Quattro chiacchiere con i Talco

Quattro chiacchiere con i Talco
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by Davide Tamburlini

A Febbraio sono tornati con “…and the winner isn’t” e abbiamo approfittato di una pausa del loro tour per farci quattro chiacchiere. Loro sono i Talco e tra pochi giorni li vedremo in tour in Italia (Maggio: 4- Bloom Mezzago, 18 Padova, 19 Roma) per le uniche date italiane del tour.

A Febbraio è uscito il vostro nuovo disco “…and the winner isn’t” che delinea un profilo psicodrammatico della società attuale con metafore che si prestano molto bene anche per la scena punk Italiana. Come è nato questo -ennesimo – concept album? C’avete preso gusto con i concept mi pare di capire.
Verissimo, ci abbiamo preso gusto (ride), un modo come un altro per cercare di evitare banalità. Lo sloganismo non ci é mai andato a genio, perché nei limiti della nostra cultura limitata abbiamo sem-pre voluto affrontare argomenti il meno ruffiani possibile. Dal punto di vista musicale l’idea era di valorizzare l’aspetto punk-rock della nostra musica, strizzando l’occhio ai gruppi californiani con cui siamo cresciuti (per questo la scelta di mixare il disco con Bill Stevenson e Jason Livermore).
Per quanto riguarda le tematiche, le esperienze durante i due anni di tour di Silent Town sono state tra le più variegate, ma proprio per questo difficilmente riassumibili in un concept album. Ma poi arrivano gli indizi quando meno te l’aspetti.…che ne so, in internet, tra i commenti positivi del tour ti imbatti nel solito collega italiano maliziosamente imbruttito e intento a cercare di vanificare agli occhi dei suoi amici il nostro lavoro, sparate da social di un paio di milioni di ignoranti superficiali su argomenti politici delicati, un qualche morto di fama animale da tastiera pronto a ritagliarsi il suo inutile secondo di notorietà multimediale, tra sport, politica, moralità, mondanità, ecc.; e ancora…finti bloggers antisistema risucchiati dalla rete, giornalisti bisognosi di nemici per mercificare anche valori intoccabili come la libertà o la verità, televisioni spazzatura ancora sfortunatamente fertili, pronte a spogliarci di ogni residuo di materia grigia a favore del qualunquismo o meglio qualcunismo da egoisti e cialtroni ciabattari da reality….prendo fiato….quale può essere l’anello di congiunzione di questo variegato e disastroso mondo tecnologico? Qualche lettura di Focault e una serie tv, Black Mirror, hanno riunito i tasselli, facendomi capire che la risposta era insita nella do-manda che mi ero fatto: l’uso abominevole della tecnologia da parte dell’uomo, e la scarsa fiducia in un’umanità votata solo all’individualismo, alla corsa al protagonismo e all’egoismo – tutte le tematiche che abbiamo affrontato nel nuovo disco sono ramificazioni di questo argomento principale.

