Quattro chiacchiere con Enrico ed Elisa, tra KOB e Los Fastidios

Ciao Ragazzi, bentornati a Punkadeka, ci siamo visti qualche mese fa ai Mondiali Antirazzisti, vi trovo sempre contenti ed in forma nonostante il vostro costante tour con i Los Fastidios in giro per l’Europa non vi lascia tempo di disfare i bagagli, come va?

Ciao Matt, qui tutto bene, sempre indaffaratissimi come sempre, ma carichi più che mai !!!

-E’ uscito il disco celebrativo per i 25 anni della Band, se potete cercate di riassumere i passaggi fondamentali che hanno segnato il vostro percorso

25 anni sono un bel traguardo. Quando tanti anni fa presi in mano il basso per strimpellare i giri delle prime songs Los Fastidios mai avrei pensato di ritrovarmi qui duecentosettanquattro mesi dopo a parlare di questa storia, una storia fatta da decine di migliaia di chilometri percorsi in lungo e in largo per il mondo, una storia fatta di momenti bellissimi, ma anche tristi eventi, una storia costellata da anni di battaglie sociali, lotte di piazza, ma fortunatamente anche di tanti momenti di divertimento e di baldoria, una storia fatta di migliaia di volti di persone, compagni, amici, nemici che in questo quarto di secolo hanno dato tutti, il loro contribuito, nel bene o nel male, a costruire questa piccola, grande storia…

Una piccola, grande storia come quella di tante bands, che hanno preferito e continuano a seguire, la strada dell’indipendenza musicale piuttosto del gioco sporco delle multinazionali della musica, accettando di conseguenza tutte le difficoltà del caso, quelle difficoltà che spesso hanno creato e creano tuttora ai gruppi veri problemi di sopravvivenza.

Nonostante tutto, fino ad oggi ce l’abbiamo fatta, ogni ostacolo superato orgogliosamente a testa alta… e dopo 25 anni mi ritrovo ancora qui, a bordo di un furgone, sempre pronto a ripartire per portare in giro per il mondo la nostra musica.

-Difficile trovarne uno in tutti questi anni, ma provate a dirci il momento migliore ed il momento peggiore della vostra carriera fino a qua.

Momenti brutti e/o peggiori sinceramente non ne ricordo, magari qualche momento difficile, quando qualche membro del gruppo ha dovuto per varie ragioni lasciare la band…un cambio di line up è sempre una fase triste e delicata nella vita di una band. Dal momento di sconforto iniziale, però, ogni volta siamo sempre poi riusciti a ritrovare nuovo entusiasmo, voglia di rimboccarsi le maniche, pronti a ripartire più carichi che mai con i nuovi arrivati, per continuare, a vele spiegate, la nostra rotta.

Non è facile nemmeno focalizzare momenti migliori della band, in quanto ogni tour, ogni concerto per me è sempre stato un evento, dal festivalone galattico al concerto nel piccolo pub di periferia, così come ogni nuovo album, per me sempre migliore del precedente… In 25 anni di storia non mi sono mai sentito arrivato, nella mia vita ho sempre guardato avanti, considerando ogni traguardo tagliato un grande risultato, una grande soddisfazione, ma allo stesso tempo vivendolo sempre come un ulteriore nuovo punto di partenza… potrei quindi forse dire che il momento migliore della band deve ancora arrivare !!!!

-la formazione è completamente cambiata, fatta eccezione per Enrico ovviamente, anche se ormai è consolidata e ben rodata presentiamo i nuovi fastidiosi

Con i Los Fastidios ogni nuova line-up ci mette poco a consolidarsi, vista la quantità di concerti che abbiamo in cartellone annualmente… Partiamo presentando l’ultimo arrivato, un anno fa (ma oramai già con un centinaio di concerti “fastidiosi” all’attivo), mio omonimo, Enrico, che chiamiamo con il suo soprannome “Torre”, 37 anni, reggiano, un “maestro” della batteria e percussioni, che oltre a suonare con noi, si turna in un sacco di bands ed in più insegna in alcune scuole di musica.  In passato aveva suonato anche con gli amici FFD… a lui siamo arrivati, tramite Luca, il bassista della band, parmigiano, anch’egli con una grossa esperienza musicale alle spalle, dagli FFD ai Devasted ed altri progetti musicali. Luca (32 anni), che oltre a suonare, lavora in una ditta con suo padre e suo fratello Marco (bassista dei Raw Power), è approdato nella band a fine dicembre 2014. C’è poi Mario (22 anni), il più giovane anagraficamente, che viene dalla provincia veneziana e nella band suona la chitarra da maggio 2014, studente di musica, chitarrista e clarinettista,  prima dei Los Fastidios già chitarrista dei veneziani Hate The Nation. Poi c’è il sottoscritto, Enrico (48 primavere), membro originale della band, voce del gruppo dal 1995, dopo aver iniziato come bassista nei primi Los Fastidios nel 1991.

