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A cura di: Pasquale Boffoli

THE DEADLY SNAKES: Ode To Joy



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THE DEADLY SNAKES: Ode To Joy Anche questi canadesi di Toronto sono passati per le mani di Greg ‘Oblivian’ Cartwright, mentore (sempre per la In The Red Records per cui esce Ode To Joy) del nuovo lavoro degli Horrors nonché ideologo in chiave lo-fi del recupero delle radici americane blues e gospel sin da quando ci terrorizzava con gli Oblivians. Questi sei bravi musicisti sembrano davvero aver fatto tesoro dei suoi insegnamenti perché Ode To Joy, loro terzo lavoro, pur non essendo grezzo e sporco come i suoi due predecessori, Love Undone e I’m not Your Soldier Anymore, si presenta come un lavoro estremamente tonificante e poliedrico immerso sino al collo nella tradizione e nell’immaginario rock&roll ; mi spiego entrando nei dettagli del disco: Andre Ethier uno dei due cantanti e compositori canta sfacciatamente in Trouble’s Gonna Stay Awhile, Playboys, Closet Basket come il Bob Dylan di Blonde on Blonde e Bringing All Back Home ed i Deadly Snakes suonano come The Band con l’organo ed il piano vibranti di Age of Ranger in primo piano memori della vecchia lezione di Al Kooper. Oh My Bride è un grande schietto gospel suonato alla Oblivians; There Goes Your Corpse Again è una ballata pop d’altri tempi tra Kinks e Velvet Underground con i fiati di Carlson e Madsen in bella evidenza . Age of Danger , l’altro vocalist e songwriter ha un timbro vocale impastato più garage : lo definirei un incrocio tra Gordon Gano, Jonathan Richman e Tim Kerr; ascoltatelo in I Can’t Sleep at Night, Burn Down The Valley, I Want To Die, I’m Leaving You, sembrano le Violent Femmes in pieno trip garage. Molto belli anche Everybody Seems To Think e Sink Like Stones, due ballate ricche di chiaroscuri tastieristici, armonica vibrante e fiati crepuscolari che sembrano uscite da grandi album del passato di gruppi come The Band e Procol Harum. Ma Deadly Snakes sanno essere tremendamente essenziali come nell’eccezionale gospel/blues-garage finale eseguito dal solo Age Of Danger, Mutiny & Lonesome Blues. Tanti quindi i referenti di Ode To Joy , c’è di che rallegrarsi che esistano ancora ragazzi come Deadly Snakes che contemporaneamente guardano al passato conservando un’incredibile attitudine garage ereditata da maledetti ‘americani’ degli anni novanta come Oblivians e Lord High Fixers.




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