Per questo disco poi avete deciso per la completa autoproduzione, come mai questa decisione? Dopo oltre 15 anni di carriera, riuscite ancora ad emozionarvi dei vostri successi?
Ogni concerto lo vivo con lo stesso spirito e la stessa tensione dei primi anni: per come la vedo i Talco hanno l’obbligo morale di continuare a crescere e migliorarsi, base naturale per esistere come progetto. Senza la consapevolezza che ci sia sempre qualcuno più bravo di te da cui imparare qualcosa per intraprendere un percorso nuovo, per me non c’é divertimento. Vero, facciamo molta gente in giro per l’Europa e partecipiamo a molti bei festival, ma non può essere un punto di arrivo: sono sicuramente orgoglioso di noi, ma accanto all’emozione di trovarmi sempre di fronte al sogno della mia vita che sto realizzando, c’é sempre la paura sana di poter vedere svanire tutto, motivo per il quale cerco sempre di osservare ed imparare da ciò che vivo in tour, ascoltando musica, andando a concerti, leggendo.
Anche l’autoproduzione e’ una scommessa che si rifá a questa voglia di migliorarsi: perfino in un mondo come quello della scena indipendente alternativa ti accorgi che non sei al riparo dalle truffe. In quindici anni non riesco neanche a ricordare la quantità di personaggi che hanno cercato di lucrare su di noi, perfino all’interno della famiglia Talco stessa. Fortunatamente rimaniamo un gruppo che mette la moralità prima di tutto come base per stare insieme e queste persone riusciamo ad individuarle, anche se in ritardo, e lasciarle indietro, salvaguardando noi stessi. Molte etichette hanno lavorato male, pensando al lato economico personale e non a quello promozionale, motivo per il quale abbiamo deciso con David di autoprodurci collaborando solo con Long Beach Records per la Germania. Una grande scommessa, un grande investimento di denaro e fatiche, ma avere il pieno controllo di tutto quello che stai facendo, ora che ne abbiamo la possibilità é davvero una scommessa allettante e, visti i risultati, sta anche andando a buon fine.

Ormai avete un sound che vi contraddistingue e ad ogni vostro nuovo disco maturate musicalmente pur sempre rimanendo sempre fedeli al vostro credo de la Patchanka. Non vi sentite una sorta di “Bad Religion” o “Pennywise” della patchanka / ska-punk? Quando senti i loro dischi sai già bene cosa ti aspetta…
Eh…magari (ride) però si, ci riconosciamo in questa idea di musica. Suoniamo punk, ho sempre detto che non siamo tanto presuntuosi da pensare di inventare qualcosa di nuovo rispetto ad un genere che amiamo da sempre per quello che é, ma avere un proprio stile personale é importante. Devi fare quello che vuoi nella vita senza farti coinvolgere dai presunti censori di cui molti purtroppo hanno paura (la stampa britannica odiava i Queen, Mereghetti non considera i film di Sergio Leone degni di nota, di cosa stiamo parlando alla fine, di un giudizio scritto di una persona su un tuo gusto personale, consideralo anche ma comparalo al giudizio non scritto di chi ti viene a vedere ai concerti): ci sarà sempre chi sostiene che al settimo, ottavo, ventesimo disco ti stia ripetendo senza dire musicalmente niente di nuovo, e altri che invece se cambi ti sputeranno addosso di tutto. Gli Iron Maiden hanno fatto almeno sei sette album di seguito che rimarranno nella storia della musica con la stessa base di accordi e senza cambiare di una virgola. Condivido questa idea di musica e identitaria in un proprio stile. Amo quello che sto facendo e non ci tengo a sperimentare solo per il gusto di fare il figo con i critici, e spiattellarlo su un fantomatico curriculum. Spero piuttosto che le nostre canzoni continuino a piacere alla gente e che venga valorizzata e apprezzata la nostra sincerità.

Spero di non essere tra questi critici. Nel bonus disc vi sono anche 5 vostre hit cantate in tedesco, spagnolo e inglese. Vi eravate stancati di rispondere a tutti quelli che vi continuavano a chiedere perché cantate in italiano e volevate dargli la prova che è meglio che continuate cosi?
Ci speravo in una domanda del genere perché era una mia rivalsa dire pubblicamente che ero contrario a cantare in qualsiasi lingua che non fosse l’italiano. Scherzi a parte, era solo ed esclusivamente un gioco…non so cantare in una lingua diversa dalla mia, non mi ci trovo proprio, anche se parlo in spagnolo dalla mattina alla sera, ma l’italiano mi sembra sia stato apprezzato fino ad ora, e ne sono fiero, perché che mi sento a mio agio a scrivere i testi nella mia lingua e l’italiano ha una sua grande musicalità e una morbidezza sonora eccezionale.
Molte bands cantano in inglese scrivendo strafalcioni grammaticali, nei quali potrei incorrere sicuramente anch’io, o ancora peggio, nascondendo la banalità dietro ad un lingua straniera che l’italiano medio, notoriamente pigro a livello di padronanza di lingue, non nota.

