Redska censurati su Facebook

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I romagnoli REDSKA sono stati censurati sul social network FACEBOOK, che dopo un primo tentativo ha chiuso definitivamente, martedì 26 gennaio, il fan space aperto dalla band e dalla label One Step Records per pubblicizzare il nuovo tour del 2010.
Il fan space, intitolato “RABBIA E LIBERTA SKINHEAD” (dal titolo della nota canzone della band), è stato chiuso in quanto, secondo lo staff di Facebook “è proibito pubblicare sul sito contenuti con messaggi di odio o che promuovono la violenza.”.
La dichiarazione termina con la decisione insidacabile, in quanto presente la parole “SKINHEAD”.

La band ha dichiarato che nel fanspace non c’era alcun messaggio di odio e di violenza, com’era naturale che fosse. L’accostare la parola “Skinhead” a messaggi di violenza e razzismo, associati al nazismo è inconcepibile seppure ancora “normale” nel 2010, dimenticando le vere origini di questo movimento culturale (la Jamaica, Londra, il reggae, lo ska, la situazione della working class britannica della fine degli anni ’60, ecc.).

Per questo, la band ha indetto uno “sciopero” virtuale, invitando i fans a non collegarsi a Facebook per 24 ore, dalle 8 del 29 gennaio alla stessa ora del 30 gennaio.
L’evento è stato accolto favorevolmente da diverse centinaia di supporters della band.
Forte anche il supporto della scena reggae-ska italiana.

Si tratta di un gesto simbolico, senza nulla togliere alla sacralità del vero sciopero degli operai sui tetti, ma un modo per sottolineare la lotta contro l’ignoranza e l’ipocrisia.
Il tutto senza considerare che il social network abbonda di pagine inneggianti ai totalitarismi, alla violenza ed al razzismo, senza alcuna opera di censura.

Il “RABBIA E LIBERTA’ TOUR 2010” prende il nome dall’omonimo brano contenuto nell’album “LE MIE PRIGIONI” (feat. Enrico, leader dei LOS FASTIDIOS), un vero e proprio inno antifascista ed antirazzista, contro i pregiudizi politici, sociali e razziali, una spinta a prendere coscienza di quanto il mondo esterno possa condizionare l’opinione pubblica e devastarne la percezione della realtà.


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