Parallelamente ai musicisti della band non possiamo dimenticarci del nostro fondamentale “quinto elemento”, ovvero Elisa (mia compagna nella vita nonchè parte attiva della Kob Records) nostra official tour manager, ufficio stampa, che si occupa un po’ di tutto, dall’organizzazione concerti al merchandise, dalla fotografia alla grafica fino alla promozione e quant’altro graviti intorno alla band.

Un grande affiatamento, una line-up di grandi musicisti per uno staff molto valido e competente che in questi ultimi anni ha dato un grosso contributo alla ulteriore crescita della band.

-25 anni e non sentirli, perché leggo sempre con piacere delle vostre scorribande in tutta Europa, spesso con “sold out” anche durante la settimana, faticoso ovviamente, ma quanto vi appaga?

Solo girando il mondo ci si può rendere conto di cosa abbiano rappresentato i Los Fastidios nelle generazioni “stradaiole” del pianeta negli ultimi vent’anni… L’entusiasmo, l’emozione, la passione che ci accoglie in ogni paese in cui arriviamo, per i nostri concerti, sono indescrivibili. Ogni tour ci regala delle soddisfazioni difficilmente esprimibili e narrabili in poche righe. Ogni concerto è sempre una festa, un incontro con vecchi e nuovi amici, una fusione, condivisione e scambio di pensieri, idee, lotte, valori, che si rafforzano data dopo data, tour dopo tour. Sinceramente sarei sempre pronto a salire sul furgone e a ripartire per una nuova data, oltre ogni distanza, oltre ogni difficoltà, sempre pronto a mettermi in gioco e a portare la nostra musica ovunque ce ne sia bisogno, ovunque ci siano realtà pronte ad organizzare un nostro concerto.

La forza dei Los Fastidios credo sia rappresentata proprio da quella voglia di suonare, che va oltre ogni cosa. Fin dagli anni novanta abbiamo dedicato tutto e di più  per il live, percorrendo strade e paesi che anche mai o solo occasionalmente erano stati battuti da bands nostrane. Abbiamo aperto le porte in molti paesi alla scena italiana e alle bands che poi hanno seguito il nostro esempio.

-sold out in settimana, un utopia in Italia, perlomeno nei concerti dove non c’è il nome che “tira”, come vedete la scena qui da noi negli ultimi anni?

Paragono questo periodo “italiano” agli inizi degli anni 90, quegli stessi anni in cui i Los Fastidios hanno iniziato il loro percorso musicale. Oggi come allora la scena non vive sicuramente il suo momento migliore, anche per il fatto che molti spazi musicali oggi, hanno accantonato se non addirittura eliminato dalla loro programmazione il punk, lo ska ed altri generi a noi cari, preferendo scelte musicali più commerciali e/o più facili da gestire.

In Italia purtroppo la musica viaggia parallela alle mode. Se in Germania, o in molti altri paesi europei, ogni genere musicale e la sua relativa scena, esistono, vivono e resistono indipendentemente dalla moda del momento, in Italia, al contrario, certi generi musicali tirano solo quando quel genere è effettivamente supportato dal trend del momento. Culturalmente l’Italia non è certo una nazione da podio, ed il fatto di essere tra gli ultimi d’Europa in fatto di vendite di libri e musica potrebbe già voler dire tutto. Una considerazione che mi rattrista non poco, è che purtroppo, anche molti spazi sociali autogestiti, cresciuti negli anni novanta e primi duemila anche grazie a quella collaborazione stretta con le realtà connesse alle subculture giovanili (su tutte quella punk/skinhead), ora si siano in qualche modo un pochino dimenticati di quella stessa scena che aveva dato il suo piccolo grande contributo, venti anni fa, per la crescita di una grande forza culturale/sociale/musicale forte, unita e compatta.