Avete da poco concluso la prima parte del vostro tour di presentazione del disco con sold out a Madrid, Barcelona, Berlin etc. Vi aspettavate una risposta cosi calorosa?
In alcune città si, perché avevamo visto da subito che le prevendite stavano andando alla grande da un mese prima del concerto. In altre città, come ad esempio Zurigo, non ci aspettavamo di migliorare rispetto al tour di Silent Town, oltretutto perché la data era fissata di giovedì e di solito le previsioni sono difficili da fare in un infrasettimanale. Siamo davvero felici, le aspettative in effetti erano alte e ambiziose e per ora sono state rispettate.

Cosa pensate in cuor vostro quando leggete di band italiane che scrivono questi comunicati: “dopo LO STORICO SOLD OUT A BERLINO, nei prossimi mesi si concedera’…” Se per sold out in posti da 400 di supporto ad altre band scrivono cosi, al posto vostro cosa minchia dovevano scrivere: dopo aver conquistato l’Europa intera ora partono alla conquista di nuove galassie?! In fondo come dite nel vostro disco: “la verità è solo una formalità…”
Mah, 400 persone non sono sicuramente poche, secondo me, specialmente in un paese non tuo. Il problema é che ormai il vizio di mistificare tutto, non dire le cose come stanno, promuovendo con la parola sold out qualsiasi cosa si faccia, che lo sia in realtà o non, che sia la tua serata o suoni di spalla a un’altra band, che sia un buco da 20 persone o una sala da 2000, per accaparrarti un po’ di pubblicità con i promoters dei grossi festival, sí, questo vizio si sta espandendo a macchia d’olio in Europa. Poi al di lá del numero di persone che uno fa, bisognerebbe andare a analizzare più elementi per comprendere se il gruppo realmente e’ ramificato a livello di pubblico nel territorio, in primis quanti italiani ci siano in un presunto sold out pubblicizzato.
Cosa proviamo, beh, sentimenti opposti. Da un lato, ci dispiace un po’ che nel nostro paese sembrino passare notizie come quelle che hai citato, mentre periodicamente veniamo considerati da male-lingue, come una band che suona solo in Germania, o solo in Spagna, o solo in Russia, Repubblica Ceca Francia, Svizzera, ecc, come si dice “ce n’é per tutte le stagioni”…. Non capisco perché la scena italiana continui a raccontare fesserie su di noi. Anzi lo so: e a quel punto dico tra me e me chi se ne frega, toccando con mano quotidianamente la realtà effettiva di quello che succede.
Sono 5-6 anni che abbiamo la fortuna di essere chiamati da festival veramente molto professionali e importanti. Quest’anno in particolare, appena mi hanno mandato il programma, non ci potevo cre-dere. Significa che se il sold out é vero, promo o no, la gente si accorge di te, e che gli organizzatori hanno le armi e la conoscenza adatta per capire se stai dicendo la verità o stai solo tirando acqua al tuo mulino.

