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A cura di: Davide Tamburlini
CAPDOWN: Pound for the sound
Label: http://
Dopo aver inventato il punk e fatto nascere la scena, l’Inghilterra ha dimenticato questo movimento che non ha più saputo vivere gli antichi fasti. Poche volte sulle pagine di Punkadeka.it abbiamo avuto l’occasione di parlare di Uk Bands anche se devo dire che il loro livello qualitativo è sempre stato più che buono. L’album che ho tra le mani proviene proprio da quelle parti ed è di una band, i Capdown, che si sta facendo conoscere al pubblico internazionale in questo periodo grazie a partecipazioni a tour come il Warped Tour o il Deconstruction. Seppur molto giovani hanno avuto la possibilità di supportare ottime band quali Good Riddance, Snuff e scusate se poco, i magnifici Bad Religion. Sinceramente io non me la sento di accomunarmi al coro entusiasta di critici inglesi che li descrive come la risposta inglese ai Rancid, o i nuovi Bad Brains non per puro spirito polemico ma perchè odio paragonare tra loro band differenti visto che ognuna nasce da un certo background e ha un proprio stile e poi in questo caso in particolare perchè mi sembrano decisamente esagerate queste esaltazioni!! Non vorrei esser frainteso certamente, l’album dei Capdown è un ottimo prodotto ska/core, non di quello all’acqua di rosa di questi ultimi anni, ma di quello violento e potente dei primi Voodooo Glow Skulls che per quasi quaranta minuti regala pezzi dotati di straordinaria energia e aggressività. La sezione ritmica delle chitarre è un continuo mix tra chitarre potenti e rabbiose e sonorità ballabili e coinvolgenti “in levare”. Il cantante poi riesce a trasmettere una carica degna del miglior Hc front-man, con un cantato fatto di urla e pezzi melodici veramente travolgente . I testi poi parlano della voglia di cambiare e di reagire a questo sistema che tutti noi che amiamo questa musica abbiamo, il che depone ulteriormente a loro favore. Unico neo che si può trovare a questo album è la sezione fiati che è assolutamente oscena, è veramente qualcosa di raccapriciante e che purtroppo fa scadere la qualità, tra l’altro ottima nel complesso, di questo “Pound for the Sound”
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