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A cura di: Davide Tamburlini

BLAKE: I was young in the 90’s



Label: www.noreasonrecords.com

BLAKE: I was young in the 90’s

Quando ho letto il titolo di questo disco alla mente mi sono venute tante cose e mi sono chiesto sinceramente cosa significhi essere nato negli anni ’90. Dopo i mondiali giocati in casa nostra e la mitica mascotte “Ciao” (forse la più brutta della storia delle mascotte sportive) la nostra adolescenza è passata in compagnia dei funghetti di Super Mario sul mitico Game Boy, delle infinite sfide tra Holly e Mark Lenders in cui le partite duravano qualcosa come dieci puntate e non ti stancavi mai di guardarle, ma soprattutto con i grandi shock di Titanic, che volente o nolente tutti quanti siamo stati obbligati a guardarlo (ricordo ancora il triste record di una ragazzina che lo aveva visto per 102 volte consecutive, mi domando ma i servizi sociali non hanno fatto domande ai genitori?!), e Beverly Hills 90210 che riguardando adesso le repliche su Rai4, che all’epoca non esisteva, mi domando come facesse a tenere incollati al televisore tutti i ragazzi. Poi cos’altro c’è da ricordare degli anni 90…ah si i migliori anni del punk rock!

 

Come l’83, l’anno in cui il sottoscritto è nato, si dice sia stato il miglior anno per il Barolo, il 94 lo è stato per il punk rock. Tanto per fare qualche nome: Smash, Dookie, Punk in Drublic, Stranger Than Fiction, About Time…ebbene si è stato decisamente il miglior anno. Chi ha vissuto gli anni di questi album che molti di noi avevano in musicassetta (che i più giovani non ricorderanno nemmeno cosa sia) non può che ricordare con nostalgia quei dischi e le infinite discussioni con i fratelli o amici più grandi che ci accusavano di “poseurismo” perché quello non era punk. Come i miei nonni dicono che ai loro tempi le cose erano migliori, ciclicamente le future generazioni dicono la stessa cosa delle successive; è probabilmente insito nella natura umana. Tra la generazione clashiana/ramonesiana e la nostra però vi è sempre stata una sorta di rispetto dovuto al fatto che entrambe riconoscevano che questa musica era fatta con il cuore e con la vera passione (cosa che non si può ormai più dire per il 90% delle band contemporanee).

 

Dopo questa lunga digressione mentale inserisco questo disco nel cd player (questo almeno esiste ancora) e la parola e la musica passa ai Blake, giovane band bresciana nuovo acquisto al calciomercato invernale per la No Reason Records. Come diceva il grande poeta William Blake,, da cui la band trae il nome “if the fool would persist in his folly, he would become wise”. Questo è proprio quello che, fortunatamente per noi, fanno questi ragazzi bresciani: riprongono le emozioni e i suoni che ha colpito e fatto crescere la generazione dei nati negli anni ’90.

 

In queste 11 tracce i Blake dimostrano la loro caparbietà e la passione per questo genere che purtroppo per noi ha trovato una deriva commerciale e plastificata negli ultimi anni: un “punk rock emozionale” in cui si possono ritrovare elementi di band come Get Up Kids, Face to Face o Grade ma che in ultima istanza la si può semplicemente chiamare musica fatta col cuore.

 

Confesso che ad un primo ascolto la voce di Matteo non mi aveva pienamente convinto, mi ha ricordato molto il “gorgheggiare” continuo di Zoli Teglas degli Ignite (grandissima band sia chiaro!) ma che alla fine mi ha saputo convincere proprio per questa sua particolarità e inusualità nel genere. Con grande disinvoltura i ragazzi riescono a spazziare dal power-pop (“The importance of being the nerdest”) al pop-rock con echi di primi Franz Ferdinand (“A lovely country town”) riuscendo anche a scrivere graffianti pezzi (punk) rock (“Seriously”) per fare ballare e pogare i ragazzi ai loro concerti.

 

Ad un primo ascolto ammetto che i Blake possano non riuscire a colpire nel segno, un disco che è sicuramente complesso e che necessita (merita) più di un ascolto per riuscire a comprenderlo ed apprezzarlo. Certamente non è uno di quei dischi come “Rocket to Russia” dei Ramones che ti si stampa in testa dal primo ascolto, ma proprio questa sua complessità e varietà sonora che ti porta ad andare a trovare ascolto dopo ascolto nuove sfumature, lo rende ancora più apprezzabile.

 

Non sono mai stato un fan dell’emo, più per presa di posizione personale verso le recenti band che hanno deliberatamente cercato di commercializzare e svuotare di senso quella che per me è più di una passione, ma quando si torna alle radici e si riesce a tirare fuori quello che aveva realmente generato questa musica e lo si fa con questi risultati non posso che aprire l’Usb del mio IPOD per far entrare questo “I was born in the 90’s” che sebbene si trovi in una posizione difficile (tra Bad Religion e Bombshell Rocks nel mio lettore) fa la sua porca figura.

 

Voto: 8 (Chi è nato in quegli anni sa cosa significa…)

 

Tracklist

01 - Years
02 - The importance of being the nerdest
03 - Glossy lips
04 - Memento mori
05 - Stay awake
06 - A lovely country town
07 - Seriously
08 - Superhero
09 - Homecoming
10 - The translator
11 - Straight ahead to Ferrara



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Commento di
fangchen
del 2010-09-07 12:39:46
Voto:


Wish there’s a way out for all of us, is there? I hope so.
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Commento di
xin33
del 2010-08-04 18:30:21
Voto:


Al disco hanno partecipato anche membri di S-Contro, Banda Del Rione e Gavroche.
abercrombieche sembra essere nato in un sobborgo di Los Angeles.Abercrombie clothing
Come sempre accade i Klasse Kriminale non si ripetono mai,Abercrombie clothingvi sfido a trovarmi un cd uguale all’altro.


Commento di
linzi520
del 2010-08-02 14:20:56
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Commento di
maik
del 2010-07-14 10:07:56
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Commento di
atom_willard
del 2010-02-18 18:01:17

Voto:



queste recensioni hanno davvero rotto...sei lo stesso che ha scritto quella degli ex satanic surfers immagino- la vena logorroica è nostalgica è identica ed ugualmente insopportabile, anche se qua almeno ti degni di parlare, dopo mezz''ora di sproloqui, della musica.i

Detto ciò, il pezzo mi è piaciuto. Gli darò un ascolto.