RAZZAPPARTE

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 Chiudiamo l’anno in bellezza con l’intervista ai Razzapparte Oi! Band viterbese nata nel 1995, hanno all’attivo moltissimi concertied un EP “Gente senza poesia” e un Cd “Servi o ribelli” e, presto, uscirà unnuovo cd.

 

 

Dicono che l’abito non fa il monaco, ma secondo alcuni l’abito fa lo skin ed il punk. Quanto è importante per voi lo stile? Esso è veramente indispensabile?

Skinhead è una sottocultura e lo stile ne è una parte fondamentale. Nessuno dice che esista solo questo o che bisogni consultare “Spirit Of 69” ogni volta che ci si veste per uscire ma non posso fare altro che provare rabbia quando vedo gente che non dimostra il minimo rispetto per se stessa e  si definisce “skinhead”… L’idea alla base del nostro stile è quella di avere un aspetto duro e pulito (“dress hard, dress smart”) che esteriorizzi con coscienza e orgoglio la propria appartenenza sociale; uno può benissimo non ritrovarcisi e magari sentirsi affascinato da altri aspetti della sottocultura ma questo non lo rende certo uno skinhead! Io stesso da qualche anno in qua seguo meno alla lettera i “dettami” dell’abbigliamento skin, credo che sia una cosa naturale, so chi sono e il fatto che non sembro venir fuori da un romanzo di Richard Allen non fa venir meno il mio senso di identità. Per inciso la maggior parte delle persone che frequento non sono né skin né punk, so cosa voglio dai miei amici e non sarà certo il fatto che non hanno un armadio pieno di Ben Sherman a condizionarmi.

 

Quando e perché diventasti skinhead? Cosa significava per te anni fa e cosa significa adesso?

Quando ho iniziato a rasarmi ascoltavo già della musica skinhead  (reggae, oi!…) ed ero attirato sia dallo stile che dalla storia di questa

 sottocultura per non parlare dei valori che il culto skinhead porta con sé sin dagli albori: quanto di buono abbiamo ereditato dai mods (“vivere puliti in circostanze difficili”), il sapere divertirsi, lo spirito di gruppo, l’essere autentici, lo stare per strada (anche se credo di sapere qualcosa in più sullo stare nei bar! eheheh) ed altre cose, come ad esempio il senso di appartenenza che magari oggi vivo in maniera differente ma che sono ancora una parte importante della mia vita.

 

Quali sono stati i principali ostacoli che hai saltato in questi 10 anni?

Visto che parli di “10 anni” credo che la domanda riguardi i Razzapparte anche se ormai sono undici anni che siamo attivi come band. Boh, non saprei dire, forse la nostra collocazione geografica non ci ha aiutato molto e negli ultimi anni c’è stato il fatto di non avere una scena locale che ci sostenesse anche se ultimamente nuovi ragazzi si sono avvicinati alla musica punk e skin e questo non può che farci piacere e darci nuova energia.

 

Cosa pensi dei movimenti quali Sharp e Rash? Credi che possano aiutare o che siano soltanto un modo per etichettare i ragazzi e dividerli ancora di più?

Questo è un discorso complesso e non vorrei correre il rischio di essere frainteso. Noi non discriminiamo nessuno ad eccezione dei boneheads, questo perché non sono skins ma soltanto fanatici razzisti vestiti – ed anche male! – da skinheads. Allo stesso modo non vogliamo avere nulla a che fare con chi se la fa con questa feccia: se le idee e le azioni infami dei nazisti non ti infastidiscono, beh, forse non sei meglio di loro. Detto questo non credo che in un mondo perfetto “SHARP” o “RASH” verrebbero considerate delle etichette e questo vale in special modo per il termine “SHARP” che non è nato per descrivere “un tipo di skinhead” ma per unire skins dalle idee differenti contro gli usurpatori white power. Fare riferimento alla “SHARP” o alla “RASH” significa partire dalla constatazione giusta o sbagliata che sia, che si dovrebbe fare qualcosa di più come skinheads… Non si tratta quindi di essere “un RASH” o “uno SHARP” ma di combattere come skin per qualcosa che va oltre la propria appartenenza stilistica. Noi ci siamo sempre sentiti più vicini alla SHARP anche se questa, almeno come organizzazione, in Italia non esiste più da un pezzo. Crediamo che ogni skin dovrebbe combattere chi cerca di strumentalizzare la sua musica e il suo stile in nome di una folle politica razzista!

