 è stato la passione dominante.

 

 

Nel vostro disco partecipa anche Mauri il vostro boss come guest. Diteci se sono vere le voci che circolano in giro, è vero che vi ha imposto la sua partecipazione nel disco sennò non vi pubblicava il disco?! Come vi trovate con la IndieBox Records e come sono i rapporti con le altre bands?! Nel disco partecipa anche Giako degli Standing Still tra gli altri.

Si si è tutto vero. Ma ti dirò di più, ci ha anche messi in una vasca da bagno piena d’acqua minacciandoci di buttare dentro il Phon se non lo avessimo fatto cantare.. A parte gli scherzi volevamo ci fosse la partecipazione di tutte le persone che più ci hanno dato una mano nel produrre il lavoro, infatti hanno presenziato anche Gio e Ale degli Omini. Giaco ha cantato un pezzo su Acid Rain ed è stato bravissimo, oltre agli Omini gli Standing che sono il gruppo con cui abbiamo legato maggiormente nell’etichetta. Oramai ci ospitiamo gli uni a casa degli altri regolarmente e ci devastiamo sempre insieme.

 

Da poco avete iniziato il tour promozionale di “Brainwash”?! Come è la reazione del pubblico ai pezzi nuovi?! Come vedete la scena indipendente italiana in questo periodo?!

Allora, difficile da dire, ma l’impressione è che i pezzi piacciano subito ad un pubblico un po’ più grande, mentre i più giovani rimangono sempre un po’ perplessi, ma credo sia un bene.

La scena indipendente necessita di rinnovarsi. Ci sono buoni gruppi, ma ripeto, secondo noi si dovrebbe osare qualcosa di più in termini di originalità per distaccarsi un po’ da quello che gia altri gruppi americani fanno gia da tempo. Credo che la possibilità di crescita dell’indipendente stia soprattutto nella capacità di proporre innovazione o comunque un’alternativa vera alla musica che normalmente si sente.

 

Ho visto tra le vostre date che avete avuto l’ “onore” di aprire per due delle più importanti e apprezzate panc bands italiane: i Vanilla Sky e, per iniziare l’anno col botto a capodanno con i Finley. Avevate portato le forbici per dargli una spuntatina al ciuffo?!

Si, come potrai immaginare c’era un sacco di gente, ma non per vedere noi. A parte questo abbiamo portato gli strumenti e abbiamo cercato di suonare bene. C’era molta gente, e ci tenevamo a fare il nostro lavoro.

 

A parte gli scherzi, nella precedente intervista avevate usato toni molto forti per definire la nuova moda emo-pop che sta dilagando nella scena punk. Non vi sembra una scelta per certi versi paraculista quella di aprire proprio per quelle band?!

Le nostre idee rimangono le stesse di sempre, però dal momento che due date con quei gruppi ci danno la possibilità di suonare davanti alla gente che normalmente vedremmo in 6 dei nostri tour direi che non ha senso nascondersi dietro a quella mentalità, che secondo me solo noi italiani abbiamo, del dire “sono commerciali, non ci suono perché io sono un duro”. La settimana dopo abbiamo suonato ad esempio con i Peter Pan Speed Rock. Il nostro mestiere è quello di suonare, e non mi importa dove lo si fa, noi suoniamo i nostri pezzi, non i pezzi del gruppo a cui apriamo la serata. Sarà paraculista, ma secondo me è un po’ arretrata l’idea di precludersi dei concerti per un’idea di coerenza che comunque non viene minimamente intaccata se lo show che si propone è quello di sempre con i propri pezzi e la propria personalità. Negli Stati Uniti e in Europa è la normalità che gruppi più indipendenti aprano a gruppi di maggior impatto commerciale. Da noi ti etichettano come venduto. Ma a noi ce ne frega meno di zero..

 

Come è stato condividere il palco con una delle più potenti e forti band della scena punk come gli Strike Anywhere nella vostra città per l’Indiebox Festival?!

Ah, sicuramente molto stimolante. Loro sono musicisti eccezionali e con molta esperienza alle spalle. Per noi quella giornata nel complesso ha voluto dire molto, da una parte perché siamo stati parte di un evento così bello nella nostra città, e dall’altra perché ci siamo divertiti un sacco.

 

Ora state per partire in tour in Germania con i vostri compagni di etichetta gli Omini Verdi. Una domanda mi sorge spontanea: avevate paura di sentire la mancanza delle camicie verdi che vedete tutti i giorni a Mantova che andate in tour con gli “Omini Verdi”?!

Siamo molto preoccupati. Però abbiamo deciso di lasciare a casa il furgone e andare in Germania col trattore per ricordarci le nostre origini. Porteremo 200 salami e dei formaggi freschi al seguito e cercheremo di diffondere i nostri prodotti locali oltralpe.

 

Scherzi a parte, come vi sentite in questi giorni pre-partenza?! Che aspettative avete da questo tour in Germania?! Penso sappiate benissimo che vi andrete a confrontare con il pubblico punk più esigente e importante d’Europa.

Sinceramente stiamo facendo le X sul calndario da almeno un mese, siamo super carichi e l’idea di farci 8 date in 8 giorni è davvero una figata. Ci aspettiamo semplicemente di poterci divertire e trarre insegnamento da tutto ciò che vivremo. Il pubblico critico è sempre un bene. Se piaci a chi di musica se ne intende allora vuol dire che stai andando nella giusta direzione.

 

Bene ragazzi è stato un piacere incontrarvi di nuovo, prima di lasciarvi vi lascio lo spazio per salutare i lettori di Punkadeka.it e lanciare al mondo intero il Pig Tails pensiero.

Grazie a Punkadeka e a tutti i lettori. Di seguito vi riassumiamo in breve il Pig-Tails pensiero:

“Rock’n’Roll”

 

Ciao!


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