Quattro chiacchiere con i LENNON KELLY

Quattro chiacchiere con i LENNON KELLY
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Qui di seguito l’intervista ai Lennon Kelly, interessante band in tour per presentare il nuovo disco (appena recensito, andate a leggerla), il cantante Bartowski, gentilissimo e disponibile, ci presenta il suo gruppo e ciò che ne esce è molto interessante, enjoy!

Matt -Ciao Ragazzi, un piacere conoscervi, iniziamo col presentarvi:

Bartowski – Ciao Matt e grazie dell’opportunità che ci state concedendo. Sono Bartowski, chitarra acustica e voce dei Kelly, i miei colleghi e sopratutto amici sono Roman (chit elettrica, banjo, mandolino e voce), Cisti (chit elettrica, banjo e mandolino), Davino (batteria), Pobre (basso), Perry (fisarmonica), Circo (violino e flauti). I Lennon Kelly sono una sorta di nucleo familiare piuttosto che band musicale, siamo in 7 ma nel contesto ci si scorporsa in 3 cugini, 2 fratelli e 2 amici di vecchissima data quindi stiamo gradualmente diventando un’entità unica

M – subito una domanda scomoda, come mai scegliere l’irish folk, genere utilizzato da tantissime band anche nostrane?

B – Sinceramente l’Irish Folk non l’abbiamo scelto, siamo 7 menti musicali a tratti molto differenti ma le nostre varie influenze ci hanno spinto verso questo genere. Io ho sempre suonato punk rock per una vita e dopo il primo viaggio in Irlanda mi è scoccata la scintilla, ripresi a scrivere e suonare dopo 3 anni di totale inattività. Provando a mescolare le carte di queste due passioni e avendo avuto la fortuna di incontrare i miei compagni è uscito un bell’intreccio di sonorità e una mentalità davvero coesa tra le parti.

M – in tanti vi accostano ai Modena City Ramblers, a volte lamentandosi della scarsa originalità….io credo che un accostamento del genere sia una lusinga, voi cosa ne pensate?

B – Il paragone coi Modena ci lusinga eccome, non vogliamo essere la caricatura sbiadita di nessuno e siamo abbastanza immuni da critiche, tengo a dire che scriviamo le nostre canzoni in maniera totale, dalla composizione al testo. I Modena sono idoli per noi, e avendo avuto il piacere e l’onore di collaborare con loro nel nostro ultimo disco posso davvero dire che sono anche persone dall’umiltà unica e grandissimi professionisti sempre pronti a dare consigli costruttivi.

M – la musica come strumento di lotta, perchè utilizzare quella che molti considerano uno svago come un’arma? (premettendo che io sono completamente a favore della musica politicamente impegnata)

B – I nostri testi parlano anche di lotta e quando non sarà più cosi vorrà dire che il mondo sarà divenuto un ambiente genuino o i Kelly avranno mollato.
Scherzi a parte credo che le nuove generazioni debbano ritrovare la coscienza e lo spirito di sacrificio che hanno portato l’Italia ad essere un paese libero. A me e al Roman piace scrivere in questa forma, siamo preparati e molto sensibili ai problemi sociali della “nostra” gente. Può essere definito uno svago il concetto di lotta ma forse per chi crede che i problemi della vita siano altri. Rimanendo nel discorso la lotta è una branca dei nostri messaggi da trasmettere, ci piace scrivere di lotte anche interiori, esteriorizzare i pensieri più personale oltre che esaltare feste e gogliardia.

M – avete da poco suonato a Berlino con Banda Bassotti e 99posse, se non sbaglio la prima volta all’estero, com’è stata l’esperienza e cosa cambia rispetto all’Italia a livello di pubblico?

B – Con 99 Posse e Banda è stata una favolosa esperienza di vita, la Banda sopratutto si è rivelata favolosa e disponibile a dialogo e considerazioni, inoltre abbiamo cantato Bella Ciao insieme a fine concerto, io e il Roman tra Zulù e Sigaro con il locale in totale fermento, davvero indimenticabile.
In Germania hanno una visione più amplia e matura musicalmente parlando, noi abbiamo suonato alle 21 ma il locale (circa 1000 persone ) era già Sold Out. Una chance te la rendono anche se non sei conosciuto, il pubblico ha risposto in maniera piena ed è stato un grande stimolo aver catturato per quasi un’ora gli sguardi e gli animi tedeschi incuriositi dalla nostra musica. Sicuramente c’è da imparare molto a livello etico e mentale.

M – tornando alla musica politicamente impegnata, perchè secondo voi è così importante ricordare i grandi combattenti del passato? Forse perchè i giovani d’oggi tendono più a mitizzare Mark Zuckerberg piuttosto che leggere i libri su Che Guevara?

B – Partiamo dal fatto che si mitizza di più un computer rispetto a un libro e partendo da questo capiamo che la superflua visione del mondo ha oramai messo un velo invisibile sugli occhi della popolazione. Una grande colpa la addito non tanto alle nuove generazioni che si perdono nei meandri del pressapochismo e dei luoghi comuni ma incolpo quelle famiglie che non hanno mai speso tempo nell’insegnare ai propri figli da dove arriva il pane, perchè serve rispetto e riflessione in tutti i contesti. La storia è l’ultimo patrimonio che possiamo usare per tornare a stringere serie basi verso questo viaggio di non ritorno. A scuola la colpa è degli insegnanti e non dei figli, in strada la colpa è dei figli se abbandonati alla droga o agli ambienti malsani…lo scarica barile tipico della mentalità italiana odierna. Bisogna tornare a raccontare della fatica e dei tempi bui, rispolverare discorsi scomodi e accendere nuove luci di coscienza, dobbiamo farlo noi che per fortuna abbiamo a ancora qualcosa da raccontare, interessanti o meno, alla moda o meno, finchè ci si prova la resa non sarà mai definitiva, il punto è di avere speranza in cuore e mani pronte a sporcarsi.

M – i miei complimenti personali ed a nome di Punkadeka per questo splendido disco e per l’intervista, spero di vedervi presto live, alla prossima!

B – Un abbraccio Punkadeka! a presto

Ringraziamo di nuovo Bartowski ed i Lennon Kelly e ci si vede sotto qualche palco…SLAINTE


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