Il fatto che molti si dicano “redskins”, “apolitici” e via dicendo non ci crea alcun problema e non dovrebbe farlo per nessuno, almeno fino a quando non ci si riconosce esclusivamente in un filone della cultura skin dimostrando disprezzo per il resto. Apparteniamo a uno stile glorioso, vecchio di quarant’anni e ricco di sfaccettature, perché appiattire il tutto alimentando una visione a compartimenti stagni della nostra storia e delle diverse realtà skinhead??

 

Pensate che la politica debba restare fuori dalla musica?

Crediamo che sia assurdo e persino castrante suonare cosiddetta “musica di protesta” senza lasciar trasparire le proprie idee, politiche o sociali che siano. Abbiamo sempre avuto un approccio “morbido” in tal senso preferendo evitare certi slogan e cercando di avvicinare anche ragazzi che non hanno le nostre stesse idee, questo non per reclutarli (non siamo una band che fa propaganda) ma perché crediamo che non sia necessario essere comunisti o anarchici per essere persone in gamba.

Affrontiamo anche tematiche politiche ma questo non ci rende una band militante, siamo distanti anni luce da quel tipo di approccio, anche se alcune di quelle bands ci piacciono, un esempio per tutti i Brigada Flores Magon che producono ottima musica e dimostrano di non avere interesse solo per l’aspetto politico della faccenda. Avete mai letto il testo di “Rock or Die”?

 

L’autoproduzione (soprattutto all’inizio) quanto è una scelta e quanto una esigenza?

Bella domanda! Onestamente credo che in molti casi sia più un’esigenza ma d’altra parte sono convinto che le produzioni indipendenti siano il canale migliore per certi tipi di musica, questo con tutti i limiti che vi possono essere soprattutto dal punto di vista distributivo. Al di là di tutto, penso che sia il sogno di tutti vedere il proprio materiale stampato da etichette come Step-1 o Captain Oi!, si tratta di  “grosse indie” non compromesse che pubblicano musica di qualità e sanno come distribuirla, ma si tratta appunto di un sogno per la maggior parte delle bands, compresa la nostra.

 

 

Come dovrebbe essere il vostro pubblico preferito?

Beh, essendo una skunk band ci piace avere attorno molti punks e skins ma ci piace anche l’idea originale dell’oi! per cui la nostra è la musica delle classi lavoratrici e non di pochi intimi. In alcune città è possibile vedere anche mods ed hardcore kids ai concerti oi! e questo non può che farci piacere! “Subculture kids” a parte, vorremmo vedere un pubblico più assortito ai concerti oi! e ci sembra che da questo punto di vista la situazione sia migliorata negli ultimi anni, almeno dalle nostre parti… Merito dei kids o

di MTV?!

 

Ora che esistono molte ottime webzines, secondo te ha ancora  importanza creare delle fanzines?

Non so dove vediate “molte ottime webzines”, mi passate gli indirizzi?

Eheheh… A parte gli scherzi le fanzines ci piacciono ed hanno sempre il loro fascino anche se non so quante di quelle in circolazione

lasceranno un segno… A me piaceva molto “Pinhead Generation”, anche  dal punto di vista grafico. So che è difficile chiedere a un fanzinari dei nostri giorni di tornare alle forbici e alla colla ma magari vitare le sterili impaginazioni fatte con Word aiuterebbe. 

 

Come è nato il progetto della COTD? Lo sai che grazie a te gli Stab sono ritornati sui palchi, hai in mente di fare altre miracolose riesumazioni? Stai lavorando a qualche produzione?

City Of The Dead è nata innanzitutto per fare uscire il nostro CD “Servi o Ribelli”. Avevo già avuto un’etichetta, la “Resta Rude Recs.”, ma era un’esperienza chiusa e non pensavo che avrei ricominciato. Alcuni mesi dopo, invece, visto che conoscevo Romano già da tempo e che ho sempre avuto ‘sta fissa di ristampare il materiale degli Stab mi sono deciso a chiederglielo e loro hanno accettato!

Appena uscito il CD gli Stab hanno fatto un concerto tra amici al Vecchio Son di Bologna e poi la presentazione vera e propria insieme a noi al 4-Fun di Rimini. Devono averci preso gusto visto che hanno deciso di continuare! Dopo di loro c’è stata la ristampa su CD di “1982” dei Rappresaglia e poi la compilazione “We Don’t Like You!”; mentre scrivo sto aspettando dalla fabbrica “Uonna Club” dei Klaxon, un gran bell’album contenente lo stupendo EP  “The Kids Today” insieme ad altri pezzi rari o addirittura inediti. Mi piace lavorare a ristampe e raccolte, ricercare il vecchio materiale, le recensioni, i flyers… e infatti i prossimi CD conterranno due rare demo di puro e autentico skinhead oi!, aspettate e vedrete. Tornando agli Stab uscirà presto il loro EP “Johnny Too Bad”, un tributo punk-rock alla reggae music in coproduzione tra COTD ed altre etichette.