Nel vostro disco ci sono due pezzi che in maniera neanche troppo velata fanno riferimento alla scena punk Italiana (Onda Immobile/ Senor hood). Secondo te ci riusciranno prima o poi a smetterla con questa invidia e riconoscere il vostro successo e talento? 
Ci tengo a dire per l’ennesima volta che noi non abbiamo mai fatto niente a questi due/ tre strani personaggi – perché comunque, seppur con le armi di rompere le balle, si tratta di poche persone. Anzi, sono alcune band e crew che ci hanno letteralmente trattato a pesci in faccia molti anni fa, probabilmente sentendosi superiori. Una volta sparlavano pubblicamente, adesso che abbiamo fatto un percorso onesto e documentato, se la raccontano tra loro più o meno privatamente, dico più o meno perché la voce gira sempre e forse pure volutamente.
Boh, non mi preoccuperei troppo di noi, ognuno costruisce la sua strada e lo spirito giusto e’ meritarsi ogni giorno quello che hai e condividere esperienze con altri senza alzare un muro perché ti senti i piedi pestati nel tuo orticello andato a male da anni ma gelosamente custodito dai quattro amici che ti porti dietro. Abbiamo fatto quello che potevamo per aiutare molte bands e ci sono gruppi di amici che lo possono testimoniare, condividendo con noi un progetto più moralmente onesto dove se piaci vai avanti, se no torni a casa. Non ci sono amici degli amici degli amici degli amici del promoter del presidente della scena, si suona, si fa musica e si spera di piacere. Punto, non ci sono segreti. Fortuna e passio-ne, solidarietà, moralità…spero non siano criticabili almeno questi valori.
Abbiamo perfino passato contatti a gruppi che ce l’avevano chiesto, dopo aver parlato male di noi a caso per anni, non credo che siamo poi cosí vendicativi. La risposta? “Eh vabbe ma quello non paga”. Insomma, vai oltre le malelingue e ti crei da solo le tue esperienze, suonando in giro anno dopo anno, prima nei posti piccoli e adesso fortunatamente in sale più grandi, solidarizzi con bands che non si sono nemmeno comportate troppo bene con te, e ti dicono “si ma non pagano”, vabbè. Che parlino allora…
Quella della scena punk del nostro paese é una tematica che abbiamo a cuore, perché sarebbe ora e tempo che risorgesse con una rinnovata moralità e si staccasse da vecchie stantie ambientazioni da film di Romero. Ci sono tanti nuove bands che meritano e sono sicuro che con una scena fertile emergeranno.
Quanto a noi, alle due canzoni che hai citato ne aggiungerei una terza, “Silent Avenue”, in cui chiaramente dico cosa penso.

Sante parole. Avremmo decisamente bisogno di una vera scena punk in Italia! Tra poco inizierete un mini tour italiano con tre date (Milano Bloom 05/05, Padova 18/05, Roma 19/05). Con che emozioni vi avvicinate a queste date che sono sempre un bel punto interrogativo in termini di gente?
Faremo un mitico sold out di 30 persone ahahaha…dai dai, non vediamo l’ora di suonare in Italia davvero, le aspettative ci sono, non saranno come quelle su Barcellona, Madrid, Amburgo o Mosca, ma contiamo di fare bene, per noi é importante davvero fare qualcosa a casa nostra e quest’anno abbiamo forse per la prima volta collaboratori che lavorano con cuore sul territorio e non si com-portano da contabili. Grazie a Samall e Trivel e Matteo Mecocci, e speriamo vada tutto bene, qual-che data in più comunque cercheremo di aggiungerla più avanti.

Che effetto vi ha fatto sapere che la “cretina commedia” si è guadagnata cotanta dignità letteraria da finire su un libro di testo universitario? Non ti sei chiesto: mamma mia dove sta an-dando a finire l’Università Italiana?
Quando l’ho letto ho provato tre sentimenti: mi sono sentito lusingato, subito dopo ho pensato “mamma mia dove sta andando a finire l’università italiana”, poi mi ha incuriosito su come veniva interpretata una mia intenzione spontanea. In effetti alcune cose non le pensi quando scrivi, ma vederle analizzate é interessante davvero. Poi con la Cretina Commedia ho un rapporto di odio amore, nel senso che sono fiero del disco e della tematica, ma alcuni testi ora come ora li vedo un pochino barocchi e pomposi, non tutti ma alcuni si.

