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A cura di: Pasquale Boffoli

THE MAGGOTS: This Condition is Incurable



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THE MAGGOTS: This Condition is Incurable Se qualcuno mi chiedesse il nome della garage band più eccitante in circolazione non esiterei : The Maggots, guidati da Mans P. Mansson e provenienti dalla prolifica Svezia, responsabile di una violenta fiammata punk-garage d’inizio secondo millennio! A gettar benzina soprattutto due etichette: Low Impact e Bad Afro, per la quale the Maggots realizzano questo eccellente secondo lavoro, dopo il grezzo Get Hooked ! Il loro garage-punk è vitalissimo e stordente: le ballate pop-garage Bring Me Down, Leave Me Alone, I Wanna Be Your Maggot trafiggono il cuore con la semplicità assassina del sixties-punk e Mansson, proveniente dalle seminali bands svedesi Wylde Mammoths e Crimson Shadows sa padroneggiare bene la materia con voce morbosa e chitarrismo fulminante ed essenziale. The Maggots si addentrano anche nel cuore del rock&roll con Chicken Race with Satan e Cat Fight, pregne d’immaginario crampsiano ma soprattutto con una cover dei Flamin’ Groovies, Headin’ For The Texas Border, tirata ed entusiasmante con Mans a duellare con la chitarra di Andersson dei Turpentines.
Ma per i garagisti il massimo è l’energia punk concentrata di Boy From Nowhere, ripresa dai bostoniani DMZ di Mono Mann (1976): in poco più di due minuti The Maggots riescono a scuoterti dal profondo torpore dei trend imperanti con un’incredibile scarica d’adrenalina che ci restituisce puri come neonati a quel punk-garage ribelle che ci ha sconvolto irrimediabilmente la vita nei ’70.




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