Ma nonostante tutte queste difficoltà, la cosa positiva oggi è che comunque la scena è ancora viva e sotto le apparenti ceneri ardono ancora le braci dell’underground culturale/musicale  nazionale, fatto di moltissime piccole realtà e bands che pur non trovando spazi reali per emergere, non si danno certo per vinte.

Guardo con molto ottimismo anche al ritorno di alcune storiche realtà locali/nazionali come ad esempio la Sharp di Milano, che negli ultimi mesi grazie alla passione e all’entusiasmo di qualche “vecchio skinhead” della scena uniti all’energia dei kids delle nuove generazioni è riuscita a riaccendere entusiasmi che potevano sembrare assopiti. Guardiamo quindi molto fiduciosi al prossimo futuro.

-Domanda che faccio spesso, anche se non è il vostro caso, ci sono gruppi che in Italia vengono snobbati ma che all’estero macinano sold-out come se nulla fosse (per fare un esempio Talco e RedSka), cosa ne pensate?

In Italia il circuito indipendente riscontra delle difficoltà a mio avviso insormontabili. In Italia una band indipendente può arrivare solo fino ad un certo livello, oltre al quale non gli è concesso dal cosiddetto music business, ovvero quel sistema fatto dalle multinazionali della musica e da quella serie di “lobbies musicali” che orbitano attorno alle majors, che decidono ed impongono ciò che in Italia musicalmente deve andare e ciò che invece non può andare, rendendo ancora più difficile la vita a chi sceglie la strada dell’indipendenza artistica. In Italia il circuito indipendente ha grosse difficoltà nel fare emergere e nel veicolare la propria musica con relativi problemi di distribuzione musicale e di visibilità. Problemi che portano, in diversi casi, molte bands a sciogliersi ed etichette indipendenti a chiudere i battenti.

Ci sono poi quei gruppi che, vuoi perché nelle condizioni di farlo, vuoi perché più cocciuti e forti del proprio status di indipendenti, non si perdono comunque d’animo, si rimboccano le maniche e decidono di espatriare e di investire sull’estero.  Tra mille sbattimenti, sacrifici, chilometri, anno dopo anno, molte di queste bands sono riuscite a costruirsi con le proprie forze, grandi credibilità, rispettabilità e seguito fuori dai confini nazionali. Ed è con grande soddisfazione che oggi riusciamo a vedere bands italiane arrivare all’estero laddove qui in Italia, ad una band indipendente, non sarebbe mai concesso neppure avvicinarsi. E questa è sicuramente una prima bella battaglia vinta dalla scena musicale indipendente italiana, quella scena della quale noi ci sentiamo orgogliosamente parte !!!!

-Europa ma anche Sudamerica, raccontateci un po com’è andata, da quello che mi avete detto ai Mondiali il tour Brasile è stato qualcosa di magico

Il tour in Brasile del giugno del 2015 è stato come ogni tour qualcosa che ci ha coinvolti nel vero senso della parola, qualcosa che ci porteremo tatuato addosso per tutta la vita.

Da quel tour ci aspettavamo tanto, ma non così tanto, un’esperienza meravigliosa sia dal punto musicale, ma prima e soprattutto dal punto di tutto umano. Ogni tour ha la sua meravigliosa storia e ritrovarsi dall’altra parte del mondo e sentirsi come a casa propria, è stata un’esperienza ancora più fantastica. Sebbene a 10.000 km dalla vecchia Europa, ci siamo ritrovati a Sao Paulo, Recife, Curitiba, Florianopolis e tutte le altre città che abbiamo toccato con il nostro tour, dieci concerti in undici giorni, circondati dallo stesso entusiasmo, da un sacco di amici, quella stessa partecipazione, che puoi ritrovare nei nostri concerti a Berlino, a Milano, a Parigi, a Roma, a Praga… E rendersi conto che anche laggiù, dall’altra parte del mondo, la “nostra” gente ci aspettava da oltre un decennio, conosceva e cantava a memoria con noi le nostre canzoni, ci dichiarava, commossa, di essere cresciuta con la nostra musica, ti fa battere ancor più forte il cuore e ti fa capire che qualcosa di buono in 25 anni di musica i Los Fastidios hanno sicuramente fatto. E questa per noi è la cosa più importante. Che altro aggiungere, non vediamo l’ora di tornarci !!!