Ogni tanto non ti viene da pensare: non è che all’estero siamo famosi proprio perchè non ca-pendo la lingua si sforzano di capire i nostri messaggi mentre in Italia è l’esatto opposto? Visti i risultati delle elezioni con il boom di M5S e Lega non mi sembra una idea cosi stramba…
La cosa che mi meraviglia é che in Europa, soprattutto in Germania, mi é capitato di parlare di Peppino Impastato, di Palestina, partendo proprio da una canzone, e ti confesso che mi ha fatto molto piacere, perché ci tengo molto ai testi e se una persona su dieci li legge mi sento ripagato dello sforzo.
Poi, in un concerto recente un italiano mi ha rimproverato perché durante lo show non sono stato abbastanza antifascista; quindi mi sa che lui i testi delle nostre canzoni non li ha letti, o forse aveva bisogno di un coro da stadio per considerarmi tale. Adesso in effetti va di moda fare gli antifascisti nel web, avere fatto due anni fa un album su una storia di una città silente che e’ la metafora della Resistenza tradita forse non mi rende degno di essere un vero antifascista.
Quanto a Lega e Cinquestelle, non voglio davvero essere ripetitivo e dire le stesse cose…mi limito solo a fare una considerazione: fake news nel web foraggiate dalla Russia, in Italia rimandabili a elettori o addetti dei due partiti vincitori delle elezioni che sostengono Putin…e i soliti noti che ci credono.

Avete suonato praticamente con tutte le più grandi punk band mondiali – vi mancano forse solo The Clash e Ramones ma non per colpa vostra – togliendovi tante soddisfazioni. Quali sono le band che vi hanno stupito di più da un punto di vista musicale e umano?…e quali invece deluso di più? …e ci sono ancora band in giro con cui vi piacerebbe suonare? Ovviamente tranne gli Iron Maiden…
Da un punto di vista musicale e dello spettacolo live le band migliori sicuramente Bad Religion, Lagwagon, Sick of it All, Ignite, umanamente Mad Caddies….e l’emozione maggiore, aver parlato di grigliate con Mr. Phil Anselmo, un sogno.
Delusioni: non molte, ma sai che non nomino le band che mi hanno deluso, posso solo dire che alcune, anche che adoro, suonano davvero male!!!
Oh, se però mi togli gli Iron Maiden però non saprei che desiderio esprimere….posso dire un artista italiano? Ho una stima infinita per Caparezza, lo ritengo musicalmente e culturalmente una spanna sopra l’intera scena alternativa italiana. Mi piacerebbe avere l’onore di aprire un suo concerto in Italia.

Chissa che Caparezza non vi legga. Nonostante sei sempre in giro per tour vi vedo spesso in giro per concerti in Italia con il vostro biglietto in mano che significa che vi divertite ancora anche dall’altra parte. Una domanda: ma state cosi tanto sul cazzo ai promoter che neanche un accredito vi danno dopo tutto quello che gli avete dato?
Mah, un paio di volte si entra anche gratis (ride). Pero siamo fan della musica punk californiana e del metal, e come fan paghiamo il biglietto (ride). Dai quando si può magari un accredito ci scappa.

Immagino che per i Talco questi saranno mesi intensi di tour e promozione. Cosa altro bolle in pentola poi? Riesci anche a tenere in vita I Danny Trejo, il tuo side project?
Abbiamo intenzione di non svenarci e di fare le cose fatte bene, cercando di selezionare le migliori occasioni per promuovere dal vivo il disco, un bel tour lungo come sempre e poi ci saranno i 15 anni di Talco.
Con Danny Trejo e Without Whistle sto tirando giù pezzi nuovi, ho la fortuna di suonare i miei generi preferiti e comincio ad avere anche tempo libero per una vita sociale più regolare, non potrei chiedere di più.

Vi ringrazio e vi lascio parola a voi per un saluto ai lettori di punkadeka.
Grazie mille per l’intervista, sempre un piacere parlare con voi. Speriamo che AND THE WINNER ISN’T sia ben accolto anche in Italia, ci teniamo davvero molto, grazie del supporto!


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