 

 

A chi sputeresti in faccia se ne avessi l’occasione?

Sicuramente a Ian Stuart, ma credo che di profanazione di tombe se ne intendano più i suoi amichetti in nero che non noi.

 

La tua band è una prova reale che skins e punks possono convivere bene  insieme, è stato così fino dall’inizio? Ci sono mai stati screzi o

incomprensioni tra di voi?

Sì, ma non certo per le nostre appartenenze stilistiche! Io e Puccio siamo  skinhead, Stefanino è un punk, Fiore uno straight edge mentre Emanuele pur ascoltando anche la nostra musica non fa riferimento ad alcuna sottocultura.

 Crediamo che siano più importanti le cose che uniscono che quelle che dividono, non ci piace ragionare in termini di “punk” o “skin”.

 

Da piccolo avresti mai pensato  di diventare un cantante di una oi! band?

Cosa volevi diventare da piccolo?

Volevo diventare capitano dell’Enterprise, sapevo di essere più bello e soprattutto più simpatico di Kirk, per non parlare di Picard, ma vabbè, la vita a volte è ingiusta. 

 

”Soffro lo stress, soffro lo stress, sono stanco ed ho il fiatone”, dice una tua canzone….era una semplice presa in giro o anche una band come la tua è minacciata dallo stress?

Beh, pur avendo subito qualche modifica quella canzone è in realtà dei Velvet, ci sembrava sufficientemente autoironica e si prestava a farne una versione punk-rock, inoltre alcuni componenti dei Velvet vengono dalla scena punk quindi non credo che sarebbero dispiaciuti dalla nostra cover.

 

 

Affrontiamo il lato privato: quali sono i tuoi interessi oltre la musica?

Beh, come Perno sa bene sono un grande appassionato di Star Trek anche se il fatto che la maggior parte dei fans sia composta da persone grasse e con la fissa dei giochi di ruolo mi mette un po’ a disagio. Cinematograficamente parlando mi piacciono molto il cinema trash e i vecchi film dell’orrore… Sapete, sono pur sempre uno skinhead ed è quindi normale che sia un po’ limitato dal punto vista culturale! Ahahah! Poi mi piace studiare la storia della Tuscia, la mia terra, e della mia città in particolare, i dialetti e la poesia locale, inoltre mi interesso di IT e di grafica, ma in definitiva la maggior parte del mio tempo libero viene assorbita dalla musica, reggae e punk-rock in particolare.

 

Sei un bravo cuoco o non ti riesce neanche di fare un semplice tea? E quando siete in tour come vi arrangiate?

Con il tè, come per il caffè, sono un maestro, per il resto sto superando lentamente la soglia della sopravvivenza (datemi tempo, sono un po’ lento nell’apprendimento!), il vero cuoco tra noi è Emanuele, lui sì che è bravo a cucinare. L’unico vero tour che abbiamo fatto è stato con una band straniera, un autentico incubo ma non certo per il cibo!

 

Che lavoro fate per campare (alla faccia della privacy, domanda con risposta opzionale)?

Stefanino operaio, io normalmente operaio anche se al momento sono senza contratto (grazie ancora sig. Biagi, te possino crepà! ops, troppo tardi!), Fiore e Puccio lavorano all’università, Emanuele fa l’imbrojapopolo e gli riesce pure bene.

 

Come è nato il nome Razzapparte? Cosa significa? Chi è questa Razza a parte?

“Razza a parte” è stata una delle nostre prime canzoni, è un’espressione che fa riferimento a persone fuori dalla norma e sembra che ci calzi alla perfezione! All’inizio ci chiamavamo Slag! ma in seguito abbiamo adottato il nome “Razzapparte” proprio per via di quel pezzo.

  

Il vostro cd “Servi e Ribelli” mi ha colpito molto per la grande accuratezza del booklet, oltre per la bellezza delle song, il prossimo album sarà un  degno successore? Ci puoi anticipare qualcosa?

Grazie per i complimenti!! Il prossimo album sarà meno influenzato dall’hardcore e più vicino alle sonorità  oi! tradizionali, anche se con forti iniezioni hard-rock; avrà inoltre un suono più omogeneo rispetto a “Servi o Ribelli” che era stato registrato in due sessioni

differenti nell’arco di due anni.

Stiamo lavorando alla stesura finale dei pezzi proprio in queste settimane, speriamo di poter entrare in studio al più presto. L’album conterrà anche una cover e i rifacimenti di alcuni pezzi registrati dalle vecchie line-up che a nostro parere avrebbero meritato una  produzione migliore.

