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A cura di: Pasquale Boffoli
GERRY MOHR & THE GET LOST
Gerry Mohr é stato di parola: mi ha spedito da Berna all'inizio di Marzo una copia fresca fresca di Never Come Back, primo lavoro del suo nuovo gruppo, the Get Lost; in più ha accluso una sua graditissima anche se scontata dedica autografa: "Rock On! --Gerry". Subito qualche considerazione, dopo un paio di ascolti: Never Come Back, come e con maggior prepotenza rispetto a "Get A Load Of.." dei C.Boys riporta il punk-garage sulla scena rock internazionale e ne ridefinisce con sublime potenza, modernità e freschezza gli assiomi storici. Dico quindi senza mezzi termini che ci troviamo di fronte ad un capolavoro punk-garage superiore a quella già formidabile epopea che era stata l'incisione di cui sopra con i C.Boys nel 1999 per la spagnola Munster Records! Come già detto Robert butler é passato alla chitarra : lui e Mohr elargiscono per i quasi 35 minuti del disco dosi massicce ma sapienti di fuzz-guitar, sviscerando tutto ciò che nei C.B. era energia trattenuta. Ma é l'intero sound dei Get Lost ad essere incredibilmente lucido, timbricamente squadrato, e questo si deve anche al fatto che Never Come Back é stato registrato nei Toe Rag Studios londinesi di Liam Watson, ovvero un mago del suono sixties vintage, e prodotto dallo stesso Watson. Già con One Way Street e Boogiehut fantasmi di Miracle Workers d'annata (Inside Out/1985) e Chesterfield Kings affollano la nostra mente e ci avvelenano il sangue! La prima é serrata ma orecchiabile ed a mio parere Gerry, con il suo accorato e reiterato ritornello ha già prodotto un primo all-time hit garage. Ma poi Boogiehut introduce serialmente una prima velenosa trappola guitar- fuzz che ci lascia senza fiato mentre Gerry con la sua sadica interpretazione già annuncia che é tornato per far terra bruciata intorno a sé! Dopo l'apparentemente conciliante Love Is A Garden, Mohr, Butler e c. piombano a rotta di collo nell'inferno Stooges(iano) di One Way Ticket: sembra di essere tornati all'epoca di Overdose (M.Workers/1988) e di cover letali come Little Doll; "...never comin' back..baby!!!" urla Gerry invasato e la sua voce rimbalza su un muro noise di chitarre spaventoso, spalancando voragini di disperazione rock di cui nessuno pensavo potesse più essere capace!! Leavin' Here sembra una ripresa selvaggia di I Wish you Would di yardbirdsiana memoria, con quel suo riff implacabile e la sezione ritmica di Aellen e Rosales che funzionano come un diabolico stantuffo. Kat Aellen impone per tutti gli undici brani della raccolta uno stile bassistico poderoso, geometrico, una vera rivelazione! Secondhand é un treno di fresca stupefacente vitalità garage che non fa fermate, spezzato da sferzanti breaks ed allusivi talkin'-duets..., mentre con la perfida Spooky torniamo ai livelli eccelsi dei grandi padri dell'oltraggio rock e punk con Gerry Mohr che sfodera ancora una sguaiata insuperabile offensività vocale! Do The Get Lost in medley con You're The One é cartina al tornasole di un lavoro chitarristico estremamente fluido, serpentino e compatto. La cover di You're The One degli amatissimi Tell Tale Hearts é cento volte più selvaggia di quella dei Cavemanish Boys. Mdmation, grottesca e surreale é la Poison Ivy dei Get Lost ma in realtà sembra un momento di distensione prima di quella straziante, fradicia di elettricità, ballata finale che é Elevator: qui Gerry rinuncia ai suoi toni più cattivi per dimostrare che sa essere piu' che mai, nel 2002, cantante espressivo ed accorato nel raccontare dolore e frustrazione esistenziale, uno degli ultimi grandissimi performers/artisti rock a tutto tondo! E Never Come Back é un monumento modernista al dio fuzz che riafferma il garage quale categoria immortale del moloch rock!
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