-a Gennaio/Febbraio uscirà un altro disco, il decimo full-leght se non sbaglio, oltre a svariati EP, raccolte come l’ultima per i 25 anni appunto, un DVD,etc., che disco sarà? Potete darci qualche anticipazione?

Sarà un disco come tutti gli altri, un brano nato uno dopo l’altro, pezzi semplici, diretti, una miscela di quei suoni della strada a noi sempre cari, shakerati come sempre in perfetto stile Los Fastidios, dedicando rispetto al passato, forse un po’ più di attenzione e cura agli arrangiamenti ai quali ha collaborato anche Ivan “King” Torelli (amico musicista ed arrangiatore di Parma). Liriche dal divertimento alla riflessione, dalla baldoria alla lotta, dal ricordo per qualcuno di caro che non c’è più, a quella forza che la musica, e solo la musica, riesce a darci quotidianamente per aiutarci a superare ogni ostacolo e difficoltà che la vita spesso ci riserva. The Sound of Revolution, sarà un album che come tutti i precedenti lavori rispecchia moltissimo il mio stato d’animo attuale e che penso rifletta perfettamente quella serenità personale e della band ritrovata ed accresciuta in questi ultimi anni. Un album, che mi entusiasma tantissimo, fatto di 12 brani tra cui una cover ed un medley, che sicuramente non deluderanno il popolo fastidioso che ci segue da sempre con infinita passione e che sappiamo attendere con molta impazienza questo nuovo lavoro discografico.

Da segnalare che come nel precedente album anche in questo nuovo lavoro hanno collaborato alcuni ospiti. Torna infatti con le sue tastiere in ben tre brani mister De Veggent (Redska), oramai diventato un ospite fisso dei Los Fastidios mentre per la prima volta ci hanno onorato della loro presenza Alberto e Matteo, tromba e trombone degli amici Skassapunka che danno fiato alle loro trombe in un brano dell’album.

Il nuovo full-leght uscirà il 1 febbraio 2017, prodotto come al solito dalla Kob Records

-In tutti questi anni Kontro Ogni Barriera ha contribuito a far crescere gruppi che oggi sono di fama direi mondiale, altri che purtroppo non ci sono più ma che rimangono comunque nella storia della scena italiana, vi guardate indietro e cosa vedete?

Vediamo una piccola etichetta (da qualche anno anche booking concerti) che, dal 1996, si è data da fare per dare voce a certi generi musicali e gruppi, non sufficientemente tributati dai mass media nazionali e dal grande pubblico. Tanta passione oggi come allora nel promuovere bands vecchie e nuove che continuano ancora oggi il loro percorso musicale insieme a noi, come gli Skassapunka (che usciranno anche loro con un nuovo album a febbraio 2017), i Lumpen, i Cantiniero i The Offenders e tutti gli altri. Ci portiamo nel cuore tutte quelle bands che per un motivo o per un altro hanno dovuto o sono state costrette a fermarsi. Applaudiamo, continuando a sostenere, tutte quelle bands che dopo un percorso iniziale con la Kob hanno poi preso altre strade per approdare, in alcuni casi, anche ai livelli più alti della scena musicale indipendente mondiale.

Cogliamo anche questa occasione per ringraziare di cuore tutte le decine, centinaia di bands che con con i loro albums, con un singolo o anche con una sola canzone pubblicati sulla nostra Kob Records, hanno lasciato il loro grande contributo musicale e attitudinale, alle generazioni successive…Kontro Ogni Barriera siempre !!!!

-Invece, citando uno dei miei dischi preferiti, guardando avanti cosa vedete?

Il mondo ha purtroppo preso il Trump..olino per l’inferno, sia a livello globale che locale non ci aspettano certo tempi facili…ma come la storia insegna, è proprio nei momenti più difficili che la musica e le bands tirano fuori il meglio di loro stesse, E’ proprio per questo che, nonostante tutto continuiamo a guardare con ottimismo e positivà al futuro…finchè c’è musica, c’è speranza !!!