 

Com’è la situazione “nel posto dove vivi”? Ci sono band e kids che si sbattono? Ci vuoi segnalare qualcuno?

Qua non c’è una vera scena ma ci sono vari ragazzi interessati alla musica di strada. Oltre a noi sono attivi i Tear Me Down e le Punkonote, un gruppo punk-rock il cui chitarrista Angelo è diventato praticamente il sesto Razzapparte visto che è sempre pronto a salvarci quando uno dei nostri per qualche ragione non può suonare! Poi c’è il settimo Razzapparte, Alessio, ci segue ovunque anche se credo che sia più interessato al lato alcolico della storia!

 

Come è nato il nome della COTD? Ti sei affacciato al balcone di casa con i Clash sullo stereo o c’è dell’altro?

La prima che hai detto! I Clash sono la mia band preferita e quando mi affaccio al balcone vedo sì una città che amo… ma si tratta pur sempre di una “città dei morti”! Viterbo ha avuto una storia importante e per certi versi gloriosa ma nell’alto medioevo è piombata nel torpore in cui si trova tuttora. E’ pur sempre una bella città, la mia città, e non mi piace chi se ne lamenta senza fare niente per cambiarla!

 

Quali band vi hanno maggiormente ispirato e quali vi sono entrate

dirette al cuore?

Credo che qua la risposta cambi di persona in persona e che le bands siano un po’ troppe da elencare… I generi che più ci influenzano

sono l’oi!, il punk-rock, il NYHC, in piccola parte il reggae e lo ska ma se parli di bands e preferenze personali la risposta si fa

veramente troppo lunga!

 

Delle band attuali del panorama nazionale chi apprezzate di più?

Escludendo i gruppi storici direi Youngang, Banda del Rione, Five Boots (se solo fossero un po’ più attivi!), Prisoners, Uguaglianza

e Brigata ParcoFlorida, ma ci sono anche nuove oi! bands come Mob, Chaoskins e Razzatrista… Per quanto riguarda reggae e ska ci sono gli Shots In The Dark di Roma; esistono altri gruppi che suonano bene la musica giamaicana ma credo che la maggior parte di loro non abbia molto a che fare con la nostra scena.

 

 

Ora che il Maurizio Costanzo Show non viene più trasmesso su canale 5, come farete? Siete tristi? Volete andare in altre trasmissioni?

Ridurre lo show di quel maiale piduista ad una misera striscia mattutina è stata la nostra più grande vittoria! Pensa che ci aveva invitati alla sua trasmissione per ripicca (come ormai tutti sanno Puccio ha avuto una breve ma intensa storia con la De Filippi) ma come si è visto non gli è convenuto! Il nostro prossimo obiettivo è la chiusura di Buona Domenica: è già pronto un commando pronto ad occupare in diretta gli studi di Canale 5 e a rapire Roberta Capua e Debora Caprioglio, ovviamente non a scopo di estorsione.

 

Mi è piaciuta molto la canzone “Dietro le sbarre”, com’è nato il testo? Come mai avete deciso di scriverlo?

“Dietro le sbarre” è apparsa originariamente come traccia nascosta nel nostro EP “Gente Senza Poesia” e poi nella compilazione “Viterbo HardCore”, in seguito abbiamo deciso di riarrangiarla e registrarla di nuovo per includerla in “Servi o Ribelli”. La versione più recente è stata inclusa anche in un CD benefit che dovrebbe uscire a giorni. Il testo si basa sull’idea che una società non possa essere libera se richiede l’esistenza di un’istituzione atroce come il carcere per mantenere una sorta di pax sociale… Sono la minaccia costante della privazione della libertà e l’esercizio della violenza di stato a “tenere buone” le persone e non certo il senso di responsabilità che si suppone esista in una società in cui vengano soddisfatti i bisogni dei suoi appartenenti. Se poi vedi la composizione di classe della popolazione carceraria non credo che ci voglia molto a capire che le cose non stanno come ci vogliono far credere, che c’è qualcosa che non va.

 

Manda un saluto, un grido, un insulto, un ringraziamento, un complimento…..tutto quello che vuoi pur di chiudere questa intervista

Un saluto a tutti i ragazzi che ci hanno sostenuto in questi anni e a chi non ci ha voltato mai le spalle.

Un ringraziamento a Perno e a Zora per essersi interessati a noi e per le domande stimolanti!

Poi invitiamo tutti i kids a venirci a vedere dal vivo se passiamo dalle loro parti… Potete tenervi informati sulla nostra attività visitando www.RAZZAPPARTE.net e www.COTD.it dove trovate anche il nostro materiale (CD, spille, t-shirts). Un abbraccio e a presto, KEEP THE FAITH!!…


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