POLYSICS: Neu

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POLYSICS: Neu

Ventate d’aria fresca, quella che ti lascia le candele di ghiaccio che pendono dal naso.
Finalmente arrivato alle stampe occidentali a tre anni dalla sua pubblicazione in Giappone, ‘Neu’ mi da sollievo all’animo, pace ai sensi e fiducia nelle etichette indipendenti, che si preoccupano ancora di musica piuttosto che di megaeventi e dollaroni.
Una mossa azzeccata dalla Asian Man Rec., che già divulga cosette interessanti come gli Alkaline Trio.
I Polysics sono un quartetto con gli occhi a mandorla di Tokyo, in tute antiradiazioni, con attitudine punk e tanta voglia del rock e psychobilly americano.
Le canzoni sembrano votate maggiormente a destabilizzare il passato che a minacciare il presente: per questo, probabilmente, i puristi del punk non li apprezzeranno e tanto meno saranno graditi agli aficionados del rockabilly. Suonano un electro-pop evidentemente debitore dell’esperienza dei Devo (che la band ringrazia nei credits), ma con linee vocali grintose e ironiche. La chitarra e il basso appartengono a quel surf che ha avuto una nuova giovinezza con la colonna sonora di Pulp Fiction, le voci passano da Jello Biafra ai vocoder dei Kraftwerk.
Non inventano nulla: interpretano tutto con freschezza e ingenuità. Le parti elettroniche sfidano la tekno battagliera di Ken Ishii, escono dai rave e pungono i timpani nella loro accattivante programmazione ritmica. I Man or Astroman sono il riferimento per le loro ambientazioni soniche.E’ uno di quei dischi che ti ascolti tutti i giorni, per un mese a fila, appena te lo trovi tra le mani, poi lo tiri fuori solo se ti senti giù di corda.
Il 29 ottobre uscirà il nuovo lavoro. Non deludeteci.


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