-Il vostro grande amore sportivo, la Virtus Verona: ho visto nascere un grande gruppo a supporto di una piccola realtà di quartiere sul modello St. Pauli, l’ho visto crescere, ovviamente con tutte le difficoltà che si possono incontrare in una città nera come Verona con già due squadre importanti, e poi con grande rammarico l’ho visto chiudere i battenti, avete voglia di raccontarci un po la storia dei Virtus Fans e del nuovo gruppo, molto più “familiare” della Rude Firm? Che è successo in sostanza?

La Virtus Verona è una passione che mi porto addosso, un po’ come i Los Fastidios. Quelle passioni che niente e nessuno al mondo potrà mai togliermi.  La Virtus Verona rappresenta per me, molto di più di una semplice squadra di quartiere. La Virtus è uno stile di vita. Uno stile voluto e creato dal nostro grande Presidente/Allenatore, Luigi (Gigi) Fresco che da 36 anni è al vertice sia della dirigenza che dello staff tecnico, un Presidente/Mister (credo un record mondiale). Un uomo ed una società sportiva da sempre impegnati nel sociale, sia dal punto di vista locale che internazionale, proprio come la tifoseria organizzata virtussina nata nel 2006 con i Virtus Fans e che oggi continua, seppur con qualche difficoltà, la sua storia grazie ad altri gruppi più piccoli, la Virtus Verona Rude Firm 1921, i Lost Boys, i Virtus Death Brigade…. Putroppo il gruppo principale si è autosospeso un anno e mezzo fa, per alcuni problemi interni…ma la cosa positiva è che dalle ceneri di quello storico gruppo, che per anni era riuscito a far parlare di se, creandosi una stima ed una credibilità non indifferenti sia in Italia che all’estero, siano poi nate altre piccole realtà che portano avanti, ognuna a modo proprio, quella passione che i Virtus Fans avevano trasmesso per anni. Anche se i vecchi bellissimi tempi Virtus Fans forse difficilmente torneranno, la nostra passione per la Virtus, per la musica, unite ai nostri ideali dichiaratamente antirazzisti, antifascisti, antisessisti e antiomofobi non tramonteranno mai.

La Virtus Verona Rude Firm 1921, gruppo del quale faccio parte insieme ad Elisa e ad altri compagni anche internazionali  (dal quartiere Borgo Venezia, alla Scozia, alla Germania e a varie città italiane) è in primis un’attitudine, un ideale, uno stile di vita che unisce l’amore folle per la Virtus Verona a quello per la musica di strada (su tutte lo ska, il reggae, il rocksteady, lo streetpunk e la cultura rudeboy degli anni 60/70 inglesi), il simbolo del gruppo è il rude boy stilizzato, già logo della leggendaria etichetta ska inglese 2Tone. Music & football, quel connubio da sempre caro alla tifoseria rossoblu, con il quale si vuole tenere ancora vivo oggi, sulle gradinate dello Stadio Gavagnin del quartiere Borgo Venezia di Verona, lo spirito dei primi anni Virtus Fans.

Purtroppo, personalmente, i tantissimi impegni musicali e relative distanze non permettono a me e ad Elisa di presenziare a tutte le partite della nostra Virtus, ma con il cuore e con la mente è come se fossimo sempre presenti !!!!

-Beh mi pare che ci siamo detti tutto, vi faccio un in bocca al lupo per la registrazione del disco, sono già impaziente di sentirlo, e ci vediamo a metà dicembre al Baraonda! Grazie!

Il disco, caro Matt, è già bello che pronto… siamo soddisfattissimi delle registrazioni, effettuate come il precedente album all’Indie Box Studio di Brescia. ..stiamo ultimando le parti grafiche e poi andrà in stampa…uscita prevista all’inizio di febbraio 2017 !!!! Grazie di cuore per lo spazio concessoci e per il supporto che da anni continui a darci e lunga vita a Punkadeka !!! Uniti si vince

 

Ringrazio di cuore ed abbraccio, purtroppo solo virtualmente visto che non sono riuscito ad esserci al concerto del Baraonda, Enrico, Elisa, Mario, Luca e Torre, con la speranza di vederli prestissimo per scambiare di nuovo quattro parole e berci qualche birra assieme. Mi ha fatto davvero piacere leggere questa intervista! Grazie!